Uvet si ricompatta: “Alla fine contano i fatti”

Due anni di silenzio, lunghi e difficili per chi come Uvet era abituato a macinare numeri. Luca Patanè, presidente del gruppo, ha aspettato che fosse concreta la soluzione per Blue Panorama (in arrivo una nota sul concordato nei prossimi giorni, ndr) e di avere i nomi che testimoniano la ricomposizione – presumibilmente stabile – della squadra operativa, dopo il turnover degli ultimi mesi, e poi ha optato per un caffè con i giornalisti per raccontare, in un luogo a lui caro – la terrazza del suo ufficio – gli ultimi avvenimenti.

La nuova squadra

Partendo dalla squadra, il presidente ha dichiarato che Enrico Ruffilli non sarà sostituito e che lui stesso ha assunto il suo ruolo, mentre Beppe Pellegrino, oltre alla direzione di Uvet Hotel Company ha assunto quella di Settemari prendendo il posto di Ezio Birondi; Massimo Segato, ex Welcome, è diventato responsabile divisione distribuzione di Uvet Travel System; Massimo Di Pasquale, 25 anni in azienda, si riconferma alla direzione vendite National di Uvet Gbt e Lorenzo Baroni è direttore generale di Uvet Events.

I numeri di un passato recente

“Nel 2019 facevamo 10 milioni di Ebitda – dichiara – e ogni anno crescevamo. Davamo lavoro a 540 persone in Italia, 60 in outsourcing in Romania. Con la crisi l’outsourcing è stato chiuso. Il fatturato è sceso del 75% il primo anno e del 70% il secondo rispetto al 2019. Abbiamo dovuto fare dei tagli, siamo scesi di un centinaio di persone anche per via dei contratti a termine e abbiamo utilizzato la Cig, che ha salvato tante aziende”. La “macchina da guerra” di Uvet Gbt, che consentiva di sostenere un ciclo finanziario basato sul circolante si è inceppata. “E’ finito il mondo del credito e la dialettica che prima funzionava ora non vale più. Per tutte le aziende – spiega Patanè – è stato un problema il recupero del circolante”.

La ripresa

Da settembre scorso però il business è ripartito, portando Uvet Gbt ad un 50% sul 2019 “e oggi al 70%,  per tornare al 100% il prossimo anno, si spera”. E’ cambiato però il mix di vendita: meno aereo e treno, più autonoleggio, che ha registrato un record, superando i livelli del 2019.

“Ora la gente ha ripreso a volare e la parte aerea ha conquistato il 45% di share. Le aziende che viaggiano sono in primo luogo quelle che forniscono armi, la farmaceutica, mentre consulenza, banche e ramo finanziario sono ancora un po’ fermi”. Alla riduzione dei costi aziendali hanno contribuito un taglio di alcune attività estere e un processo di razionalizzazione. Ma l’asset più importante è quello di “aver mantenuto continuità con i clienti, rinnovando tutti i contratti con una decina di grandi clienti in scadenza”.

In questi anni di crisi il settore ha dovuto riflettere sul business plan e “occorre pensare a nuovi modelli per il turismo, agendo velocemente e riprendendo dei pezzi di business in un’opera di reintermediazione – ammette il presidente, che alla nostra domanda sul futuro del modello integrato verticale per Uvet replica: “Resta l’integrazione, ma senza la compagnia aerea”.

E’ anche pronto a riconoscere che “in tutti questi mesi le associazioni di categoria hanno fatto un buon lavoro, anche se è difficile farsi ascoltare dallo stato”. E sui tanti commenti di mercato in merito alla crisi del suo gruppo replica: “Alla fine contano i fatti”.

Laura Dominici

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