L’incoming conta i danni dello stop russo

L’azzeramento del turismo russo allarma regioni e ricettivisti. Si levano da più voci le riflessioni sullo stop di questi flussi altospendenti.

Gino Acampora, managing director di Acampora Travel rimpiange il fatto che fosse un mercato “in ripresa” e commenta a Guida Viaggi: “Nello stesso tempo ha rallentato anche il mercato americano, perché è una clientela molto sensibile alle situazioni di crisi geopolitiche. Per  la maggior parte di loro l’Europa è una e se succede qualcosa in Francia o in Germania o in Italia tendono a generalizzare”. La situazione non è facile da gestire secondo Acampora, per il fatto di essere già reduci da due anni di emergenze, “poi quando sembrava tutto in ripresa è arrivata quest’ altra batosta del tutto inaspettata, che causerà anche grossi problemi economici, in considerazione degli aumenti dei costi del carburante e dell’energia”, prosegue. Attualmente Acampora Travel sta focalizzando le attività commerciali sui mercati europei storici, come Regno Unito, Germania, Francia, Belgio, Spagna.

Le contrattazioni

Anche per Carlo Zanolla, responsabile reparto incoming estero di Mamberto, non si possono fare previsioni di ripresa per il mercato russo. Intanto la programmazione dell’operatore ligure è stata già completata a dicembre 2021 “e la contrattazione, seppur con molti dubbi sul futuro, sta comunque continuando”, precisa Zanolla. Dopo il blocco del 2020 e 2021, c’erano presupposti positivi per la stagione in corso: “Ad oggi però non possiamo sapere cosa succederà e questa incertezza non aiuta i mercati – aggiunge il manager -. Stiamo lavorando con mercati tradizionali, in primis quello italiano che con il Covid è stato il protagonista indiscusso delle stagioni 2020/2021, ma non mancano per fortuna al momento i mercati scandinavi, tedeschi, olandesi”. Pur se ancora lontani dai numeri pre Covid, “la ripresa generale è in corso – avverte Zanolla – e per fortuna sono riprese le richieste per i gruppi sia per il 2022 che per il 2023, settore completamente azzerato nel 2020, un target che integra l’occupazione alberghiera nella bassa stagione”.

Sul fronte prodotto, Mamberto ha ampliato l’offerta dei pacchetti tematici e dei tour esperenziali sia in Liguria che in Piemonte, “e stiamo riaprendo la destinazione Costa Azzurra, da sempre molto amata e richiesta dagli italiani”.

Cancellazioni free of charge 

Dopo la decisa ripresa avvertita dal mese di febbraio, Destination Italia auspica la rapida fine del conflitto per “avere una visione più precisa del turismo proveniente da questo mercato”, come sottolinea a Guida Viaggi Dina Ravera, presidente di Destination Italia. “La nostra politica – avverte poi spiegando le modalità operative adottate – è quella di fornire sempre tutta l’assistenza possibile ai nostri clienti tour operator anche in tempi difficili e complicati. Ai nostri partner russi ed ucraini stiamo garantendo le cancellazioni free of charge e stiamo assicurando assistenza ai loro clienti/turisti in Italia che erano già qui prima dello scoppio della guerra. Abbiamo inserito nuovi servizi che riguardano anche l’assistenza sanitaria in caso di Covid”. L’azienda prosegue nel frattempo ad operare commercialmente sugli altri mercati core come Stati Uniti, Middle East, Europa e Sud America “ed in particolare in quest’area Messico e Brasile”. Il flusso di richieste da questi mercati, dopo una prima battuta di arresto dovuto ancora all’incertezza da Covid, sta lentamente riprendendo “con incoraggianti segnali registrati nel mese di febbraio 2022”, segnala la manager. L’offerta turistica dell’operatore, già rivisitata a seguito della pandemia, si indirizza principalmente sul target di turismo esperienziale dedicato a turisti high-spending con soggiorni che prevedono destinazioni più particolari ed uniche rispetto alle classiche mete italiane.

Le riflessioni di Puglia e Sardegna

La Puglia ha dovuto dire addio al “tesoretto russo”. Secondo un’indagine di Coldiretti Puglia in epoca pre-Covid il turismo dalla Federazione Russa generava 31.554 arrivi e 106.409 presenze in regione. “Per la Puglia – sottolinea la Coldiretti regionale – si tratta di una perdita importante, anche perché i visitatori da questo Paese hanno tradizionalmente una elevata capacità di spesa. I turisti russi scelgono in Puglia gli alberghi (70mila presenze), ma anche gli esercizi extralberghieri (37mila presenze), secondo i dati dell’Osservatorio turistico di Puglia Promozione, in particolare privilegiando masserie storiche e ville.

Per la Sardegna doveva essere la stagione del rilancio, ma la guerra tra  Russia e Ucraina sta allarmando la Gallura. Qui i settori più a rischio sono quello alberghiero e la nautica da diporto. Il punto sulla mappa del rischio è stato fatto di recente dal sindaco di Arzachena, Roberto Ragnedda, che ha incontrato sindacati e associazioni di categoria. Paolo Manca, presidente di Federalberghi Sardegna, ha tracciato un primo bilancio delle perdite: “Riferito al solo turismo russo parliamo di 220mila presenze con una capacità di spesa pari a 40 milioni per il settore alberghiero e altri 40 per l’indotto collaterale, che arriva a cifre anche maggiori coi vari servizi”, poi ci sono gli effetti indiretti che gravano anche su tutte le categorie.

I numeri del turismo russo

Il turismo russo è costituito da big spender, non solo magnati e oligarchi, ma persone con un certo reddito e tenore di vita. Nel 2014 un’indagine sul turismo internazionale dell’Italia, realizzata dalla Banca d’Italia, ha rilevato che i russi sono un segmento molto ricco con una capacità di spesa giornaliera che nel solo 2013 è stata di 170 euro, superiore del 65% a quella degli altri turisti stranieri che sono soliti soggiornare in Italia.

Dal 2009 e fino al 2014 i pernottamenti di turisti russi in Italia sono passati da poco meno di 3 milioni e 600 mila a quasi 8 milioni, mentre la spesa è salita da 623 milioni a 1 miliardo e 328 milioni di euro, grazie anche alla capacità di offrire pacchetti  differenziati.

Laura Dominici

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