Bilancio nei cieli, la ripresa deve attendere

Il trasporto aereo è uno dei settori che hanno pagato e stanno pagando a più alto prezzo le conseguenze della pandemia. Compagnie aeree e aeroporti hanno visto crollare la propria attività come mai era accaduto. Le prospettive, poi, non sono ottimistiche: “Per tornare ai livelli pre-Covid – dice Valentina Menin, da pochi mesi direttore generale di Assaeroporti, l’associazione aderente a Confindustria che rappresenta 37 dei 44 scali italiani – dovremo aspettare il 2025: così emerge dalle previsioni elaborate a livello europeo”.

Gv: Con quale progressione potrebbe avvenire il recupero?
“Nel 2022 ci si aspetta un calo di passeggeri del 32% rispetto al 2019, nel 2023 del 15%, nel 2024 del 5% e solo nel 2025 si andrà a pari. Se le stime verranno confermate, il settore avrà attraversato cinque anni di sofferenza”.

Gv: Come si è chiuso il 2021 in Italia?
“Non abbiamo ancora i dati definitivi, ma ci aspettiamo di registrare un traffico di circa 80 milioni di passeggeri, quando nel 2019 erano stati 193 milioni”.

Gv: Il 2021 è stato un anno complesso.
“I primi mesi non sono stati così diversi dai periodi di lockdown: gli scali sono rimasti pressoché deserti fino a maggio. Nel periodo gennaio-maggio il traffico è calato dell’86% rispetto al 2019. Avevamo addirittura il timore di chiudere il 2021 con numeri peggiori del 2020, anno in cui almeno i primi due mesi non sono stati interessati dalla pandemia”.

Gv: E poi che cos’è accaduto?
“A giugno abbiamo avuto i primi segnali di ripresa, con un calo contenuto nel 65%. Nei mesi di luglio e agosto il traffico è raddoppiato in confronto all’anno prima, con un meno 40% rispetto ai livelli pre pandemia. Abbiamo tuttavia osservato un mercato a due velocità: voli nazionali in ripresa, con luglio a meno 9,2% e agosto più 6,5% rispetto al 2019; il segmento internazionale invece, compreso il lungo raggio, ha sofferto molto di più: meno 63% in luglio, meno 55% in agosto”.

Gv: Il vaccino ha portato benefici al settore?
“Sì, l’andamento del traffico negli ultimi mesi dimostra che il nostro Paese è percepito come una meta sicura e infatti l’Italia ha fatto meglio della media europea, con un calo in ottobre del 37% rispetto al 41% registrato nell’area dell’Unione europea e Uk. Tuttavia altri Paesi mediterranei, come Grecia, Portogallo e Spagna, hanno fatto meglio di noi”.

Gv: Le società di gestione sono tutte in perdita?
“Purtroppo sì, e sono ancora in attesa dell’ossigeno previsto dal fondo compensazioni governativo: 800 milioni di euro stanziati nel dicembre 2020 e già approvati dall’Ue. Con l’entrata in vigore del decreto attuativo, lo scorso 28 dicembre, le risorse dovrebbero finalmente arrivare”.

Gv: Tutte risorse per gli aeroporti?
“735 milioni di euro per gli scali, 65 milioni per le società di assistenza a terra; si tratta di aiuti di Stato autorizzati dall’Unione europea e calcolati per ciascun beneficiario in base al danno patito a causa del Covid”.

Gv: Torna d’attualità un piano nazionale per gli aeroporti.
“Sì, è di qualche giorno fa la notizia che l’Enac ha individuato i consulenti che affiancheranno l’ente nell’aggiornamento e nella revisione critica del Piano nazionale degli aeroporti. Tra le questioni da affrontare ci sarà senza dubbio la transizione green e l’integrazione intermodale tra aeroporti e altre forme di trasporto, quali elementi chiave per una mobilità sostenibile di persone e merci. Su ciò va detto che alle FS sono state indirizzate somme elevate nel Pnrr, dal quale noi siamo stati invece esclusi”.

Gv: Esclusi?
“Esatto. I nostri interlocutori nazionali e comunitari ritengono che, in virtù del cosiddetto do no significant harm principle, cioè non arrecare un danno significativo all’ambiente, il trasporto aereo non possa ricevere risorse pubbliche. A noi sembra una palese contraddizione: il mancato sostegno al settore, e in particolare agli aeroporti, si scontra con l’esigenza condivisa da tutti i gestori di realizzare forti investimenti capaci di spingere il comparto verso la piena sostenibilità”.

Paolo Stefanato

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