Il settore a rischio credibilità

E’ in atto – a livello italiano e internazionale – un’azione schizofrenica che lascia tanta, troppa incertezza nel viaggiatore e che è figlia di una fase in cui la pandemia non è ancora superata – e a tratti risorge più forte – e di manovre che cercano di salvaguardare il lavoro e l’economia dei Paesi. Partiamo da Iata, che nei giorni scorsi ha esortato i governi a tenere fede agli impegni presi alla conferenza dell’Icao sul Covid-19 che parlano di un ripristino della connettività aerea globale per il rilancio dei viaggi. Due in particolare richiedono l’azione più urgente da parte dei governi: l’adozione di misure efficaci per prevenire la diffusione della Sars-CoV-2 e l’incoraggiamento verso l’armonizzazione delle strategie di gestione del rischio, tenendo presente che resta tuttora un 70% in meno di traffico globale rispetto ai livelli pre-crisi. Il presidente della comunità aeroportuale europea (Aci Europe), Jost Lammers, non ha fatto mistero delle difficoltà e ha ammesso che la partenza procede zoppicando, sottolineando la necessità di allineare i regimi di viaggio sia all’interno dei confini dell’Unione europea sia oltre. Le spinte verso l’incremento dei voli si scontra, però, con una normativa ancora poco chiara e con decisioni che vengono rimandate, come nel caso italiano dell’ordinanza sui corridoi scaduta alle ore 24 del 25 ottobre e che crea confusione nei consumatori, mettendo a rischio la credibilità dei professionisti che lavorano nel turismo.

I commenti del trade

“Per rendersi conto della situazione è sufficiente leggere tutto ciò che consumatori-viaggiatori scrivono sui gruppi social, in cui dichiarano di voler spendere tutti i propri soldi in viaggi, gruppi numerosissimi e frequentatissimi da connazionali che vanno e vengono in ogni parte del mondo in barba a qualsiasi ordinanza ministeriale – sottolinea Fulvio Avataneo, presidente Aiav -. I viaggiatori si scambiano informazioni sul come bypassare regolamenti, richieste di documenti, ostacoli doganali, lasciando che a rispettare le regole siano solo gli agenti di viaggio”. Secondo il presidente, il protrarsi dell’ordinanza ed il trasferimento di numerosi Paesi dall’elenco D all’elenco E – elenco che raggruppa i Paesi nei quali ci si può recare solo per lavoro, studio o cure mediche – aggravano la situazione del nostro comparto, oggettivamente impossibilitato a programmare le proprie attività che richiedono preparazione e tempi certi. Il presidente di Fto, Franco Gattinoni, ha ricordato che le associazioni di categoria operano per fare in modo che i protocolli vengano razionalizzati e i corridoi possano aumentare da qui al 15 dicembre, proponendo una sorta di bollino di garanzia “che attesti l’avvenuta prenotazione per determinate destinazioni in agenzia di viaggi o con un tour operator”. Intanto si profila però il rischio di una nuova curva di contagio in molti Paesi e “le dichiarazioni di vari capi di Stato in merito alla possibilità di nuove restrizioni – osserva Avataneo – mi fanno pensare che anziché alleggerirsi, le misure di contenimento potrebbero irrigidirsi ancor di più”. Le sue previsioni sono quelle di una fine d’anno “con poche prenotazioni, dovute sia all’impossibilità per i tour operator di effettuare una reale programmazione, ma anche alla scarsa propensione a viaggiare tra mille incertezze da parte dei turisti-vacanzieri mentre quelli più disinvolti preferiscono muoversi da soli”. Per i prossimi mesi Avataneo auspicherebbe “un forte pronunciamento da parte dell’Ue per mettere in campo regole comuni e controlli davvero efficaci”. Riferendosi alla mancanza di aggiornamenti sull’ordinanza dei corridoi, Cesare Foà, presidente AdvUnite, spiega che in questa fase di transizione “si potrebbe anche prenotare un viaggio alle Maldive, salvo poi capire con le compagnie di assicurazioni se questo è concretamente fattibile o no. Dateci le regole da rispettare – sollecita Foà – perché si sta verificando una situazione imbarazzante con clienti che vogliono prenotare e noi non sappiamo come muoverci”.

Incoming in attesa

Alla luce dell’ordinanza di qualche giorno fa che ha replicato lo status quo degli ingressi fino al 15 dicembre, con poche modifiche che non vanno a incidere sull’attività del turismo organizzato, per Gino Acampora, managing director Acampora Travel, la speranza è che “si verifichi l’aumento dei corridoi turistici, il che potrebbe certamente facilitare il traffico sia in entrata che in uscita, ma la situazione resta complessa e si vive un po’ alla settimana o sui 15 giorni, perché non ci sono certezze e non possiamo attribuire colpe perché si tratta di una situazione senza precedenti”. “La gente – prosegue Acampora – ha tanta voglia di viaggiare ma chiede sicurezza, il rispetto dei protocolli e solo le nazioni e le località che saranno in grado di offrire queste certezze, faranno business. Da luglio in poi abbiamo avuto una buona stagione anche con discreto traffico estero, fare previsioni è molto difficile, di certo dovremo convivere ancora per qualche mese con questa pandemia ed i suoi effetti. La speranza è che anche gli altri Paesi si adeguino e seguano l’esempio di Italia e di altri Paesi che hanno messo in atto una forte campagna vaccinale”. Cesare Foà, che è anche titolare dell’agenzia Fancy Tour, spiega che “per l’incoming il mese di dicembre è bruciato ed il rischio è che i mercati esteri decidano di spostare anche per la prossima estate la loro programmazione verso altre destinazioni escludendo in buona parte l’Italia”. E cita infine l’esempio che nelle scorse settimane in Grecia, nei Paesi dell’Est “c’era tutto il mondo che viaggiava mentre noi abbiamo ancora dei blocchi”.

Laura Dominici

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