Fto e il risiko della filiera

Sul tavolo del turismo organizzato ci sono diversi dossier aperti. A fare una panoramica sul tema Gabriele Milani, direttore nazionale Fto, in occasione della recente assemblea generale della federazione, che ha visto la presenza anche del ministro del Turismo, Daniela Santanché, che ha preso i suoi impegni nei confronti del settore.

Direttiva, Etias, regime speciale Iva

Sul tavolo c’è il dossier della nuova direttiva pacchetti, l’interlocuzione con la Ue anche a seguito della proposta – come già annalizzato – di togliere il tema degli acconti. A questo si aggiunga “la revisione del regime speciale Iva per le adv – spiega Milani -, ma c’è anche l’Etias, cioè l’Esta europeo che sta per arrivare anche da noi, con un punto interrogativo per chi fa incoming. Sono tutti temi che non possono rimanere nel cassetto”.

Il tema delle risorse economiche

Poi ci sono la burocrazia, la tutela del consumatore e il discorso delle risorse economiche, “ce ne sono tante”, sottolinea Milani, invitando il comparto a cercare di “intercettarle e di indirizzarle nel nostro settore“. Sintetizza i numeri che sono 39 mln del fondo perduto adv e t.o, 20 mln residui dei 625 mln del fondo ex Mibact, 80 mln residui dal digitour, Inps, forse ci sono residui decontribuzione dipendenti, poi il fondo voucher “di cui nessuno parla più, non è stato rifinanziato e non si è dato seguito. E poi c’è il Pnrr“.

Il contratto nazionale del lavoro

Tra gli aspetti importanti da non sottovalutare anche il tema dell’ambiente, che impatta sul nostro turismo incoming. Infatti, “ci sono t.o. stranieri che non hanno intenzione di venire nel nostro Paese in quanto trovano tanta spazzatura nei sentieri che percorrono”.

Non ultimo Milani accenna al contratto nazionale del lavoro, sottolineando che “che va pensato in modo innovativo con premialità sui risultati e un approccio alla negoziazione moderno o comunque attuale”.

I numeri e le microimprese

Stiamo parlando di un settore che vede 11mila imprese, di cui 8mila attive (adv e t.o) dove l’80% di fatturato è fatto da 1143 imprese, il 50% da 136 imprese, con 13,3 mld di ricavi nel 2019. Un settore molto frammentato dove ci sono “tantissime imprese e microimprese, ma poche medio grandi – osserva Milani -. I ricavi all’interno del settore raccontano due storie diverse tra chi fa organizzazione e chi distribuzione”.

La presenza di numerose microimprese va letta “come una capillarità che è anche un valore, ma soprattutto sappiamo tutto delle nostre imprese”. Un settore dove il peso delle low cost è cresciuto negli anni, dal 6,2% del 2004 al 65,4% del 2021 contro il 34,6% dei vettori tradizionali. Il Bsp 2022 è al 76% dei biglietti 2019 con un aumento del valore negli ultimi mesi (86%).

“Una filiera il cui punto critico è il tema della marginalità che si sta riducendo. La coperta era corta prima, ora si strappa. Se si vende un viaggio di 5-6mila euro è difficile giustificare perché nel cassetto ne restino solo 150 – fa presente -. Questi due anni ci hanno insegnato a leggere il conto economico, ma dobbiamo lavorare assieme consapevoli che abbiamo problemi più seri del solito”. Si aggiunga poi che “non è più un settore sexi, abbiamo perso il 20% delle risorse umane che lavorano nel nostro settore, cerchiamo di capire cosa dobbiamo fare per avere persone contente di lavorare nel travel”, esorta il manager.

Stefania Vicini

 

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