Tour operator: la programmazione al centro

Il primo segnale positivo, anche se con tutte le limitazioni del caso, è pervenuto con l’apertura dei primi corridoi turistici, poi il via libera degli Stati Uniti per gli ingressi da Ue e Uk a partire dall’8 novembre e a giorni altre buone notizie per il business outgoing. L’allargamento graduale dei confini ha fatto tornare al centro dell’attenzione il tema della programmazione. A partire dal Gruppo Alpitour che con la fusione ormai operativa ha ripensato la struttura interna.

La contrattazione

Creare dei capitolati di servizio per ogni brand precisi e dettagliati e rivedere il processo di contrattazione per determinare un documento disponibile già all’atto della fase di contracting. E’ un lavoro durato un po’ di mesi in casa Alpitour: da ottobre 2020 a gennaio 2021 e al quale hanno partecipato tutti i product manager.  A raccontare a Guida Viaggi come cambia la gestione contratti all’interno del primo gruppo italiano è Franco Campazzo, direttore prodotto. “La creazione di capitolati – spiega – è servita per consentire un’interpretazione univoca del mercato per le varie linee di prodotto, anche se resta sempre un margine di flessibilità”. Le indicazioni di target sono state date e dovrebbero agevolare il lavoro delle circa 140 figure professionali che si occupano di programmazione in azienda, tra cui una trentina di pm, in particolare per quanto riguarda l’offerta dei circa 250 prodotti a marchio. Anche in questo campo – come in tutti gli altri all’interno del gruppo – il progetto tecnologico Innova  sta facendo la sua parte “e in particolare 4 persone sono dedicate a lavorare al 60% del tempo sul progetto”.

Più velocità nelle trattative

Il fatto di avere poi un documento disponibile all’atto della contrattazione velocizza la fase di contrattazione. “Prima questo processo era basato sulla discussione, poi sulla stesura di documenti che poi venivano corretti. Ora face to face si conclude e il contratto parte da una base definita negli anni”. Allo stato attuale, però, bisogna anche considerare il disagio del mercato Italia che, tornato a cercare prodotto per ultimo rispetto a Paesi come Est Europa, Nord Europa o Germania, fa fatica a mantenere le proprie camere, in particolare in aree come Maldive o Repubblica Dominicana. “Per quello che riguarda l’Egitto è stata dura – dichiara il manager – ma poi abbiamo portato a casa quello che serviva. La contrattazione non è soltanto stabilire quanto comprare e a quale cifra, ma anche per quanto tempo si possono tenere gli spazi prima di lasciare l’opzione. C’è da dire però che noi negli anni abbiamo movimentato più di 300mila passeggeri all’anno sul Mar Rosso e facciamo gola”.

Cosa serve ora

Quel che è cambiato, con il discorso covid, è che mentre prima tante trattative avvenivano per telefono, ora si è trattato di spostarsi più volte per ricontrattare e rivedere le condizioni. In termini di aumenti dei prezzi, il tema è a macchia di leopardo, ma secondo Campazzo “si va in generale da un  +2 ad un +15%, a seconda delle strutture, ma chi aveva una contrattazione privilegiata non avrà aumenti significativi. Poi dobbiamo far ripartire i flussi e non si possono mettere a mercato tutti gli aumenti”. “Abbiamo bisogno di tariffe competitive subito dai fornitori – prosegue il manager – e non last minute. Quel che conta è il primo prezzo”. Per la parte aerea, poi, “è cresciuto il costo del carburante ma è diminuita la quota in dollari e rispetto al 2019 c’è stabilità”. Nella scelta di programmazione, infine, Campazzo evidenzia che “alcuni prodotti tattici potrebbero non esserci più e se non c’è la garanzia al 100% di un trattamento sanitario corretto il contratto non si chiude”.

Laura Dominici

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