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Il lascito della pandemia: Adr in crescita negli hotel

La crisi sanitaria ha portato le aziende alberghiere a modificare il business plan, il proprio modo di operare, si è cercato comunque di investire per restare appealing sul mercato anche se l’impresa appare più facile per le catene alberghiere che si confrontano con una realtà più ampia e fanno economie di scala. Ora, in un mercato in forte ripresa, come si comportano Adr e tasso di occupazione? Cosa è cambiato dopo il Covid? E’ la domanda che Giampiero Schiavo, ceo di Castello Sgr, ha posto ad un parterre di gruppi alberghieri.

Il lascito della pandemia

Se la pandemia ha levato qualcosa all’industria, secondo Andrea Mangia, chief financial officer di Mangia’s, “sta anche regalando qualcosa. Il lascito è l’incertezza, il cambiamento del business (nel 2019 il 65% della sua clientela era straniera e ora la percentuale si è invertita mettendo in luce la domanda italiana, ndr). Il revenge spending spinge la domanda, che è diventata più elastica, con una diminuzione della booking window che porta all’aumento dell’Adr”.

Tutto è collegato al rapporto tra domanda e offerta, spiega poi Paolo Barletta, ceo di Arsenale Spa, “le persone hanno a disposizione un extra budget e il mercato esperienziale ne approfitta. Se si può stimare una perdita mondiale del business post Covid del 30%, allo stesso tempo si assiste ad un +40% del mercato leisure e in Italia il leisure è forte e sta portando ad una over richiesta”. Una buona prospettiva anche per il futuro, secondo Barletta, che “continuerà a macinare numeri e si verificherà un aumento della permanenza media, con un consolidamento del mercato, con prezzi e qualità in crescita”.

Anche Alan Mantin, managing director Sud Europa di Hilton, parla di un effetto benefico dei flussi internazionali su Adr e occupazione, con una evidente ripresa della domanda già dallo scorso anno. “Gli americani – sottolinea – stanno prenotando anche fuori dalle destinazioni classiche”. Il Gruppo Marriott, poi, registra un 51% di clientela americana in Sud Europa, “fenomeno legato al dollaro forte e alla voglia di viaggiare”, spiega Gianleo Bosticco, senior director development Italy di Marriott, specificando che però il mercato è molto volatile e bisognerà aspettare l’autunno per capire se ci sarà una contrazione.

I rialzi

Con 1800-1900 hotel di fascia economica in Sud Europa, Accor è un ottimo punto di osservazione. “Anche in questa categoria, così come nel lusso, si assiste ad un aumento medio del prezzo, che per questo segmento è dell’8% circa. E’ difficile però convincere i direttori ad alzare le tariffe, poi quando avviene si rendono conto che riescono a recuperare reddito”, dichiara Jerome Lassara, vp development Sud Europa del gruppo francese.

Annuncia un recovery del 18% del Revpar rispetto al 2019 Valerio Duchini, ceo B&B Hotels Italia: “Siamo passati da 100 a 118 euro dal 2019 ad oggi. Registriamo ad una fidelizzazione della clientela anche nelle città secondarie. Gli ospiti cercano sicurezza e flessibilità che sono le catene possono garantire”. L.D.

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