L’aumento delle polizze ancillari in linea con le nuove tendenze del mercato

Nel settore del travel crescono le richieste per le polizze ancillari. E’ un dato di fatto. Ci si chiede se questa strada sarà sempre più perseguita dalle compagnie assicurative? A rispondere alla domanda è Francesco Morandi, professore e avvocato ordinario di Diritto della navigazione, dei trasporti e del turismo, Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali – DiSea Università degli Studi di Sassari e dello Studio legale Mora & Associati.

A suo dire la “necessità di offrire una protezione completa al viaggiatore implica anche un ampliamento della gamma dei servizi offerti dalle compagnie assicurative”. L’avvocato vede l’aumento della richiesta di polizze ancillari “del tutto in linea con le nuove tendenze del mercato dei viaggi, leisure o business che sia. Così come è avvenuto in altri settori complementari, è ragionevole aspettarsi un ulteriore aumento della propensione dei clienti ad acquistare polizze ancillari. Specie dopo avere sperimentato il vantaggio delle assicurazioni complementari, anche in termini di costi legali per ottenere indennizzi adeguati”.

Dal canto loro cosa faranno le compagnie di assicurazioni? “Se è vero che per sua natura il mercato dei viaggi è sempre alla ricerca di nuovi prodotti, la risposta delle compagnie di assicurazioni tenderà ad assecondare le nuove esigenze. Sotto il profilo giuridico, i nuovi prodotti facilitano in effetti la soluzione di alcune controversie, soprattutto quando si tratta di questioni, certo fastidiose per il turista, ma spesso di scarso valore economico”.

Morandi ritiene probabile che “la maggiore diffusione e il concreto successo delle polizze ancillari dipenderanno anche dall’incidenza del premio assicurativo sul costo complessivo del viaggio, oltre che dalla capacità degli operatori di saperle proporre ai propri clienti”.

Le circostanze inevitabili e straordinarie

C’è un altro tema importante per il settore, riguarda la Corte di giustizia europea che ha esteso a tutte le circostanze inevitabili e straordinarie l’obbligo per gli organizzatori di pacchetti di rimborsare i passeggeri in caso di mancata partenza o di interruzione del viaggio. Interpellato in merito, Morandi precisa che “in realtà siamo ancora in attesa della decisione della Corte di giustizia nella causa C-396/21. E’ probabile che la sentenza ricalcherà le conclusioni espresse in questo senso dall’Avvocato Generale. Si tratta di un orientamento che non sembra trovare impreparato il mondo assicurativo”.

In particolare l’ampliamento della sfera di tutela del viaggiatore “si pone in linea con la nuova direttiva pacchetti 2015/2302 e, prima ancora, con il regolamento CE 261/2004, in materia di negato imbarco, cancellazione del volo e ritardo prolungato”.

Il ‘difetto di conformità’

Dal canto loro le compagnie sono “consapevoli della necessità di offrire coperture anche di fronte a situazioni che si pongono al di fuori dal controllo dell’organizzatore del viaggio. In tal senso è significativa la connotazione in termini oggettivi della nozione di ‘difetto di conformità’ contenuta nella direttiva pacchetti. La pandemia ha tuttavia aperto la strada alla considerazione di tutti gli eventi di forza maggiore, come conflitti armati, atti di terrorismo, calamità naturali e focolai di malattie gravi”.

L’avvocato mette in evidenza anche un altro aspetto e cioè che, “oltre alle necessità dei clienti, l’attenzione è rivolta anche alla tutela degli interessi delle agenzie di viaggi, particolarmente esposte specie se non inserite all’interno di grandi network. Già da qualche tempo sono state previste garanzie specifiche nelle polizze di responsabilità civile per tenere indenni gli operatori proprio nei casi di sopravvenuta impossibilità verificatesi nel luogo di destinazione. Garanzie che si vanno ad aggiungere a quelle inerenti ai prodotti per i viaggiatori”.

Bilanciare gli interessi

In termini più generali, come si sa Corte di Giustizia ed Unione europea si muovono nella direzione “di una sempre maggiore attenzione per la tutela del viaggiatore. E’ evidente la tendenza a dilatare la sfera di responsabilità degli operatori e dei professionisti, specie in relazione ad eventi che possano portare pregiudizio al turista”.

C’è una difficoltà, però, che permane ed è quella “di bilanciare gli interessi contrapposti di utenti e operatori del mercato, in uno scenario caratterizzato da elementi di forte incertezza – fa presente l’avvocato -. L’esperienza recente dei rimedi adottati dai Paesi membri per fare fronte all’emergenza causata dalla pandemia – tra cancellazioni, rimborsi e voucher – testimonia che la soluzione definitiva è ancora lontana. Emblematica l’esperienza del trasporto aereo, rispetto alla quale si stenta ancora a trovare un punto di equilibrio tra le esigenze di tutela del passeggero e la situazione degli operatori. La revisione del regolamento 261/2004, su negato imbarco, cancellazione del volo e ritardo prolungato, si trascina ormai da oltre 10 anni”.

Il possibile rischio

Come osserva l’avvocato è una situazione che “si riflette necessariamente anche sui profili assicurativi. L’ampliamento della sfera di responsabilità di tour operator e travel agent, oltre che degli stessi fornitori di servizi, richiede un adeguamento delle coperture e dei massimali. Il rischio è che si determini un ulteriore aumento dei premi ed un conseguente aggravio dei costi per l’utente finale”.

Cosa si può fare? “A cominciare dalla nuova direttiva pacchetti e dal sistema del trasporto aereo, occorre intervenire con urgenza per stabilire nuove regole di responsabilità, definire parametri certi per i risarcimenti e garantire nuovo equilibrio e stabilità al sistema”, suggerisce Morandi.

Stefania Vicini

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