Perché il turismo dovrebbe farsi rivoluzionare dal metaverso?

Carneade! Chi era costui?”. La domanda è famosa. E’ quella che si fa don Abbondio nell’ottavo capitolo dei Promessi Sposi. Ci piace l’idea di ricalcarla per domandarci, prendendoci qualche licenza, “Metaverso! Chi è costui?. Perché in fondo potrebbe essere molto semplice, ma anche molto complicato darne una definizione, ma soprattutto ci preme capire il perché i diversi attori del travel dovrebbero fare la loro comparsa nel metaverso e con quali vantaggi? A farci da guida in questo cammino di scoperta è Andrea Zaniolo, che oggi ricopre il ruolo chief innovation officer all’interno di Velvet Media Italia, agenzia di Castelfranco Veneto, che opera nell’ambito di marketing management, vendita online e new media. Nata come casa editrice nel 2013, oggi è una holding che gestisce il marketing in outsourcing per conto di oltre mille aziende del Nord Italia grazie ad un organico di circa 150 persone.

L’universo digitale

“Il metaverso è un universo digitale frutto di molteplici elementi tecnologici tra cui video, realtà virtuale e realtà aumentata – spiega Zaniolo – e nasce per soddisfare la necessità di experience che pervade ogni aspetto della società e della cultura odierna. Tutti vogliono sentire, fare esperienza diretta, anche digitalmente: dunque il metaverso ci dà la possibilità di fare un salto in un universo parallelo che digitalizza le esperienze in quanto la struttura è spazio-temporale”.

Alla domanda su quali siano i vantaggi che offre, Zaniolo preferisce parlare “di vera e propria rivoluzione che porta con sé innumerevoli opportunità non solo per i brand di medie e grandi dimensioni, ma anche per le pmi. Analizzando la realtà dei social notiamo che ci sono dei limiti su quanto coinvolgente e realistica possa essere la nostra esperienza. Ad esempio possiamo postare delle clip di un concerto visto con amici, ma non possiamo incontrarli dal vivo, soprattutto se geograficamente distanti”. Ed è qui che entra in capo il metaverso, rendendo possibile “fare shopping, andare al ristorante, ballare in un locale o semplicemente farsi una passeggiata in città comodamente seduti da casa, con auricolari e speciali occhiali da realtà aumentata”. Tutto ciò potrà avvenire in compagnia di chi vogliamo, “anche se l’altra persona vive in un altro continente”. Si fa presto ad intuire che la stessa cosa può avvenire nel caso di “meeting aziendali, fiere, eventi. Un mega spazio tridimensionale dove gli avatar degli utenti potranno andare in giro liberamente e ovviamente uno spazio parallelo per i brand in cui posizionarsi e promuoversi”.

Non sarà una bolla

Che cosa dà la certezza che non sarà una bolla? Zaniolo riconosce che “l’hype creatosi attorno al metaverso dà adito a pensare che sia la solita bolla mediatica, certo. Analizzando però i trend mi sento di poter affermare il contrario, dato che aziende come Meta, Microsoft, Nvidia stanno canalizzando investimenti ingenti per garantirsi un primato in questa nuovo oceano blu. Di fatto, il metaverso e tutte le tecnologie che stanno alla base del WEB3, concorrono alla creazione di un vero e proprio nuovo mercato che per alcuni si posiziona parallelamente a quello in cui attualmente operano, generando loro una sorta di estensione dei confini entro i quali possono comunicare e quindi promuovere i propri prodotti o servizi, mentre per altri, significa poterne creare di nuovi e quindi generare un indotto ben più esteso rispetto al proprio ambito di intervento”.

Tutto è possibile

Viene da chiedersi se ci siano dei settori ai quali il metaverso si adatti meglio di altri, Zaniolo fuga ogni dubbio, affermando: “Tutto. Essendo un universo parallelo”. Attenzione, perché come lui stesso dice “non si parla di adattamento, ma di evoluzione, perciò tutto è possibile”. Certamente, riconosce che esistono settori maggiormente “ricettivi. Un esempio è il fashion con le sfilate virtuali, il mondo dell’entertainment con i concerti e la gamification per veicolare i propri messaggi ed allo stesso modo acquisire dati utili circa i comportamenti e le abitudini dei propri consumatori. Arte, design, tutto il settore dell’industria ne ha colto le grandi opportunità, sfruttando la tecnologia per migliorare i processi e dar modo a chiunque di fruire dei propri contenuti. Senza limiti (ed in alcuni casi anche senza costi), di tempo e spazio”.

Un nuovo concept di turismo

Per il turismo quali potrebbero essere i vantaggi? Il primo vantaggio messo in evidenza dal manager è quello di “creare un nuovo concept di turismo”. In che senso? Per comprenderlo ci invita a immaginare “quanta nuova affluenza potrebbero avere città, musei, castelli, ville e altre bellezze del mondo se fossero accessibili tramite il metaverso. Immaginiamoci di creare circolarità di capitale per incentivare con il profit del metaverso la ristrutturazione di opere e la salvaguardia di mete naturali. Dar modo alle persone di assaporare diverse destinazioni in fase di valutazione o immergersi virtualmente all’interno delle strutture, significa garantire un soggiorno perfettamente aderente alle proprie necessità ed apre alla possibilità di farsi notare a quelle strutture che non sono ancora sufficientemente considerate perché poco conosciute”.

Poi c’è una visione più futuristica del tema, ma che Zaniolo ritiene “assolutamente fattibile” ed è quella del “crearsi un mercato parallelo, dove esisteranno tour operator, strutture… che, senza variare il loro oggetto di attività, ne allargano a dismisura il perimetro e quindi l’audience di riferimento”.

Bisogna trovare il “come” esserci

Come si sa oggi si è assistito ad alcuni segnali di comparsa da parte di player del travel nel metaverso, vettori, destinazioni, compagnie di crociera, hotel. Mancano per esempio le adv e i tour operator. Abbiamo visto che, trattandosi di un universo parallelo, ogni realtà può essere adatta e trarne beneficio. Partendo da questo assunto “ora si tratta di trovare il ‘come’ per costruire una nuova forma di promozione: il target ha gli stessi bisogni e viene sollecitato dagli stessi stimoli perciò serve una sorta di codifica. Le opportunità sono già concretamente traducibili per tutti gli attori citati. La valutazione e la velocità di messa a terra va fatta non tanto in base alla fattibilità, ma di quanto buono sia il rapporto tra l’investimento necessario e la capacità del proprio target di fruirne”. In pratica il limite oggi è “più hardware che software, la vera barriera è l’accesso alla tecnologia”.

La vera rivoluzione

Di piattaforme ad oggi ne esistono già “un’infinita varietà, molte di queste derivano dal mondo del gaming che per primo è stato in grado di evolversi in questa direzione e sono ad oggi, le più popolate. Ci sono poi diverse realtà verticali nei vari settori – spiega il manager -, quello immobiliare ne è un esempio eclatante”.

Per quanto riguarda, invece, il travel, inteso come “viaggiare alla scoperta di destinazioni reali – precisa Zaniolo -, l’evoluzione è ancora piuttosto limitata a singole piattaforme-applicazioni che ne enfatizzano le caratteristiche in modalità immersiva, intendo dire che si tratta spesso di video a 360° che danno una visione maggiormente emozionale del luogo ma l’esplorazione è guidata e quindi limitata al racconto o percorso che si vuole far fare all’utente”.

Secondo Zaniolo “la vera rivoluzione che mi sento di dire troverà immediato riscontro sul mercato avverrà quando più attori collaboreranno in una direzione comune, dando modo ai propri clienti target di avere accesso ai servizi di cui necessitano e che, senza dei quali un’esperienza di questo tipo non troverebbe significato”. Ciò che Zaniolo intende dire è che “aprire al metaverso le sole strutture come i villaggi o gli hotel, senza poi avere per esempio dei tour operator o agenzie viaggi che facilitino l’accesso e indirizzino (come oggigiorno avviene), è una grandissima barriera alla reale efficacia”.

Un primo approccio, “propedeutico al rendere user friendly la tecnologia, è quello del creare esperienze immersive, inizialmente ad uso promozionale fortemente impattante per poi domani tradursi in scenari precedentemente descritti”.

 

Stefania Vicini

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