Pacchetti turistici: la direttiva va attualizzata, ecco come

L’obiettivo è arrivare entro fine anno a modificare la direttiva europea sui pacchetti turistici e servizi turistici collegati per tutelare meglio chi acquista dal web. La direttiva è stata emanata nel 2015, l’Italia l’ha recepita nel 2016.

I risultati della Consultazione pubblica

Lo scorso 10 maggio si è conclusa la consultazione pubblica per la revisione della direttiva. Attraverso la consultazione la Commissione europea ha chiesto “ai portatori di interessi che potrebbero essere interessati alla direttiva sui pacchetti turistici o avere competenze in merito di fornire informazioni riguardo alle loro esperienze, percezioni e pareri sull’applicazione delle norme vigenti e sui potenziali impatti delle opzioni per strategie di intervento future”.

Nei prossimi mesi la Commissione avvierà un’altra consultazione pubblica riguardante “la protezione dei passeggeri in relazione ai biglietti di trasporto autonomi. Ciò comprenderà la valutazione delle opzioni per un adeguato sistema di protezione finanziaria per tutelare i passeggeri dal rischio di una crisi di liquidità o di insolvenza per quanto riguarda il rimborso dei biglietti e, se necessario, il loro rimpatrio. La questione del miglioramento della resilienza finanziaria dei vettori aerei rientra nel riesame in corso del regolamento sui servizi aerei”, si legge sul sito della Ue.

Il totale dei commenti validi ricevuti è 519. Quanto alla suddivisione delle categorie rispondenti sono: impresa e organizzazione professionale 62,04%, cittadini Ue 13,10%, associazione di categoria 10,21%, ente pubblico 4,82%, associazione dei consumatori 4,05%, cittadini extra Ue 0,58%, Ong 0,58%, istituto universitario/di ricerca 0,19%, altro 4,24%.

In merito ai Paesi rispondenti al primo posto c’è la Germania con il 33%, seguita da Paesi Bassi 29%, Austria 8%, Italia 5% a pari merito con Francia e Belgio. Seguono Irlanda 2% e con l’1% Spagna, Finlandia, Danimarca, Regno Unito, Svezia, Portogallo, Ungheria, Cechia, Stati Uniti, Romania, Estonia, Slovacchia, Norvegia, Lettonia, Grecia.

Perché serve la revisione?

La domanda che ci si pone è il perché sia sorta la necessità di una revisione? A porre l’attenzione sul tema è Gianni Rebecchi, presidente di Assoviaggi, che, prima dello scadere del tempo utile per poter partecipare alla consultazione, aveva esortato le adv a rispondere per dare il proprio contributo alla revisione.

“Partendo dal fatto che buona parte delle transazioni dei servizi turistici collegati avviene sul web, la Ue mira a tutelare i consumatori che acquistano online da casi di insolvenza e fallimento che in passato si sono verificati”, spiega Rebecchi. Più precisamente oltre il 50% delle transazioni nel mondo del turismo avviene online, “da qui la volontà di stabilire delle regole a tutela del consumatore. Quelle che sono state decise però erano complesse e difficilmente interpretabili da chi acquista online e complesse da applicare per chi ha la piattaforma”. A tutto ciò si aggiunga anche il fatto che il consumatore spesso “non è a conoscenza del fatto che gode di tutte le tutele come nel caso dell’acquisto del pacchetto turistico. Per esempio il volo più hotel è tutelato”. E questo perché la direttiva tende a parificare quasi ad un pacchetto turistico il volo aereo più il servizio turistico collegato. In questo modo il consumatore che ha acquistato il servizio turistico collegato “gode della tutela che è garantita dal pacchetto turistico acquistato tramite la filiera del turismo organizzato. Il che vuol dire possibilità di cancellazione, che l’organizzatore è responsabile, ma in realtà sul web non è così, cioè non sempre le regole sono applicate”. Invece la direttiva vuole che se si acquista tramite piattaforma, il soggetto al quale si pagano tutti i servizi, sia quel soggetto che risponde alle eventuali inadempienze.

I limiti delle norme

Rebecchi fa presente che “le norme dell’Unione Europea per la tutela dei consumatori garantiscono già un elevato livello di protezione e diritti precisi per i viaggiatori”, ma la pandemia è stata un po’ come il vaso di Pandora, ha scoperchiato anche i limiti di tali norme. Pertanto la necessità della revisione scaturisce da un insieme di cause e fenomeni che si sono verificati, pandemia, tema voucher, regole applicate da ogni singolo Paese, fallimento di alcuni vettori e mancati rimborsi, ma anche il fatto che i servizi turistici collegati siano diventati un fenomeno quotidiano, però “le regole non vengono applicate come si dovrebbe”. Da qui la necessità di “semplificare le norme relative ai servizi turistici collegati, perché possano essere correttamente interpretate e applicate tutte le tutele verso i viaggiatori, così come avviene nelle adv”. Rebecchi ci tiene anche a sottolineare che gli operatori del turismo organizzato sono favorevoli al fatto di dover tutelare meglio chi acquista online. “Le norme sono da applicare anche a tutti i soggetti che vendono online, ai cittadini Ue e anche se fuori dai confini europei e questo perché il viaggiatore deve essere sempre protetto, ma c’è un però”. Infatti le suddette norme sono state scritte “in tempo di pace – sottolinea Rebecchi -, cioè quando nessuno poteva immaginare che si sarebbe verificata la pandemia e che tutto si sarebbe fermato in quindici giorni?”. Una calamità imprevedibile che ha portato il turismo organizzato a riflettere sul fatto che “le regole scritte in tempo di pace diventano inapplicabili in caso di eventi straordinari”. La posizione del travel è favorevole alla tutela del consumatore, ma in caso di un evento imprevisto di tale portata sa anche che non si possono applicare quelle regole. Ora certamente c’è una consapevolezza in più, “sappiamo che possono accadere eventi non ordinari che rendono difficile l’applicabilità di certe norme”, dice Rebecchi.

Fondo di garanzia per i vettori

Quali sono le soluzioni possibili per ovviare a tutto ciò e attualizzare la direttiva con nuovi elementi che siano contemporanei, che si adattino meglio in caso di eventi che si possono verificare? Per esempio è giusto introdurre “un fondo di garanzia per le compagnie aeree, a garanzia di agenzie di viaggi e viaggiatori – afferma Rebecchi -, perché in caso di fallimento chi rimborsa i viaggiatori?”. A tal proposito la Commissione europea sta valutando “di introdurre un fondo di garanzia europeo”. Il comparto del turismo organizzato ritiene anche che, “a fronte di eventi catastrofali di portata vasta si debba avviare una deregulation delle norme scritte dalla direttiva a tutela del consumatore, ma anche delle imprese. Per questo era importante che ci fosse una partecipazione da parte delle adv e dei t.o. alla consultazione pubblica, per una revisione più attenta della direttiva”.

Un limite ai rimborsi in caso di fallimenti

Rebecchi fa anche una altra considerazione, prendendo come esempio il mondo delle banche per osservare che, “se una banca fallisce lo Stato garantisce fino a 100mila euro, poi basta. In Europa le imprese del turismo devono, invece, rispondere in modo totale, il che però non è un processo equilibrato, perché in caso di fallimento il viaggiatore deve avere un rimborso totale, però nel caso di eventi catastrofali ciò non è fattibile”. Pertanto la proposta è di prevedere “un limite ai rimborsi in caso di fallimenti, di istituire un fondo di garanzia per i casi di insolvenza e fallimento a livello europeo (alimentato annualmente attraverso meccanismi redistributivi), che va ad integrare i fondi privati e le compagnie di assicurazione di ogni singolo Paese. E che ogni singolo Stato Ue, soprattutto in Italia, istituisca un fondo misto pubblico-privato per garantire le imprese in caso di eventi straordinari”.

I voucher previsti come norma

Come si sa per venire incontro alla situazione di crisi creata dalla pandemia sono stati introdotti i voucher e l’Italia è stata precursore in tal senso, adottandoli per prima e facendo da apripista agli altri Paesi. “Uno strumento che, però, non è previsto dalla direttiva. Pertanto ciò che auspichiamo – dice Rebecchi – è che possa essere introdotto nella normativa che una impresa del turismo organizzato possa offrire oltre al rimborso anche il voucher”.

Stefania Vicini

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