La soluzione di GB Merigo: “Unirsi a livello locale”

“Quarant’anni di agente di viaggi e… non sentirli”. GB Merigo “Amerigo” non ha perso il suo entusiasmo dopo tutti questi anni in prima linea, anzi è sempre più convinto di “cercare di fare qualcosa per salvare il lavoro di tanti anni. Gli scenari sono cambiati molto velocemente e tutti li abbiamo portati e sofferti sulle spalle – racconta a Guida Viaggi -. Per noi agenti di viaggi non c’è n’è per nessuno. Se tutto andrà bene, ma non la vedo proprio così, si ritornerà alla quasi normalità nel 2023-2025, ammesso che non arrivino altre ondate di contagi e comunque la normalità, secondo me, avrà perso almeno il 30% rispetto alla pre-pandemia”.

C’è una consapevolezza a cui si è arrivati, “tutti noi abbiamo imparato che tutto gira online (zoom, meet, skype …..) e quindi anche le vacanze girano e si prenotano online, a scapito di noi agenti di viaggi e non solo – lamenta Merigo -, ma questa non è la novità e penso che la novità sia il trovare la soluzione”. Merigo fa una digressione personale, per spiegare il suo pensiero fa riferimento alla sua formazione culturale, rivelando che negli anni ha imparato dal Taoismo Zen che: “… o sei parte del problema o sei parte della soluzione…”, quindi se nasce un problema, prima o poi nasce anche la soluzione – dice Merigo -. Ci sono state due pericolosissime guerre mondiali, ma poi anche le guerre sono finite e, con grande fatica, tutto è ripartito”. Quindi si deve scegliere da che parte stare e la sua è sicuramente quella della soluzione.

Il fronte delle adv

“La mia soluzione maturata in questo ultimo anno non può essere che quella di mettersi assieme a livello locale, perché solo a livello locale si riesce a vincere, perché ci si conosce bene, ci si conosce tutti e ormai è superata la mentalità del ‘mio cliente’ o del ‘tuo cliente’ in quanto la maggior parte delle agenzie viaggi ha capito che il competitor vero non è un collega adv, ma il competitor vero è internet. Ed allora mettersi assieme a livello locale significa avere, ad esempio, la stampa locale molto vicina al turismo; avere i professionisti consulenti aziendali più alla portata di mano; avere una sede condivisa dove incontrarsi e fare formazione e tante altre opportunità locali che possono essere condivise”. A suo dire “non si tratta di creare altri network, perché i network esistono già e funzionano molto bene nel loro ruolo, ma a livello locale è altra cosa”.

In che senso? Per comprendere meglio di cosa si tratta Merigo racconta un po’ di sé, aprendo una parentesi sul suo territorio che conosce molto bene. “Io vivo a Brescia e guardo gli scenari del mio territorio. Su circa 200 agenzie viaggi, bastano 5/10 agenzie che si mettono assieme, abbattono i costi e rimangono con le loro insegne, ma sotto un similar modus operandi. L’ alternativa è, purtroppo, affrontare da soli, con pochi mezzi almeno altre tre stagioni invernali dove non basteranno i famosi corridoi privilegiati che ad oggi sono un flop (e chi dice che sta vendendo e prenotando, forse non sa fare bene i conti) e pensare di continuare a vivere con 3/4 pratiche al mese, magari portate a casa facendo lo sconto al cliente pur di far girare qualche euro e mantenere attivo il conto bancario”.

Chi avrà ancora il coraggio di charterizzare?

Come la vede Merigo sul versante della produzione (tour operator)? “Personalmente la vedo una situazione molto più difficile rispetto a noi distribuzione (agenti di viaggi), chi avrà ancora il coraggio di charterizzare quando una catena charter funziona se dura almeno dai 4 ai 6 mesi? – domanda -. Basta un raffreddore in più o una variante fluida che si blocca un Paese e/o un aeroporto. Quindi, se un’ agenzia può farcela con molta fatica a sostenere qualche costo di gestione, per un t.o. generalista la vedo veramente sempre e ‘costantemente in tempesta’”. A suo dire tale situazione porterà “anche ad una revisione delle commissioni verso la distribuzione (al ribasso naturalmente) e non per cattiveria dei t.o, ma perché queste sono le logiche, da sempre, per gli altri sistemi industriali vicini o paralleli a noi”.

I t.o. non generalisti

Per i t.o. non generalisti “forse qualche speranza in più il mercato la potrebbe avere, ma allora diventano problematiche anche le varie policy delle compagnie aeree di bandiera o low cost che dovranno sorbirsi due anni di aerei fermi a prato o che hanno volato con coefficienti di riempimento anche del 10/-20% su molte tratte, ma, se le agenzie sanno trovare formule di aggregazione locali, la vedo più difficile per i tour operator e certamente non bastano le associazioni di categoria che, pur ben organizzate, nel nostro settore in realtà non possono risolvere il problema degli aerei fermi a prato. Sono pessimista? No, per natura non sono pessimista perché credo sia da sempre insita nell’essere umano la voglia di conoscere l’altro, che significa: il tutto diverso da noi e a volte anche l’ignoto che spesso è il bello di un viaggio e non dimentico nella mia testa che, mentre noi agenti di viaggi pensiamo se aggregarci o chiudere le nostre attività, in realtà ogni 2 mesi qualcuno vola per/oltre lo spazio…”. E allora forse questo ci porta a pensare che non esistono confini se solo si sa osare.

Stefania Vicini

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