Influencer e agenzie: ruoli separati

A metà tra il tour leader e l’agente di viaggi, l’influencer o travel blogger o content creator come si vuol definire, entra a tutti gli effetti con un ruolo attivo nel mondo dei viaggi. Avviata dapprima in sordina una collaborazione con qualche operatore disposto ad elargire una fee per i gruppi precostituiti conquistati dai guru dei social media, ora ci sono ben due progetti – lanciati nelle scorse settimane – che si avvalgono di questa figura per spingere le vendite. L’obiettivo, a detta dei proponenti, è quello di far entrare gente in agenzia e coinvolgere i consulenti di viaggio in questa vendita a più mani.

I commenti

Il trade è consapevole che la proattività è fondamentale per fronteggiare tempi in profonda trasformazione, ma sottolineano la separazione dei ruoli e rivendicano la professionalità del proprio mestiere di agente di viaggio. Mario Malerba, presidente Team Valore, riconosce che “c’è sempre qualcosa di nuovo da guardare, non possiamo fare la guerra a nessuno. Bisogna capire se poi effettivamente il viaggio finisca per essere venduto in agenzia…”. Per Alessia Saveri dell’agenzia Ali & Sof di Roma, “un viaggio è un’esperienza e il ruolo delle agenzie di viaggi oggi è cambiato – commenta -. La vera capacità non è più nella vendita del viaggio ma nel far vivere l’emozione dello stesso attraverso il racconto già in agenzia. Credo che non ci sia necessità di altro, perché gli influencer possono avere un ruolo solo dimostrativo del luogo visitato ma l’agente di viaggio deve poi trasformare il luogo in un piacevole racconto che sappia emozionare chi ascolta”. Per Gabriele Baldan, titolare di Cantiere 34, “qualsiasi operazione che abbia come obiettivo quello di portare il cliente in agenzia è sempre positiva anche perché ritengo che l’agenzia di viaggi tradizionale, intesa come punto fisico e dotato di licenza, direttore tecnico e assicurazione Rc continui ad essere il canale privilegiato al quale i fornitori debbano/dovrebbero continuare a rivolgersi. La giusta vendita difficilmente porta dei complaint”.

Il dubbio

Il dubbio che alla fine l’influencer possa in realtà sottrarre il cliente all’agenzia è lecito: “Il cliente – spiega Malerba – potrebbe fare un primo viaggio con un blogger e poi decidere per le prossime partenze di prenotare direttamente con lui, magari allettato da uno sconto”. C’è tra l’altro da considerare il fatto che a due intermediari (tour operator e agente di viaggi) si aggiungerebbe un terzo professionista-intermediario da sostenere economicamente e in un settore dai margini così risicati tre “provvigioni” non rischiano di essere un po’ esagerate? La domanda vera è: cosa può fare l’agente di viaggi per evitare che influencer e blogger diventino concorrenti? “Mantenere alta la professionalità e imparare a parlare un’altra lingua – replica Saveri -; l’agenzia deve diventare un salotto dove incontrare il cliente e sapergli raccontare il mondo”. Baldan riassume le caratteristiche del trade: “L’agente di viaggio è il consulente che partecipa ad una continua formazione attraverso workshop, fiere, viaggi educational, webinar dedicati anche ad argomenti specifici. E’ l’intermediario per eccellenza che offre professionalità ma anche una garanzia completa per il cliente finale. La fase di comunicazione e di marketing è solo il primo step che porta alla vendita. Il cliente post-pandemia è un cliente ancora più esigente, chiede informazioni extra prodotto e un servizio post vendita come ad esempio l’apertura di un sinistro assicurativo”. Potranno avere successo le operazioni targate blogger? “Penso che i progetti che vedono il coinvolgimento dei blogger possano avere dei risultati anche positivi “spot” – spiega ancora Baldan – cioè su alcuni viaggi/partenze, ma non credo ad una continuità”.

Laura Dominici

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