Alto Ionio e Costa degli Achei,  tra miti, leggende e sapori autentici

Un itinerario virtuale attraverso le località e gli attrattori dell’Alto Ionio della Calabria: la Costa degli Achei è tutta da scoprire, anche fuori stagione. La Regione ha dato il via a iniziative importanti collegate ai territori: i nuovi treni Corigliano-Rossano, green e a energia elettrica, e il progetto dei marcatori identitari distintivi. Ma è tutta la zona a offrire un’ampia varietà di spunti: da Rocca e Roseto Capo Spulico a Amendolara e Trebisacce, passando per Francavilla e i laghi di Sibari, una sorta di piccola Florida calabrese tra vestigia del passato e complessi termali, fino a Corigliano e Rossano, tra produzione della liquirizia e ricchezze artistiche e storiche. Pronti? Si parte! Il viaggio inizia da Rocca Imperiale e Roseto Capo Spulico, alla volta di un passato guerriero, testimoniato da castelli bizantini e medievali, da leggende e miti che raccontano storie di popoli fieri e orgogliosi e di fughe dai pirati.

Rocca Imperiale

Considerato la porta d’ingresso della Calabria, Rocca Imperiale è entrato a far parte dei Borghi più belli d’Italia nel 2018. Le bellezze naturali del paesaggio e del mare, unite al patrimonio architettonico e storico, al clima, alla posizione geografica tra il Parco Nazionale del Pollino, la Piana di Sibari e l’area del Metapontino, costituiscono un richiamo turistico di rilievo. L’imponente Castello Svevo, costruito per volontà di Federico II di Svevia, è posto sulla sommità del colle sul quale si estende il centro abitato; la fortezza fu chiamata “Stupor Mundi” per le sue caratteristiche carismatiche e la sua azione di sorveglianza si estendeva all’intero Golfo di Taranto. Nel 1664 il castello resse all’attacco di ben 4.000 pirati saraceni che devastarono Rocca, distruggendo l’antica chiesa duecentesca sita nel centro storico di cui rimane oggi solo un campanile romanico con bifore e cornici. Nel 1989 gli ultimi eredi della casata che possedeva il castello decisero di donarlo al comune di Rocca Imperiale.

Roseto Capo Spulico

Colonia dell’antica Sybaris, Roseto Capo Spulico deve il suo nome alla produzione di rose, i cui petali riempivano i guanciali delle principesse sibarite. Oggi si presenta come una delle mete più ambite della Calabria, per il mare, la natura incontaminata e una fruttuosa politica di governance del territorio. Roseto Capo Spulico ha ottenuto più volte il riconoscimento Bandiera Verde e pare che proprio nel Castrum Petrae Roseti, il castello federiciano, siano state conservate la Sacra Sindone e le Sacre Bende, nel periodo in cui se ne erano perse le tracce. Dopo il saccheggio di Bisanzio del 1204 ad opera dei crociati, delle reliquie non si seppe più nulla fino all’incirca al 1356, quando il solo sudario ricomparve in una chiesa francese, per poi approdare definitivamente a Torino. Secondo le ricerche compiute da una discendente diretta di Federico II e avallate da esperti sindonologi, l’imperatore ne venne in possesso, ereditandole direttamente dal nonno Federico Barbarossa e le portò con sé nei suoi spostamenti, anche al Castello di Roseto, per poi perderle nuovamente durante l’eccidio di Parma del 1248. Oggi il Castello ospita la sede del Municipio di Roseto Capo Spulico e il Museo Etnografico della Civiltà Contadina.

Golosità da non perdere

Da non perdere il limone e la ciliegia tipici di questa zona. Il Limone Igp, coltivato da secoli nel territorio di Rocca Imperiale, è noto nel comprensorio col nome di Antico o Nostrano di Rocca Imperiale e nell’arco dell’annata, produce tre tipi di frutti derivati da altrettanti fioriture: Primofiore, raccolti da maggio a luglio, Maiolino, da maggio a luglio, e Verdello, da agosto a ottobre. Insignita del titolo di “la più bella d’Italia per il 2016”, la ciliegia De.Co. di Roseto è una delle eccellenze del territorio, tanto da guadagnarsi il ruolo di protagonista in primi piatti, come i maccheroncini alle vongole e ciliegie, secondi, oltre che dessert e confetture.

Nicoletta Somma

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