Il risveglio dei viaggi studio all’estero

Arrivano segnali positivi per i viaggi studio all’estero in termini di domanda da parte del mercato. A confermarlo è Antonietta Ricciardi, coordinatrice generale del Gruppo Education Astoi, che parla di “grande entusiasmo e di un risveglio delle richieste verso questa tipologia di soggiorno che fa sperare bene per l’estate”.

Stiamo parlando di un prodotto che, normalmente, è articolato “in una durata di due settimane (massimo tre). La formula può essere: sistemazione in un college o campus oppure con formula di sistemazione in famiglia – spiega Ricciardi -. Il pacchetto è composto dal viaggio, pensione completa, un corso di lingua con test e certificazione finale e un ricco programma di escursioni ed attività culturali/turistica alla scoperta e conoscenza del territorio”.

I dati pre-pandemia

Guardando al panorama del tour operating sono ormai tanti i t.o. ad offrire pacchetti di vacanza studio e turismo scolastico. “I più affermati sono specializzati esclusivamente in questo settore con un’incidenza probabilmente di circa il 20% dell’intero settore dei viaggi organizzati”, attesta la coordinatrice.

Numeri alla mano pre-pandemia il segmento viaggi studio movimentava “diverse centinaia di migliaia di passeggeri; si consideri, infatti, che, solo nel periodo estivo, circa 300mila ragazzi partivano in vacanza studio e altri per l’High school program, corsi intensivi e mini-stay durante l’arco dell’anno”. Purtroppo, però, la pandemia non ha risparmiato neanche questo tipo di viaggio, anzi, ha inciso “in modo drastico su questo settore, paralizzando quasi totalmente i viaggi studio all’estero. La perdita registrata in questi ultimi anni è pari al 90%”, è questo il dato dichiarato da Ricciardi.

La domanda vuole partenze in piccoli gruppi

Come è stata rivisitata l’offerta e come è cambiata la domanda a seguito della pandemia? Ovviamente l’offerta è limitata ai Paesi aperti, “dove non è più richiesta la quarantena e dove la burocrazia è più snella rispetto a qualche anno fa”. Allo stesso tempo si deve tener conto “della sicurezza e della garanzia di un’assistenza sanitaria adeguata ed efficace nel Paese ospitante nel caso ce ne fosse bisogno”, sottolinea la coordinatrice. Quanto alla domanda “è cambiata (anche in questo settore, ndr) poiché si chiedono maggiore sicurezza e partenze in piccoli gruppi”. L’interesse maggiore è verso i Paesi extra Europa.

Nuovi trend bt

A cambiare, complice sempre la pandemia, è stato anche il fronte dei manager o dei professionisti che facevano viaggi all’estero per imparare nuove lingue o per perfezionarsi o seguire degli aggiornamenti.
“Ormai tutto si è trasformato in smart working e corsi online per cui il settore business, che già ha smesso di viaggiare a causa della pandemia, ha approfittato per apprendere o approfondire lo studio di una lingua esclusivamente online”. Cosa ne è scaturito? “Un conseguente blocco, quasi totale, dei viaggi all’estero per motivi di formazione”.

Tornano le grandi capitali

In quali Paesi si va? C’è da dire che ora “la maggior parte dei Paesi richiesti per vacanze e viaggi studio sono ormai aperti per turismo così come per lo studio, anche se molti istituti scolastici hanno limitato la disponibilità ad accogliere studenti europei per una questione di sicurezza e misure anti Covid”.
Visto che gli adolescenti “sono stati privati per ormai oltre due anni dell’esperienza di una vacanza studio, riscontriamo un ritorno della domanda per le grandi capitali quali Londra, Dublino, NewYork, Edimburgo”.

Voucher: un Fondo per finanziare il rimborso

Un tema sicuramente che resta di grande attualità per tutto il comparto turistico è quello dei voucher. Difficile avere una stima di quanti ne siano stati emessi e devono essere rimborsati dagli operatori che fanno viaggi studio. Ricciardi fa, infatti, presente che non sono in possesso “di dati che possano dare una precisa indicazione sul numero di voucher emessi dagli operatori viaggi studio di tutto il comparto”. L’indicazione data è che, “in ogni caso, sicuramente si tratta di migliaia di voucher emessi che dovranno essere riscossi con un’inevitabile importante ripercussione sul settore”. La proposta avanzata da Astoi per venire incontro agli operatori è di “istituire un Fondo per finanziare il rimborso dei voucher”.

Stefania Vicini

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