Il futuro dei viaggi è nel “onestopshop”

La centralizzazione dell’offerta di diversi fornitori su un unico sito è il futuro dei viaggi. Si tratta del onestopshop, una tendenza già in atto nei mercati anglosassoni (inglesi e americani). In Europa non è ancora così, ma in Spagna si comincia già a voler prenotare tutto sullo stesso sito, volo, hotel e attività, chiudendo il pacchetto in modo dinamico in una sola transazione.

La digitalizzazione è un processo chiave per l’industria del turismo e per la commercializzazione dei suoi prodotti, ma c’è ancora molta strada da fare, soprattutto per le piccole imprese. Più di tre milioni di Pmi costituiscono il settore del turismo in Europa e molte di queste non hanno gli strumenti e la tecnologia base per accedere e commercializzare i loro prodotti sui mercati internazionali. Quali sono le principali barriere che un’azienda incontra quando commercializza i suoi prodotti e servizi? Sono stati questi alcuni dei temi affrontati da Ricardo Fernández Flores, direttore generale di Destinia, e Chris Pomeroy, amministratore delegato di Interface Tourism Spain, in un recente dibattito organizzato da Turespaña nell’ambito di Fitur 2022.

Sfide iniziali

Al principio le barriere nella commercializzazione possono essere la lontananza, una moneta diversa o la mancanza di conoscenza del nuovo mercato stesso. L’accesso ai mercati internazionali è complicato e difficile ed è in queste fasi iniziali che è necessario affidarsi a degli intermediari.

Per il ceo di Destinia, “la commercializzazione è molto complessa quanto più si è piccoli: essere in grado di accedere ai mercati internazionali e alla nuova domanda, pagare in diverse valute ed evitare le frodi è molto complesso per le pmi ed è il grande valore che fornisce l’intermediazione. Più la fase del processo di vendita di un’azienda si trova all’inizio, più ha senso affidarsi agli intermediari“.

Rodríguez Flores aggiunge che in in un momento successivo, “quando si hanno più marchi, più potere, si sono raggiunti più mercati, si può eventualmente iniziare a reindirizzare una fetta più consistente delle vendite sul canale diretto. Inizialmente la sfida consiste nel riuscire a vendere in mercati lontani che non si conoscono e che sono costosi”.

Marketplace nel turismo?

Quando un’azienda vuole commercializzare all’estero, uno dei problemi che incontra, soprattutto nel caso di piccole società, è l’adattamento tra ciò che offre e le esigenze del consumatore finale. Il marketplace può aiutare a risolvere questi problemi?

Il ceo di Interface Tourism Spain ha sottolineato che l’intermediazione è importante, ma “dato che la tendenza è quella di andare verso il consumatore finale, la vendita diretta, ecc., diventa sempre più complesso adattarsi per chi ha un gap tecnologico… In precedenza i prodotti erano molto standardizzati: alloggio, trasferimenti e voli. Ora sono inclusi svariati servizi e attività ed è molto più complesso per l’intermediario mettere insieme tanti piccoli pezzi. Questo è in parte il motivo per cui sono emersi marketplace e diverse soluzioni tecnologiche”.

“Prima di tutto, bisogna assicurarsi che l’azienda sia collegata in qualche modo a Internet e che abbia un sistema di prenotazione… Stiamo parlando di tre milioni di Pmi in Europa che compongono il settore del turismo, ma molte di loro non hanno questi strumenti di base”.

Stabilire, poi, i requisiti o i criteri dell’offerta secondo le esigenze del cliente finale è molto complicato. In questo senso, il ceo di Destinia spiega che gli intermediari hanno accesso a molti dati in tempo reale. “Possiamo vedere cosa cerca la gente, dove lo cerca, cosa genera interesse, ma è anche molto complicato per noi avere accesso a tutti i fornitori. Arriva un momento in cui abbiamo bisogno di un intermediario o un marketplace che raggruppi queste necessità… La concezione dei prodotti diventa più complicata quanto più atomizzata è l’offerta di servizi, tra guide, attività, ristoranti…”.

 

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