Il dilemma temporale

In un periodo in cui l’incertezza ha caratterizzato e contraddistingue tuttora la quotidianità, prima con la pandemia e poi con lo scoppio del conflitto, va da sé, come si è detto più volte, che l’assicurazione sia diventata imprescindibile. Ma è altrettanto vero che proprio per la natura del momento una soluzione “a tempo” sia preferibile per sentirsi tutelati a pieno., ma anche non costretti in clausole a lungo termine. Le polizze nel travel sono, infatti, per la gran parte  “temporanee” e rappresentano la maggior parte del business delle società, testimonia Guido Dell’Omo, business leader retail Axa Partners Italia. Sono scelte dai viaggiatori perché “offrono garanzie molto più aperte come pure massimali più alti delle polizze annuali”. Sottoscrivibili anche a ridosso della partenza, garantiscono flessibilità, sottolinea Renato Avagliano, chief sales officer di Allianz Partners e “permettono di seguire l’utente negli spostamenti con mezzi propri o in sharing, assicurando solo ciò che si desidera: la salute in viaggio, i cari rimasti a casa, o ancora gli oggetti portati in viaggio”.

Le polizze annuali rimangono quindi un prodotto “marginale, poco sentito sul mercato italiano”, commenta Christian Garrone, responsabile intermediazione assicurativa I4T.

C’è chi, come Europ Assistance, ha predisposto “soluzioni nella formula weekend per dare la possibilità a tutti di partire serenamente, anche se si tratta di un viaggio di soli 2/3 giorni in Italia o in Europa”, racconta Massimiliano Sibilio, chief travel officer.

Ma non è tutto: se le polizze travel tradizionali offrono coperture fino a 60 giorni, che generalmente sono più che sufficienti per la stragrande maggioranza dei casi, analizza Massimo Borelli, direttore commerciale di Ami Assistance, “viaggi e trasferte di lavoro, invece, possono avere necessità di coperture con durata più ampia. Stiamo per lanciare una polizza con durata estensibile a 180 giorni e con coperture molto estese, dedicate alle aziende che vogliono assicurare singolarmente i dipendenti in trasferta per lavoro”. Insomma le polizze più lunghe e quelle annuali non sono proprio da gettare da parte e dichiarare inutili o sorpassate.

“Nel mercato italiano, contrariamente a quanto avviene per gli altri mercati europei, le polizze multiviaggio annuali non sono molto popolari, per varie ragioni – spiega Daniela Panetta, direttore commerciale Ergo Assicurazione Viaggi -: molti dei viaggi acquistati in agenzia includono già le coperture assicurative, rendendo di fatto la potenziale multiviaggio in possesso del cliente un mero doppione”.

I nostri connazionali, poi, non hanno una cultura assicurativa molto sviluppata, “tendono a considerare la polizza come un ‘male necessario’ e dedicano all’esplorazione delle opportunità offerte dal mercato poca o nulla attenzione e le compagnie, di conseguenza, non investono in comunicazione sui prodotti annuali, che restano di fatto degli illustri sconosciuti, nonostante il loro appeal, specialmente per viaggiatori seriali, sia potenzialmente enorme, in primis per rapporto prestazione e prezzo eccellente”. Bisogna considerare anche, rammenta la manager, che “chi era in possesso di una polizza multiviaggio annuale pre-Covid e non ha viaggiato, per forza di cose, nel 2020 e 21, pensa di aver buttato via i soldi, e difficilmente ripeterà questo tipo di esperienza di acquisto in era post-pandemia”.

La ripresa (o la scoperta) del segmento annuale passa sicuramente per una revisione dei premi, afferma Panetta, “a cui Ergo sta lavorando, in modo da rendere la polizza talmente appetibile lato garanzie/massimali/prezzi da farne comprendere la convenienza a chi viaggia almeno due/tre volte l’anno”.

Nicoletta Somma

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