Patanè, Uvet: “Priorità alle attività a margine”

Uno sguardo all’Italia e uno al mercato internazionale. Non può essere diversamente per Luca Patanè, presidente del Gruppo Uvet, visto che il cuore della sua azienda pulsa e si nutre con la linfa del business travel. In un’intervista esclusiva a Guida Viaggi, il presidente riprende il filo del discorso imbastito ad aprile nell’ultimo incontro con la stampa. “Dopo i primi tre mesi di crescita graduale rispetto al 2021, da aprile di quest’anno possiamo dire di aver assistito ad un forte recupero, anche se non tutte le aziende hanno ripreso a viaggiare e soprattutto non lo hanno fatto nello stesso modo”, dichiara. I mesi di luglio, agosto e settembre sono stati chiusi con “volumi interessanti – annuncia – pari al 95-100% sul 2019”. Il manager parla di una ripresa robusta e consistente, su cui ha anche inciso il rincaro dei prezzi.

Il trend

Quando gli si chiede a che punto siamo oggi e cosa prevede per i prossimi mesi con questi nuovi venti di guerra, Patanè rassicura: “Stiamo andando bene, abbiamo fatto una cura dimagrante e brutale sul business travel e anche l’efficienza ottenuta grazie alla tecnologia e alla revisione di alcuni processi hanno portato risultati positivi”. E poi dichiara che “i volumi messi a budget nel 2023 sono stati anticipati”. Analizzando l’andamento dei principali servizi emerge che dall’anno scorso – e tuttora – l’autonoleggio sta registrando ottime performance, visto che durante il Covid molti viaggiatori hanno optato per l’uso dell’autovettura rispetto al treno. Si tratta comunque della componente più piccola del business mix di gruppo, cresciuta anche in termini di prezzo per la penuria di microchip che ha fatto slittare le consegne di auto. “Sui trasporti ferroviari – aggiunge il presidente – si evidenzia ancora il taglio da parte delle aziende. Lato alberghiero – aggiunge – è evidente una crescita dei prezzi, dovuta a diversi fattori. Ci sono tante transazioni, cresciute da un lato perché causa Covid e bollette insostenibili molti hotel hanno chiuso e poi tanto turismo si è riversato nel settore alberghiero tenendo alti i prezzi delle strutture”. Ora, ammette, l’unico problema dell’hôtellerie è rappresentato dai costi energetici. Sul trend futuro si innesta una visione oltreconfine: “Vedo una crescita legata alla riapertura di mercati come Cina, Corea e Giappone, che impattano sia sul business travel che sul turismo incoming. Una crescita che sarà segnata da travel policy in via di cambiamento”. Una nota positiva riguarda i prezzi, che secondo il presidente non dovrebbero crescere, ma restare stabili per il 2023.

Il turismo e la squadra

Non nega, poi, che l’estate per la divisione turismo è stata un po’ faticosa a causa dei cambiamenti interni, “è partita tardi – spiega – con un recupero in tempi successivi. Possiamo dire che è adesso che ripartiranno i brand Settemari, Amo il Mondo e Jump. Rispetto al 2022 avremo una crescita, ancora non paragonabile al 2019, ma ci aspettiamo un ritorno ai numeri per il 2024. Devo sottolineare che ora più che mai interessa la redditività piuttosto che i volumi. Si riconferma la sinergia tra tour operator e hotel e parlando delle performance alberghiere cita la ripresa di Milano: “Con la riapertura dell’Hotel Berna abbiamo notato che nel mese di settembre abbiamo superato i livelli dello stesso mese del 2019 e con buone marginalità”. Per quanto riguarda invece il resort sardo di Santo Stefano, avendo cambiato proprietà non è contrattualizzato attualmente, ma “gli altri tre resort sono andati discretamente e i clienti hanno risposto bene”. Sulla squadra e sui vari turnover spiega: “Ci abbiamo messo del tempo per i vari assestamenti, ma faremo altri innesti. E’ fondamentale che la squadra abbia le capacità e le competenze per fare al meglio il proprio lavoro”.

Le aspettative

Sul fronte finanziario il presidente anticipa una previsione positiva: “Il gruppo chiuderà il 2022 in utile (parla di 10 milioni di Ebitda, ndr), con un consolidamento del revenue e daremo priorità ad attività a margine, che permettono di crescere” e quando gli si chiede a quali si riferisce, replica: “Mi riferisco a quelle dove siamo stati sempre bravi, dall’hotel, al business travel ai gruppi. Certo soffriamo dal punto d vista finanziario, perché noi paghiamo subito mentre i clienti lo fanno a 60-90 giorni…”. Poi un’ultima riflessione va alla trasformazione del settore: “Il mondo è cambiato, il turismo assiste ad una carenza di risorse umane, in particolare di giovani – argomenta Patanè – c’è poca rigenerazione e voglia di cambiamento a causa di due anni complicati, ma dobbiamo lavorare per attirare gente nuova, per conquistare i giovani, quelli che hanno voglia di lavorare nel turismo”. E vestendosi del ruolo di presidente Confturismo conclude: “Ci vogliono nuove politiche del lavoro. Bisogna ricreare entusiasmo e capacità di generare opportunità. Un ruolo importante lo sta rivestendo la tecnologia, che richiede investimenti continui”.

Laura Dominici

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