Moby: ancora aperta la definizione del credito con Tirrenia

Nelle scorse settimane il Gruppo Moby ha raggiunto un accordo con la maggior parte dei propri creditori, in particolare con le banche e con i bondholder. Come sottolinea una nota, resta ancora aperta la definizione del credito con Tirrenia in AS per 180 milioni di euro.

La preoccupazione

“Abbiamo offerto a Tirrenia in AS 144 milioni di euro. È, inoltre, da sottolineare che nonostante Tirrenia AS sia un creditore chirografario, quindi privo di qualsiasi garanzia reale sui beni della società, la scrivente ha offerto in garanzia ben quattro navi con ipoteca – riporta la nota del gruppo -. Siamo seriamente preoccupati dall’atteggiamento del Mise e del ministro Giorgetti: è inspiegabile che non abbia mai aperto, malgrado più volte sollecitato, anche dai sindacati, un tavolo di confronto. È inspiegabile anche che non risponda ad un’offerta che prevede un pagamento immediato alla firma di 23 milioni di euro (che in caso di procedura fallimentare verrebbe incassato da Tirrenia in AS solo dopo alcuni anni e costituirebbe il massimo importo recuperabile) ed un ulteriore pagamento dilazionato di 121 milioni di euro garantito, come detto, da ipoteca su quattro navi”.

Il gruppo trova “altresì inspiegabile la comunicazione del 5 maggio 2021 con cui i commissari di Tirrenia in AS ci informavano che il ministro Giorgetti li autorizzava a firmare l’accordo già preparato, ma con l’inserimento di due clausole che l’attestatore del piano ha definito illegittime, perché in aperta violazione di norme di legge e della par condicio creditorum ed ha comunicato tutto ciò al Tribunale di Milano. Lo stesso Tribunale di Milano ha imposto il raggiungimento di un accordo e, quindi, una risposta da parte di Tirrenia in AS entro il 31 marzo del corrente anno, in assenza del quale verrà aperta la procedura fallimentare a carico della nostra società che ricordiamo aver raggiunto accordi vincolanti con la maggioranza dei creditori finanziari che hanno accolto un piano serio e credibile e con ritorni che rappresentano un unicum in uno scenario del genere. È, infine, ancora una volta inspiegabile l’assoluta indifferenza da parte del Mise per la sorte di un gruppo di compagnie che dà lavoro ad oltre seimila famiglie, principalmente del Sud“.

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