Sostenibilità, due terzi degli italiani in vacanza non è disposto a spendere di più

In occasione del Sustainable Tourism Summit, la Fondazione per la Sostenibilità Digitale ha presentato il Rapporto 2022 sulla Sostenibilità Digitale nel Turismo.

La ricerca analizza il comportamento degli italiani rispetto alle app per il turismo – dalle app per la prenotazione di alberghi ed hotel agli strumenti che migliorano l’esperienza di visita nei musei o nei luoghi di cultura -, con particolare   attenzione a quelle che possono migliorare il fattore della sostenibilità.

Nello specifico lo studio analizza il comportamento delle persone rispetto ad app per la prenotazione di alberghi, hotel e B&B quali Booking, Expedia, Lastminute.com, Tripadvisor, AirB&B e altri, app per la prenotazione di strutture ricettive che danno importanza alla sostenibilità come FairBnB, Cityaround e altri, strumenti di house sharing, app per la prenotazione di musei come Tiqets, app che migliorano l’esperienza di visita in musei o luoghi di cultura come Uffizi App.

Tra sostenibilità e digitalizzazione

“Il turismo è un settore che ha sofferto terribilmente durante la pandemia (-51% rispetto al 2019) ma che sta ripartendo e che potrebbe ottenere grandi vantaggi dall’incontro tra sostenibilità e digitalizzazione”, spiega Stefano Epifani, presidente per la Fondazione per la Sostenibilità Digitale.

Il settore occupa quasi 1,7 milioni di addetti e conta 32.730 esercizi alberghieri, 185.597 esercizi extra-alberghieri, e un flusso di clienti pari a circa 437 milioni di presenze (dati 2019).

“Le previsioni di quest’anno sono molto incoraggianti ma questa fase di riavvio richiede estrema attenzione. È cruciale, infatti, tener conto di alcuni cambiamenti prodotti dall’esperienza della pandemia: non solo nell’organizzazione e nelle strategie delle aziende turistiche ma anche nei comportamenti e nelle scelte dei viaggiatori stessi, che devono essere più orientate verso l’utilizzo degli strumenti digitali e soluzioni di viaggio maggiormente attente alla sostenibilità. Il turismo infatti, per sua natura, ha un forte impatto di sostenibilità, sia ambientale che sociale ed economica, e le tecnologie digitali potrebbero avere un ruolo sostanziale nell’abbatterlo”.

Molte chiacchiere, pochi fatti

La ricerca – che è parte dell’Osservatorio della Fondazione per la Sostenibilità Digitale – analizza i comportamenti degli italiani in relazione al turismo rapportandoli all’indice DiSI (Digital Sustainability Index), sviluppato dalla Fondazione per definire la loro propensione verso la sostenibilità e la digitalizzazione ed evidenziando come questi elementi “spostino” i comportamenti, in questo caso rispetto al turismo.

“I risultati generali – afferma Epifani – evidenziano che malgrado molti italiani dichiarano di dare grande importanza alla sostenibilità (tre italiani su quattro definiscono l’emergenza climatica una priorità assoluta) a tali convinzioni non corrisponde un reale impatto sui comportamenti quotidiani e sulle scelte. Anche quando parliamo di turismo, e specialmente quando tali scelte toccano il portafoglio. Ben il 73% degli italiani, infatti, non è disponibile a spendere di più per strutture sostenibili”.

“La situazione non cambia di molto quando si inserisce nel quadro il ruolo della tecnologia digitale. Se oltre la metà degli italiani, infatti, utilizza strumenti di prenotazione on-line di alberghi o altre strutture ricettive, solo il 26% di essi sceglie applicazioni che danno importanza alla sostenibilità delle strutture presenti, con un 8% che dichiara di farne un uso regolare, rispetto a un 27% di utenti abituali delle applicazioni tradizionali. Interessante notare come per gli italiani classificati come “sostenibili digitali” la percentuale di utenti attivi salga al 42%, per scendere al 12% per gli “insostenibili analogici”.

Il driver è la tecnologia

“Ma ancora più interessante – evidenzia Epifani – è notare come il driver di scelta in questi casi non sia tanto la sostenibilità, ma la digitalizzazione. Infatti, il coefficiente d’uso di tali applicazioni per gli “insostenibili digitali” è del 36%, contro il 16% dei “sostenibili analogici”. In altri termini, a determinare i comportamenti di sostenibilità contribuisce più la competenza digitale che non il proprio orientamento verso la sostenibilità. Orientamento che talvolta, addirittura, diventa ostativo”.

La diffidenza verso il digitale penalizza anche le intenzioni d’uso futuro. Se il 23% del totale degli intervistati conta infatti di incrementare in futuro il proprio livello di adozione di tali strumenti, tale percentuale si dimezza per gli “insostenibili analogici”, per arrivare invece al +29% dei “sostenibili digitali”. In altri termini, le persone più orientate al digitale assumono comportamenti sostenibili anche se distanti dai valori della sostenibilità di quanto non facciano gli individui convinti (almeno a parole) dell’importanza della sostenibilità, ma lontani dalle tecnologie. Per tutti i cluster – ma in particolare quelli dei sostenibili – a essere indicativa (e preoccupante) è la percentuale di persone che, pur dichiarando di conoscere alcune soluzioni, non le utilizzano. Percentuale che oscilla tra il 25% dei sostenibili digitali al 37% dei sostenibili analogici.

Un gap da colmare

“Questo evidenzia una grande lacuna da parte delle nostre istituzioni che, anche nel turismo, più che pensare a improbabili iniziative editoriali, dovrebbero concentrarsi nel far capire davvero ai cittadini il ruolo del digitale quale strumento di sostenibilità. Il ruolo della sostenibilità digitale, nelle attività delle strutture pubbliche italiane che si occupano di questo tema, dal ministero all’Enit, è pressoché “non pervenuto”, e ciò genera un vero e proprio danno, soprattutto se si fa del turismo sostenibile una bandiera”, conclude Epifani.

 

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