Crisi di governo: tutti i nodi da sciogliere

“Non ci voleva assolutamente, al di là delle tendenze politiche. Non ci voleva in primis per il turismo e perché molte partite aperte non sono state ancora risolte”. Il timore di Gianni Rebecchi, presidente Assoviaggi Confesercenti, è che con la crisi e la conseguente caduta del governo tematiche importanti che vanno trattate con la massima attenzione, anche in termini di tempistiche, e a cui non si è data finora risposta, cadano del tutto nel vuoto.

Il tema ristori

Innanzitutto la faccenda ristori: “I 37-39 mln di euro, perlatro non sufficienti, ma che riconoscono le difficoltà avute da tour operator e agenzie nel 2021, non sono stati ancora ridistribuiti – afferma Rebecchi -. Abbiamo già scritto un mese fa per sollecitare la questione, ma non c’è stata risposta. Parliamo di risorse stanziate per l’anno passato e questo denota una mancanza di attenzione da parte del ministero del Turismo”.

Il fondo Alitalia

C’è poi “il famoso fondo Alitalia (Dl del 27 maggio 2021, n. 73, articolo 11 quater, ndr) – prosegue il presidente – e che nel dicembre scorso prevedeva 100 mln per rimborsare i clienti dell’ex compagnia di bandiera. Sono state fatte richieste sia dalle agenzie sia dai viaggiatori, ma non si è ancora visto un euro dei rimborsi dovuti. E noi ci troviamo nella difficoltà di dare risposte a situazioni che non sono di nostra competenza, ma di un apparato burocratico disastroso. I rimborsi dovevano essere erogati entro il 30 aprile del 2022: ebbene, a oggi non si sa nulla, nonostante le nostre richieste”.

Il fondo voucher viaggiatori

Altra materia che “cade nell’oblio – aggiunge Rebecchi – è quella del fondo attraverso il quale il ministero del Turismo avrebbe dovuto rimborsare i viaggiatori che avessero ricevuto un voucher, ma fossero poi stati impossibilitati a usarlo per il fallimento del soggetto turistico coinvolto (articolo 88 bis del 17 maggio 2020 del ‘decreto Cura Italia, ndr)”. Il presidente cita un esempio su tutti: “Blue Panorama, finito in amministrazione straordinaria e in insolvenza evidente”. La capacità avrebbe dovuto essere di un mln di euro. “Andrebbero esaudite almeno le richieste pervenute in ordine cronologico – ammonisce il presidente -. Abbiamo scritto a giugno per chiedere notizie su una tematica che riguarda tutti, consumatori e operatori”. Anche in questo caso il finale è lo stesso dei casi precedenti.

Il decreto Sostegni ter

Per non farsi mancare nulla, c’è il tasto dolente del decreto Sostegni ter (27 gennaio 2022, ndr): “Per t.o. e adv era prevista una decontribuzione destinata ai propri collaboratori fatti rientrare dalla cassa integrazione nei periodi aprile e agosto – spiega Rebecchi -. Oggi  siamo ancora in attesa della circolare operativa per questa decontribuzione e persino i consulenti del lavoro non sanno come si richieda“. Sorge spontanea la domanda se sarà possibile una retroattività della misura: ovviamente “non si sa – risponde il presidente -. Tutti pensano alle elezioni e le imprese, intanto, rimangono a bocca asciutta”.

La cassa integrazione

La cassa integrazione istituita per gennaio, febbraio e marzo 2022 “deve ancora iniziare a operare per questi mesi – rammenta Rebecchi – Forse non ci si ricorda anche di un altro fatto: dal 1° gennaio è entrata in vigore la riforma degli ammortizzatori sociali voluta dal ministro Orlando che prevede la cassa integrazione anche per le imprese con un dipendente. Se in sé la riforma è una cosa positiva, voci certe informano del fatto che le persone stanno ancora aspettando la cassa di quei mesi. Per di più dopo due anni di pandemia”. Un altro tema che rimane nel vuoto.

I costi aggiuntivi

Ancora: “In termini di ammortizzatori sociali – sottolinea il presidente – già da quest’anno per le imprese da un dipendente in su subentreranno costi aggiuntivi. Si tratta di indennizzi basati sul principio per cui si versa un tot per dare vita a un fondo che poi serva nel momento del bisogno. La media per le imprese da 1 a 5 dipendenti è di un surplus di 25-50 euro al mese per ogni dipendente già nel 2022; dal 2023 si aggiungeranno 60 euro per arrivare a regime con 85 euro. Per le imprese da 6 a 15 dipendenti si avranno nel 2023 70 euro in più e per quelle da 16 a 49 180 euro”.

Tra ripartenza e domanda attuale

Il settore è ripartito ad aprile, ma ci sono questioni come l’overbooking e le cancellazioni dei voli. Se si lavora cinque mesi non si copre certamente un anno intero – sintetizza Rebecchi -. Sono riprese le moratorie e ci si augura che tutti abbiano fatto finanziamenti a tasso fisso e non variabile. Tra inflazione, tassi di interesse e costi strutturali si prospetta un autunno caldo“. E infine uno spettro che aleggia: “Nella ultima settimana la sensazione è che la domanda si sia fermata”.

Nicoletta Somma

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