I concept: confermati ma consapevoli

La pandemia lo ha fatto. Ha cambiato il modo di viaggiare. E se la trasformazione è elemento spartiacque tra un modo di fare turismo pre e uno post-Covid, come la declineranno i resort turistici, e quale sarà il modello di “fare villaggio” nel post-pandemia? Insomma, si tornerà ai concept immediatamente pre-Covid o qualcosa è davvero cambiato per sempre?

C’è chi non ha dubbi sul fatto che gli ultimi due anni abbiano portato “ad un cambiamento nel modo di esperire il viaggio che, in alcuni aspetti, si è radicato in maniera definitiva e non tornerà indietro. I villaggi dell’estate 2022, quindi, non potranno fare a meno di prendere atto del cambiamento su alcuni asset”, afferma il Gruppo Nicolaus. Gli asset sono noti: igiene, sicurezza, sanificazione degli spazi “restano un must, quasi un prerequisito di base”. Quindi anche quest’anno ci sarà grande attenzione “ai protocolli di sicurezza in struttura, a standard di igiene elevati e all’evitare occasioni di assembramento”. Altre parole chiave sono flessibilità e serenità nella prenotazione, pertanto “gli strumenti di tariffa e assicurativi che garantiscono flessibilità e protezione della vacanza in caso di cambiamenti improvvisi sono determinanti nelle scelte di acquisto”. Un must è la riduzione del contatto interpersonale, per cui “le soluzioni tecnologiche sono molto apprezzate”. Vacanza ed esperienza all’aperto continuano “a essere percepite come maggiormente rassicuranti. La presenza di spazi esterni ampi e multifunzionali resta un criterio di selezione importante per i villaggi e resort dell’estate”.

In casa Veratour si sta riproponendo il medesimo concept dei villaggi Veraclub pre-pandemia, ma “reso maggiormente qualitativo sul fronte dell’intrattenimento per adulti, bambini, l’assistenza in viaggio e la cucina”. Il t.o. registra in questi mesi un livello di gradimento elevato e “un grande desiderio di tornare a vivere il villaggio come community. I nostri clienti hanno voglia di riprendersi la loro socialità ed è anche per questo che riteniamo che il modello Veraclub abbia grandi potenziali di sviluppo”.

Miglioramento, anche Ota Viaggi si rifà a questa espressione, riconoscendo alla pandemia il fatto di averla applicata “su molti aspetti delle tipologie classiche di vacanza. La professionalità degli addetti ai lavori ha alzato la qualità dell’offerta”. Il che vuol dire che “buffet assistiti, animazione dedicate, servizi alberghieri ad personam sono aspetti a cui il cliente non vorrà più rinunciare”.

C’è un punto da non sottovalutare, e cioè il fatto che nello scenario post-Covid il cliente necessiti di “più informazioni, assistenza più assidua, digitalizzazione e personalizzazione ulteriore, in ogni attività”, rileva Alpitour, che ha lavorato a 360° sul concept dei club e villaggi, prevedendo “una formazione più approfondita dello staff, aumentandone il numero per garantire agli ospiti una completa assistenza”. L’animazione tiene conto “della nuova necessità di distanziamento pur partecipando a iniziative sportive, teatrali e di incontri sociali, senza compromettere la giovialità”. Infine sono stati accelerati i processi di digitalizzazione, “per dare maggiori strumenti agli assistenti e più servizi ai clienti”.

Il Gruppo Uvet prende atto del sentire del cliente e fa presente che “dopo due anni di pandemia, la ricerca delle distanze interpersonali e dell’aria aperta condizionerà le preferenze”. Ecco perché la sua programmazione punta “su strutture e servizi di animazione che contemperino il divertimento con la necessità di evitare eccessivi assembramenti”. In ogni caso le adv lo testimoniano, “c’è voglia di tornare alla normalità”, come rimarca Going: a suo dire, “il concept del villaggio non è cambiato, è soltanto aumentata la richiesta di maggiore attenzione a sicurezza, salute e gestione della privacy”.

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