Gli hotel guardano ai vettori: energy surcharge contro i rincari

Il problema dei forti rincari non è sorto l’altro ieri, c’era già un sentore l’anno scorso, intorno a ottobre-novembre 2021. A portare l’attenzione sul tema è Damiano De Crescenzo, direttore generale di Planetaria Hotels. A quel tempo, però, “tutti eravamo concentrati sul virus. In pratica il caro gas e caro energia è scoppiato molto prima del conflitto in Ucraina, infatti, già l’anno scorso non riuscivo a rinnovare i contratti – afferma il manager – in quanto i prezzi di gas ed energia continuavano a salire”. Nonostante questo però “nel nostro settore ho trovato poca preoccupazione, il problema è emerso man mano che scadevano i contratti, infatti, chi li ha in corso beneficia ancora della tariffa bloccata”.

Rincari del 300/400%

Alla domanda su quanto ammontino i rincari, il direttore spiega che dipendono dal contratto che si ha, possono arrivare anche ad un +300/400% di aumenti. Per fare un esempio, se si spendono 100mila euro l’anno come minimo, si può ora arrivare a spenderne 400mila. Oppure da 1 mln passare ad una spesa pari a 3-4 milioni. C’è poi un aspetto da considerare che, “quello del costo energetico è al secondo posto dopo il costo del personale, che è al primo – osserva De Crescenzo -. Poi, tra i costi più grossi di una azienda alberghiera ci sono a seguire la lavanderia e i servizi di appalto”. Con l’arrivo delle prime bollette c’è stata una presa di coscienza del problema e da dicembre 2021 “si è verificata la processione dei fornitori – racconta De Crescenzo -, che hanno chiesto aumenti sugli accordi già stabiliti a causa della situazione contingente”. Tutto ciò è arrivato in un momento in cui la pandemia era ancora nel vivo “e con un mercato alberghiero depresso soprattutto nelle città d’arte, mentre nelle località di soggiorno la situazione è stata migliore”. Però la condizione in cui si trovano gli alberghi è nettamente diversa da quella dei fornitori, che possono chiedere un aumento dei prezzi. Diversamente nel caso dell’albergo “il prezzo lo fa il mercato, pertanto non sappiamo come fare a frenare il dumping, siamo quindi passati dall’avere l’albergo chiuso alla svendita. A tutto ciò si è unita la guerra in Ucraina, che ha comportato anche la difficoltà nel reperire il materiale di manutenzione e quando lo si trova ha dei prezzi maggiorati”. Il manager lo dice chiaramente, il settore è abituato a negoziare su percentuali che si aggirano sul 2% non su rincari del 30 o del 50%, “c’è stato un imbarbarimento dei prezzi”. Il fatto poi che il governo abbia portato l’Iva al 5% sulla bolletta del gas “per noi non è stato un grosso aiuto”, osserva il manager.

Stiamo parlando di aumenti che “le aziende faranno fatica ad assorbire dopo due anni di pandemia – osserva Angelo La Riccia, direttore commerciale VOIhotels -. Un rischio molto elevato in quanto il nostro è un settore ad alta competitività e concorrenza in cui ci si deve confrontare quotidianamente con il mercato”.

Quanto al fatto che le aziende dovranno riassorbire una quota di incremento, Fabrizio Prete, direttore generale Garibaldi Hotels, afferma: “Sarà proprio così, ma dinnanzi ad una marginalità già di per sé molto bassa per le strutture ricettive un aumento di questo genere può comportare una perdita di esercizio delle attività con conseguenze disastrose rispetto ad una situazione già compromessa dalla pandemia degli ultimi due anni”, fa presente il manager. In merito al rincaro dei prezzi, Prete non pensa che “ci sarà un aumento dei prezzi delle vacanze proporzionale all’incremento dei costi di materie prime. La vacanza è un di più nell’immaginario collettivo e non sicuramente un bene principale pertanto un aumento spropositato dei prezzi sarebbe fortemente controproducente in quanto i potenziali clienti potrebbero, considerando il rincaro dei beni primari, decidere di non partire, di ridurre la durata delle vacanze o addirittura scegliere soluzioni differenti rispetto agli hotel e villaggi”.

Le possibili soluzioni

Dopo una attenta analisi e studio della situazione, De Crescenzo che, in Assolombarda è presidente della sezione hospitality del gruppo turismo, ha radunato i colleghi e lanciato la sua proposta. Il modello di riferimento è quello messo in atto dalle compagnie aeree. “Visto che, come alberghi non possiamo aumentare le tariffe, possiamo mettere una energy surcharge, un’extra che dura fino a quando c’è l’emergenza”, dice De Crescenzo. Potrebbe essere concepita un po’ sul modello “della tassa di soggiorno. Con la proposta di pagare 8 euro al giorno a camera per la energy surcharge. In questi giorni stiamo vedendo che i vettori la stanno applicando anche al biglietto già fatto”. De Crescenzo è ben consapevole che si tratta di una proposta che deve essere applicata in gruppo, “se non al 100% almeno che si riesca a trovare molta convergenza di base. Ovviamente non è una speculazione che si vuole fare al cliente – ci tiene a precisare -, è una formula trasparente sia sugli accordi a livello associativo sia verso il cliente, che diventa un extra sul conto di cui il cliente è a conoscenza”.

I riscontri? “Ho trovato molti pareri favorevoli, ma ci sono anche dei dubbi, per esempio il singolo albergo dice che dovrebbe essere messo in atto da tutti e che ci vuole un provvedimento governativo. Chi, invece, aderisce ad una catena, si domanda con chi si debba relazionare? Cioè con il Paese di appartenenza della catena stessa, pertanto entra in campo la burocrazia”. A quanto si apprende c’è una adesione favorevole “come pensiero, ma sulla applicabilità stiamo facendo delle valutazioni”. C’è da considerare che il settore non è abituato a ragionare così, lo è di più in termini di “iniziative di vendita e promozioni”.

In merito a possibili altre soluzioni messe sul tavolo, Garibaldi Hotels ha adottato “una più attenta ricerca di mercato per trovare prezzi migliori addirittura con pre-acquisto di merci e prodotti – spiega Prete -. C’è molta attenzione su tutti i costi aziendali, cercando delle ottimizzazioni e di verificare la possibilità di leggeri aumenti tariffari ove possibile”.

VOIhotels fa presente che, “purtroppo non abbiamo molte alternative, nel senso che non possiamo ridurre i servizi, possiamo però continuare a suggerire comportamenti virtuosi da parte dei nostri ospiti, in relazione ai consumi di energia all’interno dei resort durante i soggiorni, evitando sprechi, di acqua o anche di prodotti alimentari. Un vantaggio che abbiamo è sicuramente la possibilità di effettuare acquisti centralizzati per tutti i resort, potendo quindi contare su una economia di scala”, sottolinea La Riccia.

Il confronto con l’estero

Un aspetto su cui riflettere è che stiamo parlando di un problema soprattutto italiano. “La situazione che ha l’Italia non l’ha nessun’altro – dice De Crescenzo -, gli aumenti sono quasi a zero ad esempio in Svizzera o in Germania sono più contenuti, inoltre ci saranno degli interventi forti a titolo governativo”. Detto ciò è chiaro che la “concorrenza europea che ci sarà nel turismo, sarà fortissima”, osserva De Crescenzo. Cosa insegna tutto ciò? Al di là delle politiche energetiche del Paese, insegna che il settore deve soffermarsi sul fatto che “la nostra categoria dovrebbe rendersi conto che deve credere maggiormente nell’associazionismo e rafforzarne la potenza”.

Trend

La situazione contingente che tipo di ripercussioni sta avendo sulla domanda? De Crescenzo fa presente che il quadro stava migliorando, “la gente stava riprendendo a viaggiare, poi siamo passati dalla crisi della pandemia alla crisi economica. C’è un po’ un freno – afferma -, ma è difficile da valutare adesso, venendo da due anni complessi. Rispetto a marzo 2020- primo trimestre 2021 stiamo andando meglio, ma non come avremmo potuto”. Quanto ai flussi dall’estero è chiaro che quelli dalla Russia sono persi, al momento. Ci sono dei rallentamenti anche dal mercato americano in quanto percepisce la guerra in Europa, pertanto associa l’Italia a questi temi. “C’è un movimento nazionale ed europeo, poco come extra europeo”. Difficile anche in questo caso capire l’impatto che la situazione potrà avere sui flussi, in quanto “si deve comprendere quale può essere l’escalation”. Certamente il turismo nelle località balneari andrà bene, De Crescenzo non ha dubbi in merito, diversa sarà la situazione nelle città d’arte, che soffriranno di più.

Prete osserva che la situazione attuale “incide soprattutto sulla richiesta di soggiorni più brevi o sulla maggiore attesa della prenotazione, arrivando sottodata per poter vedere in quel momento quali saranno i bilanci familiari e soprattutto sfruttare eventuali offerte e last minute accattivanti”.

La Riccia non nasconde che si è assistito “a un rallentamento del ritmo di prenotazioni, sia per la parte straniera, legato al conflitto internazionale, sia in misura più contenuta per il mercato domestico, causa inflazione/aumento dei prezzi. Pensiamo che la finestra di prenotazione si contrarrà nuovamente in virtù delle nuove incertezze derivanti dalla situazione internazionale e dai rincari a cui stiamo assistendo”.

Stefania Vicini

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