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Leisure in auge, ma gli investitori chiedono qualità

Il 18% degli investimenti immobiliari nel 2021 ha riguardato il segmento hotel e il leisure, considerato sempre un fratello minore nelle scelte di investimenti, torna oggi al centro dell’attenzione. A dirlo è stato Alessandro Mazzanti, ceo Cbre, che ha parlato, in occasione di un evento a Rimini, di 5,6 miliardi di investimenti generali (ytd 2021). Dopo la dura fase di lockdown sta riprendendo vita anche l’Adr e dal punto di vista delle previsioni, “già nel 2023 il leisure domestico supererà il livello del 2019 e nel 2024 il leisure internazionale supererà i livelli pre pandemia, mentre per la parte business ci vorrà più tempo”.

Trend interrotto

La pandemia ha interrotto un trend che però è destinato a riprendere ed è quello del miglioramento della qualità del settore. L’Italia ha beneficiato in questi due anni di una domanda interna importante, tanto è vero che “rispetto al – 70% di occupazione media in Spagna, l’Italia ha visto un calo intorno al 50%”. Oggi gli investitori guardano con interesse al settore, “ma chiedono qualità – ha sottolineato Mazzanti -. La penetrazione di brand è cresciuta molto dal 2015 al 2019, ma è ancora bassa, con più investimenti in Capex, migliori tariffe e qualità. Il trend sta riprendendo e c’è spazio”. A fronte del 58% di stanze brandizzate in Inghilterra, l’Italia ha un 20% con 200mila unità: “Dovremmo raddoppiare gli sforzi – ha spiegato – per arrivare a quel livello. L’augurio è che nei prossimi 5 anni si possa arrivare alla media europea per registrare migliori investimenti e ricavi”.

Una voce unica

Guido Della Frera, presidente GDF Group ha poi sottolineato che il settore hospitality è stato uno dei più penalizzati, “con un -70% di fatturato per aziende di Milano, Brescia e altri albergatori di città”. Il punto debole, secondo Della Frera, è che “siamo strutturalmente deboli nei confronti del governo. Come imprenditori dobbiamo essere in grado di esprimerci con una unica voce. Per sviluppare il business futuro il nostro sistema di interlocuzione deve modificarsi e avere una voce chiara e unica di propositi”. Poi c’è un discorso di sistema delle regole, “che è antiquato, così come il sistema fiscale, che ha un forte impatto sui bilanci. Poi da parte del mondo finanziario c’è prudenza e il governo dovrà fare la sua parte con forme di garanzia. Infine – ha aggiunto – ci vuole maggiore trasparenza e condivisione reale dei dati finanziari ed economici”.

Il presidente area Emea Radisson Hotel Group, Chema Basterrechea, ha dichiarato che “dai segnali è evidente che il recupero non accadrà prima del 2023 o 2024 e per il 2022 ci si attende un calo del 20% nel business travel”. Tra gli elementi da non sottovalutare, secondo il manager, “gli aspetti della sostenibilità, aumentati di valore in questo periodo e poi il capitale umano che scarseggia, la tecnologia, che può dare opportunità enormi, senza dimenticare l’aspetto delle restrizioni finanziarie che impattano su come agire. Il recovery è evidente – ha detto ancora – anche per meeting e eventi, ma sarà lento, il Revpar soffre, la supply chain è simile in molti Paesi. Dovremo ricondurre le strategie e prendere decisioni su investimenti, sviluppo, tecnologia, su come commercializzare il prodotto, rivedendo il modello operativo con partnership ed alleanze”.

Laura Dominici