Travel industry, ritorno al futuro

Nel grosso contenitore della promozione del turismo in Italia ci sono nuovi elementi da valutare ed altri non nuovi, ma che vanno letti alla luce di ciò che sta accadendo. In primis del conflitto tra Russia e Ucraina, con i suoi impatti diretti, indiretti, emotivi e di incertezza generale.

Parlando di turismo, i Paesi di mete a lungo raggio vedono la guerra in Europa e non discernono la lontananza dell’Italia dai luoghi del conflitto: come si fa quindi oggi a prendere in mano la promozione e a superare anche quella vecchia dicotomia, di cui spesso si dibatte, tra turismo incoming e turismo outgoing? E’ questo uno dei temi di riflessione lanciato da Roberta Milano, consulente e docente universitaria in Marketing e Comunicazione Turistica, che ha moderato i lavori che si sono svolti ieri in Parlamento, con la presentazione dell’Impact Report realizzato dal Gruppo Alpitour in collaborazione con Strategy Innovation, Spin-off dell’Università Ca’ Foscari Venezia.

Il 2019, anno di riferimento 

Tutto ciò che è stato vissuto in questi due anni di pandemia renderà sempre di più il 2019 come l’anno della svolta. L’anno dei 440 mln di presenze, che ha visto rendere ufficiale l’incidenza del turismo sul Pil del 13% e del 14/15% di lavoratori impiegati nel settore.

E quindi l’anno con cui fare i conti, i paragoni: un punto di riferimento per indagini e ricerche e che serve per capire se si stia ripartendo o meno. “Un anno in cui si guardava ad un piano triennale per continuare a crescere – ha affermato Giorgio Palmucci, presidente dell’Agenzia nazionale turismo – Enit -, in cui si parlava di una crescita a valore, di overtourism, poi tutto è cambiato nel 2020 con un crollo delle diverse aree all’interno della filiera turistica”.

A fronte di ciò si è lavorato per fare in modo che “all’uscita dalla pandemia si potesse ripartire rendendosi conto che il mondo era cambiato”, ha detto Palmucci. L’unico aspetto positivo derivante dalla pandemia a suo avviso è “la consapevolezza più chiara dell’Italia del peso che ha il turismo. Se prima bastava soddisfare le esigenze degli italiani e dei tedeschi, ora c’è la necessità di aprire l’Italia al mondo”. Intanto, il governo ha messo in atto una serie di azioni, tra cui l’istituzione del ministero del Turismo, mentre prima si parlava di turismo “collegato a…”.

Una visione coesa 

Dal canto suo Enit ha cercato di lavorare “per far incontrare il più possibile il pubblico e il privato – ha rimarcato Palmucci -. Il compito è non solo quello di promuovere il turismo all’estero, ma di avere una visione coesa. Siamo d’accordo quando si dice che deve esserci un approccio industriale al turismo, che ha ancora potenzialità di crescita, soprattutto le destinazioni meno note”.

Palmucci ha posto l’accento sul fatto che l’Italia ha 58 siti Unesco, “abbiamo superato la Cina, prima ne avevamo 55, abbiamo anche due città, Padova e Tivoli, che hanno due siti Unesco l’una”. Da qui la necessità di portare un messaggio “che sia il più possibile omogeneo e coordinato”. Uno dei terreni in cui si deve giocare questa partita dell’unità è quello delle fiere internazionali, dove una volta “ogni regione andava per conto suo, invece dobbiamo mostrarci come Italia, collegata ai prodotti delle eccellenze del made in Italy”.

Il valore dei dati 

Un altro punto su cui lavorare in modo più strutturato, ha suggerito Palmucci, sono i dati, “su cui lavorare, fare strategia e innovazioni”. Detto ciò Palmucci ha rivelato che “ci sarà un Osservatorio Nazionale del Turismo, che raccoglierà dati dalle università, dagli studiosi, dai più grandi operatori, per fornirli il più rapidamente possibile in modo che possano essere utili nelle decisioni e non solo a posteriori”. Questi, nonostante le difficoltà, sono stati due anni di investimenti “da parte degli operatori della filiera per garantire quella sicurezza che sarà una delle ragioni fondamentali nella scelta della vacanza nella fase post pandemia”.

Ascoltare il mercato 

Il turismo come industry è un concetto di cui si parla da tanto tempo, ha osservato Roberta Milano. A suo dire l’obiettivo a breve deve essere quello “dell’armonizzazione delle restrizioni e delle regole, che devono essere chiare e armonizzate in ambito Ue. Se no, il nostro Paese dovrà far fronte ad una concorrenza che potrà far perdere fette di mercato se non saremo rapidi. Nel turismo organizzato serve tempo per la programmazione, serve l’ascolto da parte del pubblico, del privato e degli operatori del mercato, inteso come turismo organizzato, hotellerie e ristorazione, che fa sempre più parte della filiera, sempre più si parla di turismo enogastronomico”.

Serve anche una “sistematizzazione all’ascolto del mercato. Quando è il momento di legiferare ci si deve mettere nei panni del pubblico”, ha affermato Milano. Prova ne è che quando è scoppiata la pandemia “la politica non aveva la percezione dello tsunami che ci stava per travolgere – afferma -, diversamente dal mondo della economia che lo aveva capito”.

Bisogna incidere “sul prodotto turismo, la parte infrastrutturale è importante, e bisogna lavorare sul metodo”. Un accenno veloce al Pnrr solo per dire che “abbiamo grandi risorse che devono essere ben canalizzate per le aziende oltre a dover superare la dicotomia tra incoming e outgoing”.

Alpitour docet!

Parte dal report del Gruppo Alpitour, il pensiero di Federico Carli, consigliere per l’internazionalizzazione del mercato del Ministero del Turismo, studioso di economia. Carli ha definito la storia di Alpitour una “proxi della industry del turismo italiano, lo studio – a suo dire – va preso come esempio per avere una comprensione più ampia del turismo. Alpitour è nata nel ’47, ha vissuto la fase d’oro degli anni ’50 e ’60. Ha accompagnato l’italiano a conoscere il mondo, svolgendo un ruolo importante nella nostra economia e non solo”. Secondo Carli il report non si limita a considerare l’aspetto economico, ma l’analisi spinge anche a considerare gli “aspetti sociali ed ambientali del turismo”.

Quanto al tema delle regole certe, sono un obiettivo “su cui stiamo lavorando e dobbiamo farlo tutti assieme. Ci deve essere una armonizzazione europea e un adeguamento molto veloce, altrimenti si rischiano di creare situazioni un po’ paradossali”. In merito all’Osservatorio Nazionale del Turismo Carli pensa che “potrà aprire una costante interlocuzione con gli operatori del mercato, con gli studiosi e con chi può aiutare a forgiare una visione per il settore del turismo in Italia, avere una programmazione e visione. Il Piano strategico è uno strumento per raggiungere questa visione”.

Petrolio turistico

Al tema della formazione si arriva con una metafora, “il turismo come petrolio rischia di essere superato da fonti energetiche alternative – ha rilevato Carli -, ossia da mete che si aprono al turismo, pertanto non si può pensare di competere solo per il dono che la storia ci ha fatto, ma si deve garantire una serie di servizi per non essere sorpassati da altri Paesi. Bisogna avere delle best practice”.

L’esempio è quello di Lima, che “è diventata una capitale gastronomica mondiale, un brand Paese forte, su cui il Perù sta rilanciando la sua immagine nel mondo”. L’obiettivo secondo Carli “è creare una cornice di fondo chiara, semplice, certa che permetta agli operatori e agli imprenditori di esprimere la propria capacità inventiva. L’industria del turismo deve essere collocata in alto nella agenda politica del Paese anche per la ricaduta culturale che ha, non solo economica o sociale”.

Cosa insegna l’Odissea 

L’Odissea. Carli ha citato l’opera perché a suo dire insegna tre principi. Il primo è che “la sete di conoscenza dell’uomo lo porta a viaggiare e il turismo è legato alla nostra indole. Il secondo insegnamento è che la capacità di superare le difficoltà esiste e si deve lottare come Ulisse. Infine, noi siamo artefici del nostro destino, quindi dobbiamo darci da fare, collaborare per realizzare azioni concrete in tempi rapidi”.

Interpellato in merito al Tourism digital hub, ha asserito che “l’idea è creare strumenti che portino un reale beneficio all’industria del turismo italiano in senso ampio, la tecnologia diventa centrale nella industry del turismo, si deve evitare di fare iniziative per seguire una moda, ma che siano all’interno di una visione chiara su dove si deve andare”.

Il suggerimento di Burgio 

Mettersi nei panni dell’altro. Potremmo sintetizzare così il suggerimento dato da Gabriele Burgio, presidente e amministratore delegato Gruppo Alpitour. In pratica ciò che si dovrebbe fare è immedesimarsi nel “criterio di scelta del turista straniero”. Il manager ha preso ad esempio l’ultimo studio fatto da Tui sulla relazione tra prezzo-qualità e difficoltà che riguardano il nostro Paese, da cui si ricava che venire in Italia è complicato, che abbiamo perso la partita del prezzo e che “abbiamo tutto a favore, ma non si fa nulla”.

Interpellato sul turismo come industry, il manager rimarca che “viviamo in un sistema competitivo, che noi italiani non consideriamo mai”. Diversamente da Paesi come Spagna e Francia, che hanno “posto il turismo veramente come una industria Cerchiamo in tutti i modi di capire dove andrà la domanda, per questo parlo di industria, non è più un artigianato. I numeri sono grandi così come i nostri concorrenti europei. Il mondo è cambiato, questa ormai è una industria e dobbiamo vederla come tale”.

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