Gli obiettivi di Visit Emilia

Visit Emilia, ente di promozione turistica delle province di Parma, Piacenza e Reggio Emilia, è nato da una legge regionale che ne ha cambiato il suo approccio rispetto all’accoglienza turistica, dai prodotti trasversali regionali alle vaste aeree del turismo, tra cui, ovviamente, ne fanno parte le città di Parma, Piacenza e Reggio Emilia.

Parma, Piacenza e Reggio Emilia

“Parma è più avanti, più conosciuta rispetto alle due altre succitate città per due motivi: sia perché Parma è stata capitale del Ducato, sia per la tradizione verdiana che in realtà è patrimonio di tutta l’Emilia e non solo di Parma”. A parlare Pierangelo Romersi, direttore di Visit Emilia, che ha sottolineato che quest’anno sono tornate le manifestazioni legate a Verdi, che danno lustro al territorio e seguite da appassionati provenienti da tutto il mondo. “Come destinazione Emilia abbiamo cercato di collaborare con tutte le realtà che fanno promozione per queste zone, con i parchi ad esempio e con i Gal, Gruppi di azioni locali, che hanno assegnato a Visit Emilia risorse importanti. Da due anni stiamo lavorando per la maggiore conoscenza delle valli che offrono esperienze simili, ma diverse una dall’altra”.

La ricettività

Per quanto riguarda la ricettività, il comune denominatore di queste zone è che le strutture sono un po’ datate e la maggior parte risale agli anni 70/80, “ma – ha proseguito il manager – in particolare nella Val Trebbia, stanno nascendo tanti agriturismi, b&b e relais che intercettano quelle che sono le richieste di oggi e cioè poter offrire qualche giorno di vacanza a contatto con la natura, nel nostro caso all’Appenino. Esiste un potenziale di crescita, ma non è bilanciata dall’offerta, che è ancora limitata. La regione sta mettendo in piedi una serie di finanziamenti per poter aumentare le offerte. Come Visit Emilia, abbiamo messo in evidenza un progetto che spieghi al turista, il tipo di esperienze che può fare. La prima rete nata è Food and wine, ma possiamo definire tutta la zona la Food valley italiana per la qualità dei prodotti, ma anche per il fatturato che ne deriva. Food, cultura e castelli, musei e città d’arte, ma anche terme e esperienze outdoor che nell’Appenino si possono realizzare. Attenzione anche al cicloturismo con percorsi creati ad hoc. L’aumento dei turisti – ha sottolineato Romersi – è nato nell’estate del 2020, quando le persone erano alla ricerca delle vacanze all’aria aperta. Un flusso che non è diminuito, ma che ha avuto un incremento molto sostanzioso anche con l’affitto di case”.

Il manager ha sottolineato che queste zone vantano non solo il ritorno nel territorio d’origine dei figli e dei nipoti dei residenti storici, ma ospitano anche una parte di milanesi che si sono trasferiti nelle valli una volta raggiunta l’età pensionabile o addirittura facendo i pendolari, scegliendo di vivere in maniera più tranquilla. “Gli ospiti ideali nell’Appenino sono i naturalisti, i ciclisti, i camperisti, gli escursionisti. Praticamente tutti coloro che sono a proprio agio nella natura. Ci sono camping, ma vengono autorizzati anche i campeggi liberi. Non mancano i rifugi, aperti solo in estate”.

A consolidare il progetto anche l’utilizzo dei fondi europei. “E’ un’operazione che ha incluso spot, trasmissioni televisive, fam trip per tour operator e stampa. Vogliamo far vedere come questo territorio è migliorato nella ricettività, nei servizi e nelle sue offerte”.

Annarosa Toso

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