Brescia e Bergamo: quando due diventa uno

A volte due può anche diventare uno. Può succedere anche nel turismo, anche in occasione di una competizione, se così si può dire. Brescia e Bergamo ne sono l’esempio, essendo diventate Capitale della Cultura 2023. A raccontare la genesi sono i rispettivi sindaci, Emilio Del Bono, sindaco di Brescia e Giorgio Gori, sindaco di Bergamo.

Un percorso comune

“Il percorso delle due città è stato accomunato da un periodo drammatico – ha esordito Del Bono -, abbiamo attraversato sofferenze, paure, disorientamento, il timore di non aver potuto riprendere come prima. Quella stagione ha fatto capire l’importanza dello scambiarsi informazioni, la vicenda pandemica ha unito le due città – sottolinea il sindaco di Brescia -, ci siamo sentiti sorelle, il che continua anche oggi. Avevamo già l’idea di candidare Brescia a Capitale italiana della cultura, il sindaco Gori ha accettato di farlo insieme”. Del Bono pone l’accento su un episodio che è accaduto, “che ha emozionato, quando gli altri sindaci delle città in corsa hanno saputo della candidatura di Brescia e Bergamo hanno detto che si ritiravano. Uno ad uno hanno dato questo messaggio. Da qui è partita la nostra avventura. Abbiamo lavorato a dossier importanti. La sfida era lavorare assieme – riconosce -, è stato un bellissimo sforzo e sarà l’eredità più bella che lasciamo, perchè certi format che nasceranno avranno una proiezione nel futuro. E’ l’esempio di come questo Paese possa trovare la chiave di volta dello stare assieme”.

Gli investimenti

Gli fa eco Gori, sottolineando che sono entrambi “due sindaci rodati”. Per il triennio 2021-2023 i due Comuni hanno programmato “investimenti in conto capitale per complessivi 158 milioni di euro”, il tutto a vantaggio di interventi infrastrutturali nella direzione di città più accoglienti, coinvolgenti e sostenibili.
“Sono quattro quadranti: welfare, sostenibilità, innovazione e valorizzazione del patrimonio”. Gori si sofferma su alcuni degli investimenti realizzati a Bergamo, come per esempio il fatto che riapriranno il museo archeologico, l’Accademia Carrara, con l’ampliamento della Pinacoteca e la sistemazione del giardino grazie al sostegno della regione Lombardia. “Ci sarà un nuovo polo culturale in centro in Piazza della Libertà, abbiamo negoziato cinque anni con il Demanio per l’uso pubblico. Abbiamo completato la riqualificazione del centro piacentiniano, che aveva problemi di scarsa frequentazione, gli abbiamo ridato vita. Realizzeremo anche l’ampliamento di due biblioteche e sarà avviata la trasformazione del palazzetto dello Sport in una galleria di arte moderna e contemporanea”.
Il sindaco ha citato anche gli interventi mossi dai privati. Ci sarà anche una nuova arena che potrà ospitare 6500 posti, “c’è fermento in città, diversi cantieri, ma si vedono i risultati”.

Il fatto di essere Capitale della Cultura innesca un processo di realizzazione di iniziative e progetti culturali, ma è anche l’occasione “per incidere fisicamente nel tessuto urbano e i territori con la cultura, la sostenibilità, la bellezza a fare da elementi fondamentali di un impegno che prevede grandi investimenti economici da parte dell’amministrazione”. Saranno completati o aperti “molti interventi significativi durante il 2023, che vanno dalla rigenerazione urbana alla valorizzazione del patrimonio storico e culturale. Il tutto avviene in alleanza con Brescia in un’ottica di crescita comune che può generare benefici a medio e lungo termine”.

Quanto è stato fatto a Brescia è similare, sono state realizzate scelte fondamentali nel nuovo sistema di mobilità, “le grandi piazze saranno pedonalizzate e si completerà l’arredo urbano. E’ stato fatto anche un lavoro sull’asse museale. La città è associata alla sua attività produttiva, ma è sconosciuta per la sua attrazione culturale e il patrimonio inizia ad essere disvelato”, dice il sindaco.
Brescia avrà un nuovo stile di mobilità e di arredo del centro storico, “le grandi piazze saranno totalmente pedonalizzate entro l’anno, ci sarà la valorizzazione del Castello, potenzialità inespressa per tanti anni: stiamo intervenendo sul Piccolo e Grande Miglio, abbiamo riaperto la Strada del soccorso e a gennaio inaugureremo il nuovo museo del Risorgimento”.

Mobilità e ciclovie

Tra i temi c’è anche quello della mobilità e delle ciclovie. Sono stati avviati dei percorsi di collegamento tra Bergamo e Brescia per nuovi modelli di turismo sostenibile e per la valorizzazione del patrimonio storico e artistico. “In attesa di vedere completato il raddoppio della linea ferroviaria tra le due città – dice Gori – abbiamo creato due collegamenti. Una è una ciclovia culturale infrastrutturale realizzata con 6 mln da regione Lombardia e 3 dal ministero del Turismo per la messa in sicurezza dei passaggi. Sono 76 km, cui si aggiungono altri 11 anelli per 70 km, che vanno a toccare 800 punti di interesse, tra borghi, chiese, riserve naturali, attraversando 27 comuni”.

L’altra è la “Via delle due sorelle” 130 km di cammino che attraversano 32 comuni. “E’ un cammino in quanto – spiega Del Bono – non abbiamo voluto chiuderci nelle nostre due città, ma estendere il discorso anche ai luoghi delle province con cui è stata fatta la progettazione. Il cammino permette di far conoscere i territori anche dal punto di vista della geografia, del territorio, della gastronomia”.

La comunicazione

Nel corso dell’incontro è stata presentata anche la campagna di comunicazione, ideata per coinvolgere il pubblico nazionale e internazionale nella scoperta di un volto inaspettato delle due città. Grazie all’opportunità di essere state nominate Capitale italiana della Cultura, Bergamo e Brescia aiuteranno il pubblico a uscire dalla “bolla informativa” in cui è immerso per esplorare ciò che fino ad ora non si era mai visto. Le due città sono loro stesse fuori dalla bolla delle solite mete turistiche, ma non per questo meno attraenti, in quanto in loro convivono tradizioni millenarie e realtà innovative, paesaggi naturali, monumenti storici, enogastronomia e mondanità.

Come spiega Gori la campagna è stata fatta con “mezzi digitali e non solo, il messaggio su cui fa leva è che le due città non sono mete tradizionali del turismo, soprattutto per chi viene dall’estero. Puntiamo pertanto a far scoprire un pezzo d’Italia meno conosciuta, si ha l’idea che sono due luoghi operosi, di industrie, di manifattura, invece sono anche luoghi di bellezza, a questo mira la campagna, far uscire dalla bolla e scoprire gli scrigni che contengono tesori antichi, culturali, patrimoni”. La campagna sarà veicolata sui canali social in Italia e all’estero, in lingua italiana e in inglese.

Brescia e Bergamo Capitale della Cultura 2023 parte il 20 gennaio con la cerimonia istituzionale nelle due città in simultanea.

Stefania Vicini

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