Zilio: “Fare rumore aiuta a prendere decisioni”

“E’ questione di poco, sono pronto a lanciare il mio nuovo modo di fare network. Sono anni che ci lavoro, non so se sarà giusto o sbagliato, non posso dirlo io, ma quello che posso dire è che, analizzando il mercato italiano ed estero, ho constatato che si deve uscire dal tradizionale e abbracciare le evoluzioni. Perché? In quanto mi rendo conto che è più facile dire siamo tradizionali, costa meno, si investe di meno, non si fanno grossi sforzi, perché continui a fare quello che hai fatto sempre. Io sono nel trentesimo anno di attività, il che non è poco, essendo una azienda con capitali propri è importante”. A parlare è Ivano Zilio, presidente di Primarete. Il manager si toglie qualche sassolino dalle scarpe, anzi se ne toglie molti. Zilio è arrabbiato e la sua voce tuona per destare il comparto e spronarlo all’azione.

Non si deve guardare l’orticello

Alle spalle ha trent’anni di turismo, una tesi sulla distribuzione del turismo, “erano anni pionieristici – racconta -, mi sono preparato per tempo. Credo di avere questo valore, cioè capire quello che il mercato fa, come si muove”. Detto ciò cambia registro e parla a gran voce di ciò che gli sta più a cuore nel suo lavoro, le adv, i dipendenti, l’azienda, ma tutte le adv, non solo le sue. Gli sta a cuore il comparto del turismo organizzato nella sua interezza. Per questo, quale consigliere nazionale di Fto, si sente in dovere di dire la sua. “Non dobbiamo guardare l’orticello, la nostra è una categoria che sta soffrendo – poi aggiunge -, morendo”. Zilio è arrabbiato, lo abbiamo detto, lo è con “chi non fa comprendere chi siamo. Le adv sono eroi, ma come fanno a vivere se non ci sono più ristori? Se tolgono la Cig? Se anche i grandi soffrono? Io ho 200 adv, mi devo sentire una appendice? No”. Zilio non ci sta e rincara la dose. Le parole scorrono fluide, sono un fiume in piena che prende forza e vigore man mano che la conversazione prosegue. Sono un crescendo. “Tutti abbiamo bisogno che le associazioni di categoria alzino il discorso di livello, se non è possibile farsi ascoltare allora si deve andare ancora in piazza – dice – e fare vedere che questa categoria esiste”. E questo perchè è convinto del fatto che: “Fare rumore aiuta a prendere decisioni”.

Tra briciole e ristori

Parlando di ristori, si appella ai numeri e fa presente che “il 30% ha portato a casa il 70% dei ristori e il 70% delle adv e dei piccoli t.o. ha portato a casa il 30%, sono briciole”. Tradotto in cifre vuol dire che “la maggior parte prenderà dai mille ai 4mila euro, cosa pagano le adv? due mesi di affitto…Sono degli eroi”, torna a dire sempre più convinto, “io difendo le adv da anni e le associazioni devono alzare ancora la voce perché questa situazione è alla catastrofe”.

Dove sta la crescita?

Poi Zilio si sofferma sul tema delle varianti, commentando la situazione contingente: “Sembra che tutto sia perfetto anche se non vediamo tutte queste vendite. Per sopravvivere tutti hanno cercato di fare qualcosa, chi non era un t.o. ha fatto il t.o, chi non organizzava gruppi in pullman li ha organizzati – esemplifica il manager -. Tutti crescono, ma dove è questa crescita? Dobbiamo dire la verità e cioè che abbiamo bisogno che lo Stato riponga attenzione sul nostro settore. Durante il governo Conte siamo riusciti a portare l’attenzione su di noi, ora dobbiamo rifarlo. Altrimenti a fine anno quanti dipendenti potranno essere riconfermati da piccoli e grandi gruppi? Se non confermano la Cig…noi imprenditori vogliamo bene ai nostri dipendenti, ci vogliono anni per allevare un addetto al booking, per formarli e lo sanno tutti, pertanto il grido di dolore deve essere più alto ancora. Rischiamo di perdere professionalità, è un rischio grandissimo – dice -. Dietro ogni dipendente ci sono famiglie, figli, mutui, come per noi imprenditori”. Poi ribadisce: “Come consigliere Fto mi sento in dovere di dire ai presidenti di tutte le associazioni che bisogna alzare il tono, in quanto perdiamo anni e anni di investimento e sacrifici fatti verso il personale”. Certo, riconosce che in questi mesi le associazioni hanno cercato di dialogare, ma ora il problema si ripropone, “dobbiamo far vedere la nostra presenza – dice -, dobbiamo fare come hanno fatto altre categorie e tornare in piazza con una manifestazione davanti al Parlamento”. La domanda è una sola da porsi, se vanno a fondo le adv chi vende il prodotto? “Tra poco saranno 24 mesi che siamo in questa situazione, le adv vanno aiutate, ma il governo mi sembra insensibile nei nostri confronti”. Dal canto suo Zilio è venuto incontro non chiedendo più le fee mensili.

L’altra spada di Damocle

Poi il manager sottolinea che tutti, “piccoli, medi o grandi imprenditori hanno investito anni per fare impresa. Non possiamo distruggere una categoria. Nel segmento economico del Paese siamo importanti, non è vero che facciamo solo outgoing”. Poi c’è un’altra spada di Damocle che pende sulla testa del comparto ed è la quasi imminente scadenza dei voucher. Anche Zilio pone l’accento su questo tema. “Un tema che deve essere portato all’attenzione del governo – dice il manager. Ci sono dai 300 ai 500 milioni di voucher, per questo si deve alzare la bandiera del turismo e per questo invito tutte le associazioni a dialogare ancora tra loro, perché è un momento difficilissimo per la nostra categoria, ma le adv ce la faranno”.

Alla fine Zilio non perde la speranza, il suo grido di dolore misto a rabbia sfocia in una certezza positiva e non potrebbe essere diversamente, è un imprenditore, è un uomo di azione. E’ uno fuori dal branco che ha saputo portare l’attenzione sulla Mdo, anche quando si parlava di poli, grandi gruppi, aggregazione e concentrazione del settore, quando a muovere i fili sembravano fossero solo i grandi dai grandi numeri Zilio c’era, pronto a dire la sua a difesa della categoria. Poi è arrivata la pandemia che ha livellato tutto, rimescolato le carte e annullato le distanze (forse) e fatto comprendere che i numeri non sempre possono fare la differenza. Che la concorrenza non si basa più solo su quello, ma che serve altro e il suo nome è coesione.

Stefania Vicini

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