Il concetto di t.o. resta forte, ma il charter?

“Il concetto di tour operator organizzatore resta forte, ma non sono sicuro che il charter sarà ancora il modello determinante, vedo più le low cost per la flessibilità”. A sostenere tale tesi è Massimo Segato, responsabile della Divisione Distribuzione del Gruppo Uvet. Il manager lo precisa chiaramente: “Non è colpa del charter, è il suo modello che è così, 7 o 14 notti, va a blocchi e non sempre riesci a incasellarlo, pertanto ho dei dubbi che possa essere il modello del futuro, in quanto i volati sono caratterizzati da una maggiore flessibilità. Non vuol dire che finirà come modello, ma che non sarà più quello degli anni d’oro”.

La strategia nel tour operating

Il manager si sofferma su quella che sarà la strategia sul fronte del tour operating a partire da Settemari, che “per il 2022 ha un perimetro di programmazione non esageratamente ampio. Il che è stata una scelta voluta. Perché si è voluto fare forza sulle destinazioni e le strutture in esclusiva per il mercato Italia. Si è voluto ripartire dalle certezze e da ciò che è molto conosciuto dal mercato per non disperdere energie e forze – spiega il manager -, ma per ritornare ai 90 mln di euro di fatturato pre-Covid ci vorrà una road map“.

Ciò che è stata messa in atto è “una politica commerciale inclusiva – dice Segato -, che prevede dei livelli di commissione alti anche per volumi singoli non particolarmente elevati. Questo vuol dire fare squadra – afferma il manager -. In pratica chi vende guadagna e chi vende di più, guadagna di più”. E’ una politica sì meritocratica, ma che parte da soglie non penalizzanti e che non vanno al di sotto del 10/11%.

“Le porte sono aperte, è ciò che dico alle adv durante i roadshow, bisogna ripartire avendo ben chiaro che è il momento della inclusione, del fare squadra, è questo lo spirito con cui affrontiamo tutto”, spiega Segato.

L’obiettivo

Per il tour operating di casa Uvet, l’obiettivo è sfruttare la fase della ripartenza “per riportare nella mente delle adv il prodotto e come affidarsi al t.o”. Il manager si sofferma sul caso di Settemari, durante la stagione invernale era in stand by, “una situazione che il mercato non ha compreso bene, ma forse perché non è stata comunicata bene”, riconosce il manager. Molte volte lo stop delle attività può portare a conclusioni negative, ma è anche vero che ciò è avvenuto quando le destinazioni erano chiuse. Cosa è stato fatto in questo periodo? “Si è lavorato per partire con l’estate. Io sono arrivato il 22 marzo con la programmazione fatta, si è quindi lavorato sulla politica commerciale a fronte di una programmazione (volutamente) non ampia”.

Poi la previsione, “i tre t.o. del Gruppo Uvet (Settemari, Amo il Mondo e Jump) faranno 40 mln se le cose andranno bene e se la situazione generale ci darà la possibilità di vendere e ricostruire il posizionamento”.

Stefania Vicini

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