Revisione direttiva pacchetti: per Fto opportuna maggiore flessibilità
Fto, con il contributo di alcuni associati, ha partecipato alla consultazione pubblica, indetta dalla Comunità Europea, per rivedere e risolvere le criticità della Direttiva europea sui pacchetti turistici.

Le criticità segnalate

Fto ha reso noto sulla sua pagina Facebook le criticità segnalate, che verranno prese in esame per approfondimenti successivi da parte del legislatore europeo.
“Pur constatando che la direttiva nasce con il presupposto di tutelare il viaggiatore allo stato attuale delle cose non fornisce le giuste garanzie alle imprese in tema di concorrenza e nel contrasto all’abusivismo. La pandemia ha dimostrato i limiti della direttiva, in quanto sarebbe stata opportuna una maggiore flessibilità della norma a favore degli organizzatori che, per poter rispettare gli obblighi imposti dalla stessa, hanno subito le conseguenze economiche delle scelte sanitarie e politiche dei loro Governi”, fa presente Fto.

Le definizioni

Fto pone l’attenzione sulle definizioni date e sulla necessità di certi chiarimenti. Per esempio la definizione di pacchetti click through e quella di servizi turistici collegati mediante acquisto mirato presso un secondo professionista è estremamente complessa e ciò comporta la sua non applicazione nella pratica.
In merito alla definizione di pacchetto turistico dovrebbe essere considerato viaggiatore, ai fini della direttiva, solo chi viaggia per finalità turistica e non chi viaggia per motivi di studio o di lavoro. Fto fa presente che, va chiarita, ad esempio, l’espressione “corsi di lingua di lungo periodo” in quanto non si sa cosa debba intendersi per “lungo periodo”.

Sconsigli distinti dai divieti a viaggiare

Un altro punto su cui si sofferma Fto è quello dei travel warning o sconsigli che dovrebbero essere distinti dai veri e propri divieti a viaggiare verso una località o una destinazione. Dovrebbe essere precisato che rileva solo il divieto a viaggiare e non il generico sconsiglio o warning. Il divieto limitato ad una specifica località non dovrebbe rilevare per i viaggi verso una differente località, seppur situata nel medesimo stato di destinazione che non è oggetto di divieto generico.
Durante la pandemia, gli Stati membri hanno disciplinato in modo eterogeneo la possibilità di viaggiare verso la medesima destinazione, con alcuni Stati che ponevano un divieto, altri un mero sconsiglio.

I rimborsi e il termine dei 14 giorni

Durante la pandemia non è stato possibile rispettare il termine di 14 giorni, che dovrebbe valere solo laddove non vi siano circostanze eccezionali e straordinarie, quali appunto una pandemia. In caso di problematiche su larga scala – dice Fto – l’organizzatore potrebbe non essere in grado di conciliare il mancato rimborso da parte del fornitore con l’obbligo di rimborsare il cliente entro 14 giorni. In questi casi è preferibile precisare che il rimborso deve essere effettuato “il prima possibile”.
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