Il turismo organizzato non è una “preda” estera

La situazione contingente di crisi in cui versa il settore del travel in Italia, causa pandemia, potrà renderci una preda appetibile per il fronte estero? E’ un rischio imminente? Lo abbiamo chiesto ad alcuni esponenti della filiera del turismo organizzato, tra distribuzione, fronte associativo e tour operating. Sono emersi pareri concordanti su alcuni aspetti. In linea di massima non sembra che l’ombra estera si stia allargando sul nostro turismo organizzato, se non per il settore alberghiero o immobiliare, dove siamo già abituati ad investimenti stranieri, molto meno probabile per il fronte distributivo e del tour operating di casa nostra. C’è anche chi sposta il discorso su un altro piano, individuando un nemico diverso da fronteggiare.

Acquisizioni sul fronte immobiliare-alberghiero

Un dato di fatto è che il Covid e la crisi non sono avvenuti solo in Italia, ma “è successo ovunque – afferma Massimo Broccoli, direttore commerciale di Veratour -. Non ho letto di vettori o t.o. tedeschi che ce l’hanno fatta da soli, lo Stato è intervenuto, lo stesso ha fatto la Francia o la Spagna, il che non vuol dire che non ci saranno imprenditori che non decideranno di investire in Italia, è sempre successo”. Il manager pensa per esempio al fronte alberghiero, ci sono “tante strutture che sono in mano a capitali esteri”. Cosa si può comperare in Italia ora? “Gli alberghi, le adv non le compri e nemmeno i t.o”. Quindi l’unico comparto dove ci si può attendere delle mosse di investimento è il fronte dell’hotellerie. Concorda su tale aspetto Gianni Rebecchi, presidente di Assoviaggi. “Più che altro le acquisizioni, parlando con gli albergatori e anche all’interno della nostra associazione, sono previste sulle strutture immobiliari dei grandi alberghi, strutture di alto livello, nelle città d’arte principalmente. Ho letto di fondi stranieri che stanno acquistando a Venezia, Roma e Firenze, realtà immobiliari o acquisendo la gestione ex novo”. A suo dire il tema delle acquisizioni eventuali da parte di altri soggetti stranieri “potrebbe arrivare su t.o. strutturati di certe dimensioni, ma ad oggi sembra un’ipotesi lontana, la pandemia ha indebolito anche i grandi gruppi europei ed extraeuropei – osserva Rebecchi -. Sono percorsi ancora difficili da vedere” ed in merito al settore distributivo, “spesso rappresentato da forme di networking, prevedo che ci saranno ulteriori fusioni in Italia più che acquisti dall’estero, oppure merge tra società per consolidare fatturati, ma soprattutto per riorganizzare costi e competitività sul mercato”.
E’ anche vero che le difficoltà economiche “possono far venire voglia a qualcuno di provarci, noi però, abbiamo bisogno di ricostruire il futuro in termini industriali”, asserisce Claudio Busca, general management leisure del Gruppo Bluvacanze.

La prova del 2022-23

Secondo Gabriele Milani, direttore nazionale di Fto, bisognerà attendere il 2022/2023 per vedere gli effetti permanenti di questa crisi. “Gli operatori esteri stanno approfittando della impossibilità dei tour operator italiani di prendere impegni e vendere” fino a qualche settimana fa “alla luce dell’incertezza sulla apertura di destinazioni extra Ue”, adesso sulla apertura di ulteriori corridoi Covid-free. Annuncio tanto atteso dal comparto, ma che sta tardando ad arrivare, complice forse anche le notizie di una quarta ondata pandemica. Milani avverte tale situazione non solo sul fronte outgoing, ma “anche sul fronte incoming, l’effetto gabbia in Italia ha generato conseguenze negative sul prodotto, sui prezzi e sui rapporti con gli altri attori della filiera – dice Milani -. La cosa che fa più rabbia in questa situazione è che eccellenze del turismo come quelle italiane vengano scavalcate, non per meriti dei concorrenti, ma perché soffocate da regole troppo restrittive applicate solo nel nostro Paese e il turismo organizzato ne sta pagando le conseguenze più di tutti gli altri”.

Lo strapotere delle piattaforme

C’è però chi pensa che far presente l’eventuale rischio di essere oggetto di interesse straniero a cui è esposto il nostro settore, se non si prendono provvedimenti a favore di una reale ripresa, sia più che altro una mossa “per destare la politica”, il famoso “arrivano gli stranieri e ci comprano, ma il Milan, l’Inter, il Bologna di chi sono?”, dice Massimo Caravita, presidente Fiavet Emilia Romagna e Marche, prendendo come esempio quanto avvenuto nel mondo del calcio. A suo modo di vedere il problema esiste “se viene rubato il brevetto, il know how, le idee o se vengono drenate risorse, ma se portano capitali e flussi nel turismo va bene”, asserisce. Più che altro Caravita crede che non vi sia “questo rischio e anche se ci fosse non lo comprenderei”. Semmai “i rischi sono altri – dice convinto -, come lo strapotere delle piattaforme che agiscono indisturbate, aggirando leggi, regole e tassazioni. Cosa rimane all’Italia di quanto generano e producono? Le commissioni che pagano gli alberghi non arricchiscono il Pil italiano”. In pratica il timore di una calata estera, a suo dire, “è un falso problema”.

L’analisi di GlobalData

Visto che si è parlato di possibili operazioni nel nostro settore quali fusioni o accordi tra più attori, è interessante osservare quanto avviene oltreconfine. Ad offrire l’occasione è GlobalData, società di dati e analisi che si sofferma sulle attività di negoziazione, fusioni e acquisizioni (M&A), private equity (Pe) e finanziamento di capitali di rischio (Vc) nel settore dei viaggi e del turismo globale, che hanno riportato una crescita del 3,5% a settembre. Il dato è guidato da una crescita massiccia nell’annuncio di accordi di private equity.

Un’analisi del database delle offerte finanziarie di GlobalData rivela che un totale di 59 offerte sono state annunciate a settembre, in lieve crescita sulle 57 annunciate nel mese precedente.

A dire il vero, come osserva Aurojyoti Bose, lead analyst di GlobalData, “l’attività degli accordi deve ancora riprendersi completamente dall’impatto della pandemia e ha assistito a una tendenza incoerente. Tuttavia, dopo aver assistito a un calo per due mesi consecutivi, l’attività commerciale è ripresa a settembre”.

L’annuncio di operazioni di finanziamento e di fusioni e acquisizioni è diminuito rispettivamente del 40,9% e del 3,2%, mentre le operazioni di private equity hanno registrato una crescita del 300% a settembre rispetto al mese precedente.

L’attività di negoziazione è migliorata nei mercati chiave come Stati Uniti, Australia e Corea del Sud a settembre rispetto al mese precedente, mentre il Regno Unito e la Cina hanno registrato un calo.

Bose fa presente che, “sebbene il rimbalzo dell’attività commerciale porterà un po’ di allegria, il ritorno ai livelli pre-Covid-19 dipenderà dall’efficacia con cui i governi restringeranno i nuovi casi e da quanto presto l’economia globale tornerà alla normalità”.

Stefania Vicini

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