E se le adv “scioperassero”, ci si accorgerebbe di loro?

Chiudere per dire noi ci siamo. Può sembrare una contraddizione. In realtà è uno spunto per riflettere, una provocazione pacifica, il tentativo di attirare l’attenzione in un modo nuovo su un comparto che conta 80mila occupati. Un bel numero, un numero che dovrebbe far rumore eppure non è così. Stiamo parlando del turismo organizzato e chi dovrebbe chiudere sono le adv. Sì, per una settimana, una sorta di sciopero, di serrata, di “lockdown auto-imposto”, come lo chiama Luigi Castiglioni, titolare e direttore tecnico della Agenzia Viaggi Abbiatour di Tradate (Va). L’idea è sua. E’ frutto di una riflessione che ha raccolto in una lettera aperta che ha inviato alle associazioni di categoria, al momento con un riscontro quasi nullo, e alle testate trade. Guida Viaggi ha voluto dare voce a questo imprenditore che lavora nel settore da 47 anni. Quasi cinquanta anni di turismo, non sono certamente pochi, durante i quali di eventi, cambiamenti, evoluzioni, scossoni ce ne sono stati tanti. Un settore che conosce molto bene, “dal 1974 lavoro in agenzia viaggi, prima come dipendente poi come titolare. Inutile ribadire che un periodo difficile come l’attuale non l’ho mai vissuto pur attraversando momenti difficili quali le varie crisi economiche, le guerre del Golfo, gli attentati terroristici, l’11 settembre etc.”, racconta Castiglioni. Proprio per tutto questo turismo che ha alle spalle, ha sentito il bisogno di raccogliere i suoi pensieri per destare il settore e chi ne dovrebbe raccogliere istanze e richieste.

In piazza, ma se non se ne parla…

Castiglioni non è contrario alle piazze, ma si è chiesto se serva davvero fare delle manifestazioni “se poi tv, radio e giornali non danno risalto e spazio alla cosa? Perché non parlano di noi? Perché reputano che non siamo necessari o perché non vendiamo un bene di prima necessità? Finora nulla o quasi è stato detto dai media sulla profonda crisi che stanno vivendo le agenzie viaggi, i tour operator e tutto il mondo del turismo organizzato. Eppure siamo un ‘popolo’ di 80.000 occupati come riportato da Astoi e se cessa la cassa integrazione ci si attende 40mila licenziamenti come minimo, senza contare chi ha già chiuso o cambiato lavoro”.

La proposta

Da qui la domanda che si è posto: “Cosa possiamo fare perché ci si accorga di noi? Chiudere, scioperare, anche se scioperare per gli imprenditori è quasi un controsenso. Una serrata, un auto-imporsi un nuovo lockdown perché siamo invisibili. Per mesi si è parlato di alberghi e ristorazione, non di turismo organizzato, eppure siamo tanti, 80mila occupati – ribadisce -, che rischiano. Tanti hanno già chiuso o stanno aspettando i ristori per andare avanti”. Fermo restando che nel 2020 sono state stanziate “cifre ridicole e per il 2021, ormai quasi terminato, non è stato stanziato nulla, andiamo a Roma, ma se poi non ne parlano i media, non è meglio pensare ad altro? In questo periodo porterebbe pochi danni, visto che le adv stanno lavorando poco, ci sono soli i corridoi Covid-free che i clienti non vedono come soluzione”. Altro tema, questo, che sta emergendo ora. Chiudere le attività per qualche giorno “non farebbe più notizia e costringerebbe i media a occuparsi del nostro settore portando a conoscenza del grande pubblico e del Consiglio dei Ministri e al ministro del Turismo, la situazione drammatica che stiamo vivendo? Forse per farci vedere dobbiamo chiudere”.

Siamo utili

Quello attuale è un periodo in cui le adv assistono ad “un continuo pellegrinaggio di persone che entrano e chiedono informazioni se possono andare in un Paese piuttosto che in un altro, cosa devono fare per andare in Spagna o Uk, parlando di mete vicine. In questo momento stiamo facendo la nostra parte per assistere i clienti che hanno la necessità di viaggiare, perché non c’è solo chi si muove per turismo, ma anche per lavoro o altre motivazioni, ma tutta questa nostra attività viene data per scontata. In pratica stiamo dando informazioni, spiegazioni, assistenza gratis, in tanti vengono a porci domande perché non si raccapezzano più tra regole, tamponi, divieti, procedure italiane ed estere da rispettare, quarantene, registrazione sui siti dei ministeri della salute italiani ed esteri, passenger locator form oltre all’assistenza per rimborsi e utilizzo di voucher. E poi partono tranquilli. In questo momento siamo veramente utili. Se chiudessimo forse ci si accorgerebbe del lavoro che facciamo, anche perché in questi 20 mesi la gente non si è fidata di internet, vuole il contatto umano, essere rassicurata, confrontarsi. Perché quindi non sfruttare questo momento a nostro favore per far capire che siamo necessari ai clienti e ai fornitori?”. L’intenzione è chiara, è quella di voler far comprendere che anche dietro le piccole adv “c’è una professionalità spesso poco considerata (salvo i clienti affezionati), far notare che ci siamo e in questa fase non siamo solo utili, ma necessari”. C’è poi da considerare che una simile azione potrebbe avere “un risvolto che potrebbe essere utile anche verso i nostri fornitori. Se per una settimana non dovessimo emettere più biglietti aerei potrebbe essere un problema anche per loro. Pensiamo a cosa succederebbe negli aeroporti”. La macchina del turismo organizzato verrebbe certamente minata se tutte le adv chiudessero per una settimana a livello nazionale.

I corridoi un deterrente?

I corridoi potrebbero essere paradossalmente un deterrente alla voglia di partire? “Bisogna essere estremamente motivati – dice Castiglioni che solleva e riflette sul tema -, il cliente deve voler andare a tutti i costi, certo, qualche vendita è stata fatta, ma si contano sulle dita di una mano, non di due”. In pratica Castiglioni ci fa capire che si tratta di clienti fortemente motivati, perché magari hanno già dovuto rinunciare al viaggio di nozze lo scorso anno, oppure perché sentono proprio il bisogno di partire. “Quando sono stati annunciati i corridoi i clienti sono venuti in agenzia, hanno voluto i preventivi, ma messi di fronte alle normative da rispettare la cosa non viene vissuta molto bene – fa presente -. Molti hanno detto preferisco aspettare. Consideriamo poi che noi agenti di viaggi vendiamo sogni e quando il cliente si trova di fronte a tutte queste regole, tamponi, registrazioni, si mette in allarme e si chiede se stia andando verso una meta sicura, si domanda ‘cosa sto facendo?’”. Basti pensare che per andare in alcune destinazioni si devono fare 4-5 tamponi e per una famiglia di quattro persone diventano 20, che iniziano ad essere una spesa significativa da aggiungere a quella per la vacanza, perché il costo del tampone è a carico del cliente.

Nessun movimento in arrivo

Castiglioni ha avuto modo di confrontarsi con altri colleghi, che si sono detti favorevoli alla sua idea. Alla domanda se sia intenzionato a fondare un movimento, l’imprenditore lo spiega molto chiaramente: “Un altro? Non ce ne sono già abbastanza? Se necessario si può anche pensare di farlo, ma l’idea non nasce con questa intenzione, piuttosto è il voler lanciare una proposta, fare in modo che possa nascere uno spirito di gruppo. E’ partito tutto da una mia riflessione a maggior ragione in questo periodo in cui in tanti hanno già chiuso”. Vediamo in quanti condividono questa idea e che tipo di sviluppi potrà avere. Noi intanto ve l’abbiamo raccontata.

Stefania Vicini

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