Ripartire senza Venezia: l’Adriatico del cruise lancia la sfida

Tornare ai numeri del pre-Covid, e magari superarli, senza Venezia. E’ questa la sfida per il comparto crocieristico nell’Adriatico, affrontata questa mattina con un panel ad hoc all’interno dell’Adriatic Sea Forum alla presenza, tra gli altri, dei rappresentanti dei due grandi player nostrani, Costa e Msc.

I dati del report di Risposte Turismo fissano a 4,3 i milioni di pax che saranno movimentati nell’area adriatica nel 2023: una cifra considerevole, ma ancora lontana dai livelli del 2019 (5,7 milioni), sui quali non vi è certezza su tempi, modi e possibilità di un completo recupero. Specie senza la “regina” Venezia, per l’appunto.

Venezia a metà

“Abbiamo vissuto momenti critici, dopo i divieti per il cruise nel canale della Giudecca – ha spiegato Fabrizio Spagna, president and ceo Venezia terminal passeggeri -. Il nostro nuovo modello è quello del porto diffuso, che mette insieme disponibilità di ormeggi a Porto Marghera, Chioggia e Fusina, sulla quale per la prossima stagione incrementeremo la disponibilità, per far fronte alle richieste”.

Sui numeri del futuro “è difficile dire, al momento – ha aggiunto Spagna -. L’anno prossimo avremo 600mila passeggeri, metà del nostro standard, ma è un dato che consideriamo positivo in questo scenario. Sul medio periodo, invece, il futuro dipenderà anche dalla politica e dalle istituzioni”.

L’appeal dell’Adriatico

Dal punto di vista del prodotto “l’Adriatico è una destinazione con molto appeal sul lato cliente, e in abbinamento con la Grecia estiva è tra i prodotti che vanno meglio e che meglio di altri sono in grado di generare introiti”, ha rimarcato Davide Trusciello, pricing, itinerary & revenue planning director di Costa Crociere.

Ma “Venezia è uno dei driver per i clienti stranieri, e perderla significa dover fare a meno del primo motivo di vendita, per certi mercati”.

Per far crescere il cruise nell’area è quindi necessario che anche le destinazioni che si candidano ad essere alternative – in Italia come sull’altra sponda dell’Adriatico, Montenegro e Albania comprese – si diano da fare, “dotandosi – ha continuato Trusciello – di infrastrutture per navi di grande stazza, non presenti in ogni porto, e promuovendosi per entrare nell’immaginario del cruise guest, come lo sono ora Venezia, Dubrovnik, la Grecia in estate e la stessa Puglia. Rendersi appealing è fondamentale”.

Navi piene da marzo 2023

Infine, Trusciello ha fissato al “secondo quarto del 2023 il ritorno al 100% di occupazione delle navi sull’intera area mediterranea”. Sullo scenario ha concordato anche Elisabetta De Nardo, v.p. port development di Msc crociere, che ha aggiunto come “al parametro del riempimento vada affiancato quello della marginalità, fondamentale per realtà come le nostre che hanno asset mobili, ancor più in un contesto sfidante, tra pandemia e guerra”.

Sull’Adriatico Msc dimostra con i numeri un focus importante, con la previsione di “400 toccate nave nel 2023 e più di un milione di passeggeri movimentati”, mentre su Venezia De Nardo spiega che “il passaggio a porti alternativi non è stato semplice da gestire: nel trovare soluzioni la cooperazione è stata importante, così come lo sarà quella con il prossimo governo”.

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