Adv Unite: “Chiediamo lo stato di crisi”

“Anche con l’ultimo decreto fiscale il turismo viene dimenticato: una vergogna. Ci hanno vietato di lavorare e non ci aiutano”, esordisce così Adv Unite nella sua nota di protesta.

Un grido inascoltato

“Si vede che il grido delle principali associazioni datoriali di categoria non è stato ascoltato per l’ennesima volta dal governo, sia per la mancata proroga della cassa integrazione Covid, che dei mancati ristori equi per tutto il comparto. I politici che ci rappresentano hanno ritenuto opportuno girarsi dall’altra parte dimenticando il settore turistico con in testa chi promuove il turismo: le agenzie di viaggi – fa presente la nota -. A questo punto è facile pensare che per il nostro il governo rappresentiamo una zavorra e non un fiore all’occhiello del nostro Belpaese, e così facendo si è deciso di mandare in mezzo la strada circa 100.000 lavoratori: ma in tutto questo i nostri dipendenti hanno capito che devono farsi rappresentare dai sindacati dei lavoratori e non dalle associazione datoriali? Lo chiedo per unire al nostro grido di allarme i sindacati che già sono nostri partner negli enti bilaterali”.

C’è frammentazione

La nota prosegue rivolgendosi direttamente alle adv: “Cari agenti di viaggio vedete che non c’è alcuna certezza del nostro futuro perché non veniamo presi in considerazione da nessun politico, perché siamo frammentati tra titolari e dipendenti, tra associazioni datoriali e associazioni sindacali, ma nonostante siamo alla frutta abbiamo un ultimo tentativo da fare attraverso due rappresentanti della nostra categoria iscritti a due partiti che hanno due agenti di viaggio ai vertici dell’organizzazione, del turismo organizzato (Federica Falchetti – Forza Italia e Luca Ferrari – Fratelli d’Italia) – viene suggerito -. Se ci sono altri partiti con rappresentanti dell’organizzazione ben venga, ma a noi non risulta, saremmo lieti di organizzare con loro e con i loro segretari di partiti nazionali un incontro per formalizzare la nostra richiesta”.

L’appello a tutta la filiera

Poi l’amara constatazione. “L’unica cosa che resta è avere lo stato di crisi, ma questa volta non a chiacchiere, ma con  fatti concreti. Ormai la partita volge al termine, pertanto il nostro è l’appello rivolto a tutta la filiera per ribellarci a questa ennesima presa in giro verso un settore che, a detta del governo, rappresenta il 15% del Pil e la terza industria del Paese, a costo zero e va aiutata. Va aiutata anche perché il governo italiano ci vieta di lavorare, disattendendo a quanto sancito dalla costituzione italiana. Un comparto che non può pagare più le tasse, non potrà pagare le prossime cartelle esattoriali, non potrà pagare i mutui che da gennaio arriveranno sulle nostre scrivanie. In ultimo vorremmo anche ricordare che a noi è vietato di lavorare, ma i clienti che partono da soli non avendo controlli ci prendono ulteriormente in giro. In breve, senza Cig e senza ristori, purtroppo 7.000 microimprese falliranno e vinceranno i colossi stranieri che non pagano le tasse in Italia”. Poi la nota si chiude con un “Viva l’Italia”.

Tags:

Potrebbe interessarti