Turismo indietro di 10 anni e con ricavi a -80%

Non c’è più tempo”. E’ stato l’ennesimo grido di allarme da parte delle associazioni di categoria riunite in conferenza, alle istituzioni, ai diversi ministri, allo stesso premier affinché si prendano dei provvedimenti per evitare la chiusura di migliaia di imprese e la conseguente perdita del lavoro per altrettante persone. Nell’incontro che si è svolto oggi, unanime l’appello e il grande rammarico che il turismo, nonostante i fatturati conseguiti negli anni passati che hanno contribuito al 13% del Pil, non abbia avuto il giusto riconoscimento e attenzione dalle istituzioni.

Il settore che nel 2019 aveva fatturato 13,3 mld, chiuderà il 2021 con 2,5 mld di ricavi con una riduzione superiore all’80%. Tra le richieste più importanti che venga rifinanziato il fondo per i tour operator e per le agenzie di viaggio per il 2021 per almeno 500 milioni e la rimozione del divieto di viaggiare per turismo, come avviene invece negli altri Paesi europei, il prolungamento della cassa integrazione e la proroga tax credit affitti fino al 30 giugno 2022. In tutti gli interventi è emersa la reale paura della sparizione dal mercato di tante imprese e lo scarso interesse del governo per il settore.

Pier Ezhaya, presidente Astoi, ha chiuso e aperto i lavori. “Il turismo organizzato dà lavoro a 86.000 persone e ha perso 21 mld dei 26 che avrebbe potuto ricavare. Ma se non verrà tolta la norma che esclude il viaggio per turismo non se ne potrà uscire – ha sottolineato -. Assurdo che si possa viaggiare per motivi di lavoro e di salute, ma non per turismo. Regole diverse da quelle europee che consentono agli italiani di raggiungere una destinazione in Europa e da lì partire per mete che in Italia sono proibite. Inoltre le imprese sono allo stremo, il loro patrimonio è stato intaccato e hotel e società stanno diventando preda di imprese estere. Dopo 20 mesi di inattività ci manca l’aria”.

Domenico Pellegrino, presidente Aidit, ha parlato di un settore sacrificato in nome della salute pubblica il cui costo si vuole fare assorbire unicamente alle imprese coinvolte. Ha esposto grande rammarico per  la sottovalutazione del turismo organizzato da parte del governo. “La pandemia ha portato il turismo indietro di 10 anni. Inoltre  la perdita del Pil ha coinvolto non solo l’Italia ma tutti i Paesi a vocazione turistica”,

Franco Gattinoni, presidente Fto, ha detto senza mezzi termini che le imprese sono state chiuse per decreto. “Anzi, aperte, ma senza poter operare con tutte le limitazioni che sono in atto. E’ vero abbiamo avuto rimborsi importanti, ma non sufficienti. Alcuni, promessi, ma non ancora arrivati. Le nostre imprese non hanno avuto la stessa attenzione di altre. Se non arriveranno altri sostegni, le nostre aziende andranno al collasso”.

Gianni Rebecchi, presidente di Assoviaggi, ha ribadito che l’intero settore potrebbe perdere tutti i dipendenti perché nessuna impresa può restare ferma per 20 mesi. “Senza ammortizzatori sociali 40.000 persone perderanno il lavoro. Quelle persone che negli ultimi 50 anni hanno contribuito alla crescita del Pil senza chiedere nulla allo Stato, garantendo posti di lavoro soprattutto alle donne si troveranno senza nulla in mano”.

Enrica Montanucci, presidente Maavi, ha evidenziato che il turismo non è un’attività non essenziale come molti pensano, tra cui i politici, ma un’attività che dà lavoro a 86.000 persone. “E’ il loro pane quotidiano. Nel 2022 migliaia di Pmi sono a rischio chiusura. Inoltre si dovrà tenere conto del problema dei voucher che tante aziende dovranno restituire dopo due anni. E’ un diritto, ma alla luce del poco sostegno delle banche le difficoltà sono enormi. Inoltre non siamo in grado di programmare più nulla. Il governo – ha concluso – dovrebbe capire – che 86.000 persone in strada senza lavoro sono una bomba sociale”.

Ivana Jelinic, presidente Fiavet, ha espresso il timore che tante imprese italiane finiscano in mano di società estere. “Vedo gli avvoltoi, il rischio è reale. Le agenzie di viaggio rappresentano un valore per l’intera filiera del turismo e se non si comprende questo valore si offre ai nostri competitor esteri un’opportunità per soppiantare un pezzo importante del nostro tessuto produttivo, divorando la nostra offerta. Lo Stato non dovrebbe ignorare questa urgenza, rischiando di svendere all’estero l’industria più bella che abbiamo”.

Annarosa Toso

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