Si fa presto a dire aiuti, ma al turismo cosa serve?

La Commissione europea ha detto sì ai 698 milioni di euro di aiuto da parte dell’Italia alle imprese turistiche colpite dalla pandemia. Abbiamo cercato di analizzare la cifra, inquadrandola nel contesto attuale di settore, in relazione agli ambiti di applicazione ed anche in base alle richieste pervenute. Lo abbiamo fatto attraverso il pensiero di tre associazioni di categoria, Assoviaggi, Astoi, Fto.

Gli ambiti di applicazione sono certamente interessanti (trasformazione digitale e transizione ecologica), ma c’è da considerare che, gran parte delle realtà del travel vengono da due anni di fermo e non tutti sono nelle condizioni di poter mettere in atto degli investimenti in tal senso, piuttosto dalla disamina del fronte associativo emerge chiara l’esigenza di ulteriori fondi ed aiuti al settore, soprattutto dal punto di vista finanziario e con una attenzione particolare alle piccole imprese. Forse una maggiore focalizzazione su quali fossero le esigenze del settore sarebbe stata più utile per poter avere aiuti più mirati.

Bando Ifit e Bando Digitour

Analizzando gli ambiti di applicazione bisogna dire che, “questo tipo di aiuti erano legati agli obiettivi del Pnrr per dare un impulso decisivo alla trasformazione digitale dell’Italia e alla sua transizione ecologica”, fa presente Gabriele Milani, direttore nazionale di Fto. Siamo di fronte a due bandi, Ifit e Digitour.

Quindi, l’autorizzazione della Commissione europea si riferisce ad uno stanziamento relativo a misure rientranti nel Pnrr e, in particolare a “sovvenzioni dirette e crediti d’imposta per le imprese turistiche. L’intervento è contenuto nell’art.1 dl 152/2021 (credito d’imposta 80% e contributo a fondo perduto) – spiega Astoi Confindustria -. Tali agevolazioni sono rivolte ad alberghi, agriturismi, strutture ricettive all’aria aperta, imprese del comparto turistico, ricreativo, fieristico e congressuale, stabilimenti balneari, complessi termali, porti turistici, parchi tematici, inclusi quelli acquatici e faunistici. La misura punta a coprire parte dei costi legati all’ammodernamento delle strutture e degli impianti e all’efficientamento energetico. I beneficiari avranno diritto a un importo che copra fino al 50% dei costi ammissibili, entro un massimale di 100mila euro per impresa”.

Quanto ai crediti d’imposta per adv e t.o. “l’intervento è contenuto nell’art.4 dl 152/2021 (Tax Credit per agenzie di viaggi e tour operator). La misura punta a coprire parte dei costi relativi alle ristrutturazioni e alle attività di sviluppo digitale. I beneficiari avranno diritto a ricevere aiuti sotto forma di un credito d’imposta che copra fino al 50% dei costi ammissibili, entro un massimale di 25mila euro per beneficiario”. Detto ciò, è chiaro che “la prima misura – osserva Astoi – pur se rivolta anche al comparto del turismo organizzato, non è tarata sulle esigenze delle aziende che vi operano, ma su quelle delle imprese ricettive e delle altre imprese appartenenti alle filiere citate”. Con riferimento, invece, al tax credit digitalizzazione per adv e t.o. “sappiamo che tale intervento, per come predisposto, ha già ottenuto – ed otterrà in futuro – una scarsa adesione da parte delle imprese in quanto non può considerarsi una misura congeniale alle esigenze di aziende che non dispongono di liquidità e che non hanno generato fatturato per molti mesi – dice Astoi -. Sarebbe stato quindi opportuno identificare una misura in linea con i bisogni del comparto. Inoltre, lo stanziamento relativo al tax credit digitalizzazione per adv e t.o. (98 milioni) non solo non sarebbe sufficiente, ma addirittura, mediante l’art. 38 del c.d. ”Decreto Pnrr 2” è stata destinata all’incremento della misura ex art. 1 dl 152/2021, andando a sottrarre le già limitate risorse alle imprese del comparto”.

Servono supporti per la gestione finanziaria

Sulla stessa lunghezza d’onda il pensiero di Gianni Rebecchi, presidente di Assoviaggi, visto che il turismo organizzato “dal 2020 non riceve sostegni dal ministero competente – fa presente -, le poche risorse che dobbiamo ricevere oggi sono stanziamenti del precedente Governo, senza contare la via crucis in merito agli ammortizzatori sociali che ancora oggi non sono stati approvati ed erogati dall’Inps e senza contare lo sgravio contributivo per le imprese del nostro settore che doveva partire ad aprile, ma che ad oggi non abbiamo potuto ancora utilizzare”.

Detto ciò, i 698 milioni bastano? La risposta è molto semplice ed immediata: “Il settore ha subito miliardi di perdite. La cifra non è sufficiente”, dice Rebecchi.
Per il nostro settore vanno previsti “ancora supporti per accompagnare le imprese fino alla ripresa a regime delle attività – afferma Milani – ed in particolare con adeguati supporti per la gestione finanziaria delle imprese, pensando ai voucher emessi e ai finanziamenti attivati durante la pandemia”. In pratica “sono indispensabili aiuti concreti per rafforzare il mantenimento della forza lavoro e sostenere investimenti nel potenziamento delle risorse umane”.

L’adesione

Fto è molto precisa sui numeri relativi all’adesione. Per Ifit sono state presentate “7.415 domande con incentivi richiesti di circa 3 mld, cifra ben superiore rispetto a quella disponibile di 600 milioni, a testimonianza di un forte interesse da parte delle imprese per un supporto concreto e utile per gli investimenti”, sottolinea Milani.
Per Digitour le richieste sono state “1.202 per un investimento pari a 34 mln e un credito di imposta di 15 mln, rispetto ai 98 disponibili”.

Milani interpreta i numeri della adesione, riflettendo sul fatto che ci sono alcuni fattori “che hanno in parte condizionato l’adesione a questa procedura. A marzo – precisa -, le imprese stavano uscendo da un periodo di inattività di due anni, che non ha sicuramente aiutato nella predisposizione mentale degli imprenditori a fare investimenti significativi e nella loro capacità finanziaria di anticipare le risorse per sostenere spese significative, seppur importanti per rendere più competitive le loro aziende”. L’altro elemento messo in luce è legato “alla tipologia di aiuto; un credito imposta di cui beneficiare nell’anno successivo a quello dell’investimento, seppur cedibile, è sicuramente meno appetibile rispetto a un contributo a fondo perduto”.

Le casse sono vuote

Per quanto riguarda adv e t.o. la misura punta a coprire parte dei costi relativi alle ristrutturazioni e alle attività di sviluppo digitale. Però c’è da considerare che il “turismo organizzato è rimasto fermo oltre 2 anni. Per chi ce l’ha fatta le casse sono vuote e le risorse per investimenti se le possono permettere in pochi – dice Rebecchi -. E’ necessario un prolungamento delle moratorie su finanziamenti e mutui oltre al temporary framework. E’ necessario aiutare le piccole imprese (che sono la maggior parte del nostro settore) a superare i debiti”. Rebecchi sensibilizza sul fatto che “sono molte, troppe, le imprese di dimensione più piccola che non riusciranno a pagare i debiti, quelli pregressi e quelli accumulati nei periodi di lockdown”.

Nel 2022 una perdita di 5 miliardi

Infatti, da Astoi si fa presente che, “nonostante i buoni segnali di ripresa della domanda in questi ultimi mesi – anche grazie al superamento del divieto di viaggiare verso i Paesi extra Ue, dovuto ad una ordinanza del ministro della Salute che è rimasta in vigore fino al 23 febbraio 2022 – le imprese del turismo organizzato permangono in una situazione di estrema difficoltà causata dalle perdite del biennio 20-21 ed aggravata dal recente conflitto russo-ucraino. L’incertezza determinata dalla situazione contingente, un diffuso clima di sfiducia dei consumatori e la diminuita capacità di spesa degli italiani porterà a chiudere anche il 2022 con una perdita di 5 miliardi su 13 che il comparto avrebbe generato in condizioni di normalità (2019)”.

Astoi aggiunge anche che le risorse stanziate dal precedente Governo “per ristorare le perdite del 2020 (625 milioni, a fronte di una perdita pari a 10 miliardi su 13) non sono state seguite da altri interventi della stessa portata da parte del governo Draghi, rendendo impossibile traghettare le imprese oltre la crisi. Il rifinanziamento del Fondo Unico per il turismo (art. 4 del dl Sostegni Ter, convertito con legge n. 25 del 28.3.2022) che ha riservato a t.o. e adv solo 39,3 milioni per coprire le perdite di fatturato del 2021 (pari a 11 miliardi di euro su 13) è da considerarsi del tutto insufficiente. Sono quindi necessari interventi seri e proporzionali, stimati in un incremento delle risorse da 39 a 250 milioni”.

Serve un fondo per il turismo permanente

Gli investimenti digitali sono visti come “indispensabili per il nostro settore”, riconosce Milani. Però è importante che “anche nel prossimo futuro siano previste risorse che possano incentivare il processo di digitalizzazione del turismo organizzato”.

Alla domanda su quali altri supporti sarebbero necessari, Milani sostiene che “il perimetro di interventi per i quali era prevista l’ammissibilità dell’investimento era molto completo, includendo investimenti di natura infrastrutturale, sicurezza dei pagamenti, cloud, possibilità di potenziare i gestionali già in uso o acquistare nuovi Crm, integrazioni con piattaforme digitali, miglioramento del sito internet soprattutto in ottica responsiveness per mobile”. Cosa serve? “Va sicuramente previsto un sistema di contributi che renda meno impegnativo e soprattutto maggiormente appetibile per le imprese, poter accedere a questo tipo di aiuti”.

Rebecchi porta l’accento sul fatto che “da sempre cerchiamo di far approvare al Governo misure sotto tutti i profili di interesse per il settore, ma spesso l’attenzione è rivolta ad altri comparti per cui serve sempre costante impegno”. Dal canto suo

Assoviaggi attraverso il sistema Confesercenti farà partire un’operazione dedicata alle piccole imprese “attraverso la propria banca per il microcredito. Aiuterà le agenzie di viaggi che hanno difficoltà a trovare credito presso il consueto circuito bancario con finanziamenti che potranno arrivare sino a 50mila euro”. A suo dire è “necessario ricostituire un Fondo per il turismo permanente che, come in altri comparti, possa essere attivato quando necessario. Ormai la storia ci insegna che pandemie, guerre ed eventi internazionali quali le crisi economiche sono sempre alle porte, per questo è necessario attivare sistemi di contenimento di tali eventi a favore delle imprese colpite. Il turismo è tra i settori a maggior rischio e non dobbiamo farci trovare impreparati”.

Stefania Vicini

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