Travel manager: il passeggero del futuro sarà tutto sul mobile

“Il nostro passeggero del futuro sarà tutto sul mobile. Il desktop non lo useremo più”. E’ questo il pensiero espresso da Massimo Di Pasquale, head of sales Uvet Global Business Travel, intervenuto durante il BizTravel Forum al panel “Travel spazi virtuali per soluzioni reali: il futuro del travel, nel tracciare quella che sarà la linea del futuro nel bt.

Cosa cerca il business traveller

E’ un dato di fatto che il business traveller “vorrà essere informato, fare prenotazioni con una experience easy così come la fa sul web e la vuole tutta dentro lo smartphone. Il desktop è finito – afferma convinto -. La sfida sarà quindi trovare soluzioni sempre più legate alla mobilità. Bisogna essere pronti ad avere una soluzione all’interno di questo contesto”. E per quanto riguarda Uvet il manager ha affermato: “Siamo pronti nel 2023 a dire la nostra”.

Lo sviluppo di nuove idee

In linea il pensiero di Antonio Ceschia, group director – head of HR services, Intesa San Paolo. Alla domanda su cosa debbano fare di più o di diverso i partner, il manager dice: “Sviluppare nuove progettualità, cercando di generare altre idee. In sostanza si tratta di rielaborare il concetto travel nell’ambito del bt. Il bleisure inizia quasi ad essere un concetto superato”, sostiene il manager, che lancia anche un messaggio al canale trade. A suo dire, infatti, “le adv devono tornare al significato etimologico di agente che vende soluzioni alle aziende che possono cercare soluzioni di continuità. Le persone si sentono anche in condizione di mettere in condivisione le loro risorse per lavorare in modalità homework”.

Un altro punto messo in evidenza è quello di “tornare a prendere in mano i temi di sostenibilità ambientale, perché per il travel manager è un aspetto fondamentale”.

Come gestire l’esperienza di business arricchita

Sul tema del bleisure è intervenuto anche Corrado Soda, director, Sme & large account sales American Express, osservando che su questo aspetto il “confronto è tra i millennials e i bay boomer”. In particolare “i primi scelgono gli alberghi o le soluzioni home stay in centro in un ambiente più familiare e dimostrano di essere più interessati a cosa c’è dopo l’esperienza di business. Il tema è quindi come gestire l’esperienza di business che viene arricchita“.

A tal proposito è interessante riflettere su come “gli hotel stiano disegnando il loro design, pensando agli spazi esperienziali dove ci si rilassa in una commistione tra business e personal. Da qui l’importanza di sapere come devono essere catturati questi elementi addizionali a livello di policy e di strumenti”, suggerisce il manager.

L’anima delle Tmc

In tutto ciò che fine farà l’human touch? A ricordare che anche le Tmc hanno un’anima (a volte dimenticata) è Paola De Filippo, country director Sabre Italia che pone l’accento sul tocco umano da loro espresso, in particolar modo durante la pandemia, e che è stato poco valorizzato durante il lockdown. “L’importanza degli esperti è stata dimenticata – afferma la manager -. La tecnologia è essenziale, ma c’è anche il ragionamento umano, l’esperto dietro la tecnologia, che la sa utilizzare in modo opportuno fa la differenza”.

E se è vero che “il viaggiatore del futuro è nato con la tecnologia tra le dita e che il machine learning ci permette di imparare dalle azioni che fa il viaggiatore e di fare offerte che prevedono già le sue esigenze”, bisogna ricordare anche che “la conoscenza del viaggiatore non è solo il posto finestrino e soprattutto possiamo abilitare le adv a tenerlo presente”.

Stefania Vicini

 

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