La Sabre camaleontica del ceo Sean Menke

“Nonostante le sfide presentate dalla pandemia, abbiamo mantenuto il focus sulle nostre iniziative strategiche e abbiamo portato avanti rapidamente la nostra trasformazione tecnologica, fornendo allo stesso tempo un supporto eccellente ai nostri clienti”. Così Sean Menke, ceo di Sabre, ha descritto lo stato dell’arte del Gds, che sta via via implementando sistemi basati sul cloud e sulle tecnologie di frontiera.

Una “operazione camaleonte“, quella di Sabre, che non si è fermata nemmeno durante la pandemia, e che ora fa dire al ceo che “nel medio termine, la trasformazione tecnologica e la migrazione sul cloud espanderanno le nostre opportunità di guadagno e garantiranno risparmi significativi”.

I primi segnali di cambio di rotta sono tangibili: il fatturato di Sabre dell’intero 2021 è stato di 1,7 miliardi di dollari, rispetto agli 1,3 miliardi del 2020. La perdita operativa è stata ridotta a 665 milioni rispetto ai 988 milioni del 2020. L’Ebitda rettificato, tuttavia – calcola la società – supererà i livelli pre-pandemia solo nel 2025.

Quanto al futuro prossimo, Menke descrive il 2022 come il “punto mediano” della trasformazione tecnologica di Sabre, che è solo una delle aree di investimento che la società ha annunciato a febbraio 2020 (insieme a topic quali il nuovo Pms, la low cost, Ndc…) e per la quale ha stanziato circa 100 milioni di dollari.

Il ceo aggiunge che Sabre, insieme ai suoi partner – tra i quali Google – prevede di completare la trasformazione entro la fine del 2024, quando l’azienda sarà in testa rispetto ai concorrenti grazie a un mix di tecnologia e struttura efficiente dei costi.

Menke afferma infine che la società ha scelto di investire anche durante la pandemia perché la mossa “garantirà un eccezionale ritorno sull’investimento”, con un’aspettativa di ritorno tra il 30 e il 35% nei prossimi 10 anni e un valore di 300 milioni di dollari.

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