Scenari 2022: il travel tra pandemia ed endemia

La spesa globale legata ai viaggi è diminuita significativamente dal 2019 al 2020: il settore travel & tourism ha subito perdite per quasi 4,5 trilioni di dollari e più di 62 milioni di persone hanno perso il lavoro. La spesa dei visitatori nazionali è diminuita del 45%, mentre la spesa dei visitatori internazionale è scesa del 69,4%.
Ma ci sono segni di ripresa. Secondo l’ultima ricerca di Wttc, dopo un calo del 61% nel 2020, la spesa globale per i viaggi d’affari dovrebbe aumentare del 26% quest’anno e del 34% nel 2022, il che implica un recupero del 66% rispetto al 2019. In alcune regioni, la crescita dei viaggi d’affari sarà più rapida di quella del leisure.

Nelle Americhe, la spesa aziendale dovrebbe aumentare del 14% quest’anno e del 35% nel 2022, nell’area Asia-Pacifico, del 32% quest’anno e del 41% l’anno prossimo, in Africa, del 36% nel 2021, leggermente meglio della spesa leisure al 35%, seguita da un aumento del 23% l’anno prossimo. In Europa, la spesa travel è prevista in aumento del 36% quest’anno, anche in questo caso la percentuale è migliore rispetto al leisure al 26%, seguito da un aumento del 28% nel 2022 e in Medio Oriente, la è destinata ad aumentare del 49% quest’anno, con il leisure al 36%, seguita da un aumento del 32% il prossimo anno.

Anche se queste cifre sono incoraggianti, il settore nel suo complesso ha davanti a sé una strada accidentata, specie nell’incertezza della terza e quarta ondata e l’andamento altalenante tra chiusure e restrizioni. Gli effetti persisteranno, poiché l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) prevede che il Covid-19 diventi endemico. Questo significa che il settore potrebbe doversi adattare e adeguare ai continui flussi e riflussi.

Il British Medical Journal afferma che “Covid-19 diventerà endemico ma con una potenza diminuita nel tempo e oltre il 70% dei ricercatori intervistati da Nature, la rivista scientifica britannica, ritiene che proprio la capacità di adattarsi ed eludere le difese immunitarie avrebbe guidato la sua continua circolazione”. Questo punto di vista è sostenuto da Yonatan Grad, un immunologo della Harvard T.H. Chan School of Public Health: “L’aspettativa che il virus diventi endemico significa essenzialmente che la pandemia non si concluderà con la sua scomparsa. Invece, la visione ottimistica è che un numero sufficiente di persone otterrà una protezione immunitaria dalla vaccinazione e dall’infezione naturale, in modo tale che ci sarà meno trasmissione”.

Andamento sinusoidale

Se questo sarà davvero lo scenario, il turismo dovrà prepararsi ai flussi e riflussi di contagi e
cambiamenti nelle restrizioni di viaggio, che tra alti e bassi potrebbero durare per diversi anni. Questo implica che la ripresa del settore sarà influenzata dalle campagne vaccinali, ma queste sono state, e ancora sono, diverse a livello globale e potrebbero continuare cambiare nel tempo.
A oggi, c’è ancora una diffusione dei vaccini molto irregolare e questa grande differenza percentuale avrà importanti effetti sulla mobilità. Con l’aumento dei tassi di vaccinazione, i Paesi continueranno probabilmente ad aprire le frontiere e a permettere viaggi senza quarantena,
ma con l’emergere di nuove varianti, le politiche di viaggio potrebbero cambiare e le restrizioni di viaggio verrebbero essere reintrodotte nonostante gli sforzi dell’industria per ripristinare il travel internazionale.

Il vaccino può dunque influenzare i viaggi in uscita e in entrata, dato che le percentuali di copertura determineranno le decisioni dei governi a livello nazionale, ma anche la scelta individuale sarà un fattore cruciale, poiché i viaggiatori potrebbero non voler visitare Paesi con bassi tassi di vaccinazione.

Come ha dichiarato Gunther Bright, vicepresidente esecutivo e direttore generale di American Express, “una delle più grandi minacce al recupero è la psicologia del viaggiatore; si sente a suo agio a viaggiare o no?”.

La variabile “vaccinazione”

E così, la ripresa potrebbe essere influenzata dalla quota di adulti che scelgono di non farsi vaccinare. Tuttavia, sospinta anche dalle misure limitative poste in atto in diversi Paesi – in Italia il Supergreen Pass, in vigore da oggi -, questa resistenza sta lievemente diminuendo.

Pertanto, poiché il virus continua a rifluire, diversi Paesi possono aprire ai viaggi internazionali in tempi diversi a seconda dei tassi di vaccinazione, dei focolai di malattia e dell’emergere di nuove varianti.

Un’analisi recente mostra che i Paesi possono essere classificati secondo tre modelli, ovvero Paesi “ad alto tasso di vaccinazione”, che hanno raggiunto un’elevata immunità complessiva e possono aprire ai viaggiatori vaccinati degli altri, Paesicase controller, che hanno accelerato l’introduzione del vaccino ma continuano a usare misure di salute pubblica come la quarantena all’ingresso per controllare trasmissione e Paesi “a rischio”, che stanno attualmente sperimentando focolai o sono a rischio di farlo a causa della bassa immunizzazione.

Lo scenario che ci apprestiamo ad affrontare nei prossimi mesi risulta pertanto ancora estremamente complesso e oscillante, con pesanti ricadute sull’economia.

 

 

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