Gestione del personale: le aziende del turismo devono fare di più

Se nella prima parte della ricerca promossa da LavoroTurismo.it, pubblicata nei giorni scorsi, l’attenzione si è concentrata sul ruolo del dipendente e sulle sue percezioni lavorative (1650 persone che hanno risposto al sondaggio, ndr), nella seconda parte il focus sul mondo del lavoro stagionale nel travel è stato rivolto all’imprenditore-datore di lavoro (332 aziende consultate, ndr).

“La logica strumentale – commenta a questa agenzia di stampa Oscar Galeazzi, amministratore delegato di Lavoro Turismo – è quella di guardare avanti e non indietro. L’obiettivo è quello di inquadrare quello che è stato l’andamento della stagione scorsa per gestire al meglio le prossime”.

Il segnale d’allarme

Un primo segnale d’allarme – prospetta Galeazzi – è la carenza cronica di personale per tutto l’anno, fatto di cui le aziende devono prendere consapevolezza. “L’azienda deve anticipare le esigenze e non rincorrerle”, sottolinea. La carenza di personale, secondo il manager, non dipende soltanto dai sostegni del governo che possono rendere meno appetibile la paga ordinaria, i lavoratori si sono spostati su altri settori , “come era evidente già nel 2020”. Un altro elemento da considerare è che nel 2021 la stagione turistica è iniziata un ritardo e con incertezze. “Le aziende hanno assunto poco lo scorso anno – commenta Galeazzi – e le ricerche sono state attivate per poco personale. Questo ritardo ha indotto il personale a pensare ad altre soluzioni, perché tradizionalmente la gente in cerca di occupazione nel settore si è sempre mossa tra gennaio e febbraio”.

L’andamento della stagione

Partita in ritardo e con inevitabili incertezze, la stagione estiva 2021 è stata, per le località stagionali, comunque una buona stagione. Anche se non era oggetto del sondaggio, si sa che le aziende in città d’arte e in località non prettamente stagionali hanno ancora sofferto per la ridotta presenza del turista “di lungo raggio”. Alla domanda “quanto sei soddisfatto della stagione, le risposte positive superano l’85%; di questi, il 12% ha addirittura detto moltissimo”. A questo si aggiunge un 77% che informa che il loro fatturato è aumentato, e di questi per quasi il 22% è molto superiore alla stagione precedente.

Ricerca di personale

L’incertezza iniziale ha certamente influito sulle ridotte assunzioni di inizio stagione, dicevamo, ma poi le aziende hanno assunto e anche più del solito (43%). In realtà, avrebbero assunto molto di più, se avessero trovato il personale. Quasi il 70% delle aziende ci informa che avuto molta difficoltà nella ricerca di personale.

Formazione non adeguata

Da tenere conto che nel sondaggio è presente, anche se in bassa misura, un po’ di autocritica: quasi un’azienda su cinque ha evidenziato tra le cause di difficoltà di reperimento di personale la scarsa valorizzazione dei collaboratori, circa una su sei comportamenti non corretti delle aziende. In merito ai settori nei quali la carenza di personale è più marcata, si confermano al primo posto il settore servizi di sala e bar, seguiti dalla cucina. Ma la rivelazione, la star del 2021, è il settore pulizie, che negli anni precedenti vedeva attenzioni ridotte, e che quest’anno invece ha evidenziato una fortissima carenza di cameriere ai piani. Un quadro positivo, nel complesso, ma che rivela punti oscuri, sui quali le aziende “devono giocare un ruolo più attivo”.

Se si osserva il “bicchiere mezzo pieno”, si rileva che in generale gli imprenditori hanno promosso i loro collaboratori in merito alle loro abilità pratiche e alle conoscenze teoriche, con valutazioni positive superiori al 50% e lievemente insufficienti per quasi il 40. Positive anche le valutazioni sulle soft skills. Se si valuta il “bicchiere mezzo vuoto”, si nota che comunque le valutazioni di livelli scarsi rappresentano comunque una quota importante: 20% per le soft skills, 14,5 per le conoscenze teoriche, 8,5 per quelle pratiche.

Il settore più apprezzato e qualificato è quello di cucina e pasticceria, segue il front office. Quello meno qualificato il settore dei servizi, seguito dal settore pulizie e cucina. Stupisce non poco vedere valutazioni così alte per il settore pulizie; un segnale chiaro del fatto che le aziende stagionali dedicano poca attenzione alla formazione in azienda e chiedono personale già formato, anche nei casi in cui la formazione sarebbe molto veloce ed efficace.

Il consiglio

Nella tematica della formazione, le aziende stagionali raramente entrano in gioco in modo attivo, rivendicando carenze professionali che devono essere sempre colmate da altri. “Questo sarà un aspetto che evolverà e che certamente vedrà le aziende più protagoniste”, dichiara Galeazzi che conclude con un consiglio per gli imprenditori: “Occorre prendere consapevolezza che la gestione del personale è importante quanto quella dei clienti. Bisognerebbe investire su una attività, quella di ricerca personale, che non sia più stagionale ma di tutto l’anno, includere nella propria struttura un responsabile risorse umane e mettere in conto che occorre aumentare stipendi e condizioni di lavoro“.

Per opportunità lavorative: https://www.lavoroturismo.it/candidati/ricerca/offerte-lavoro

Laura Dominici

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