L’alberghiero piace sempre di più a finanza e banche

Il mondo della finanza e delle banche segue il settore alberghiero con attenzione e interesse. Il momento economico è “difficile”, osserva Giampiero Schiavo, chief executive officer di Castello Sgr, società di gestione del risparmio indipendente, in quanto “esprime una grande volatilità e una grandissima incertezza su quello che è il futuro”. Però, l’alberghiero è diventato “uno degli asset class più importanti come orizzonte temporale di investimento da parte di tutti. Nel 2022 abbiamo raggiunto quasi 2 mld di transazioni. Credo che sarà un trend abbastanza costante – afferma Schiavo -, non credo fortemente in crescita”.

Banca Intesa sta intervenendo in modo importante nel fronte alberghiero. Due i filoni operativi. Il primo è finalizzato “alla riqualificazione delle strutture e al sostegno dell’adeguamento dei servizi”, spiega Pierluigi Monceri, direttore regionale Lazio Sardegna e Sicilia Intesa Sanpaolo. Il secondo è legato alla sostenibilità. Numeri alla mano “solo negli ultimi due anni abbiamo erogato oltre 4 mld, una quota significativa”.

La previsione

I numeri del comparto italiano si conoscono, sono 33mila strutture. Numeri che si devono “pulire”, sostiene Schiavo. A fare da spartiacque sarà l’Esg. Il manager crede che “nei prossimi 5/10 anni assisteremo ad un’uscita dal mercato di più del 30% delle 33mila strutture esistenti, perché totalmente inadeguate”. Però, riconosce che ci sono “gruppi italiani che stanno crescendo bene, ma ne abbiamo sempre meno. Per crescere il mercato ha bisogno di aggregazione”, ma servono capitali.

I progetti in apertura

Tra i progetti in fase di apertura c’è Roma per Castello Sgr. Si tratta di un esempio di riposizionamento 5 stelle di una struttura prima a gestione familiare. Roma “è una delle città che ha vissuto più attrazione di capitali da parte dei fondi, nei prossimi 24 mesi apriranno 2500 camere per il segmento ultra luxury, che ha portato un’esplosione di richieste”.

Ad oggi per Cdp Real Asset Sgr SpA ci sono in attivo tre operazioni approvate dal Cda ed altre in pipeline. Sono con operatori italiani. La strategia si focalizza su due linee: il sostegno alla crescita dei gestori e la riqualificazione delle strutture alberghiere italiane. C’è stato però un cambio di rotta: “Non siamo più focalizzati sul lusso – dice Chiara Caruso, head of national tourism fund Cdp Real Asset Sgr SpA -, essendo un settore ben presidiato”, ma c’è stato uno spostamento sull’hospitality urbana, “non puntiamo alle città principali (Roma, Milano, Firenze, Venezia), mercato sufficientemente presidiato, ma stiamo investendo in città secondarie, creando un prodotto alberghiero per portare il turismo in quelle aree dove non è sufficientemente supportato”.

 Criticità e soluzioni

Quali sono le criticità? Nell’era del post pandemia il tema del personale “è il problema più importante che hanno tutte le strutture – dice Schiavo -. In termini di sviluppo una delle criticità più importanti esistenti oggi sul mercato dei capitali è la componente del debito”. Nel nostro Paese negli ultimi anni si sono viste “molte aggregazioni, ma anche l’ingresso di investitori internazionali nella parte vacanze”. Un esempio è l’operazione fatta dal fondo Azora in Bluserena.

Un altro punto su cui riflettere lo offre Jacopo Tamos, vice president di Algebris Investments, asset manager globale che mostra sempre più attenzione per il settore alberghiero. “Sui nostri desk stanno arrivando tante operazioni di hospitality di società in difficoltà in quanto colpite dall’aumento dei tassi di interesse”, dice il manager. C’è però una buona notizia, riguarda gli “investimenti alternativi, quali private equity e real estate, che saranno il pool di capitale cui attingere per sviluppare il settore alberghiero nel nostro Paese”. A livello globale, il capitale dedicato a investimenti alternativi negli ultimi 5 anni “è raddoppiato da 4 a 8 trilioni – dice Tamos -. Nel mondo c’è una quantità di capitale incredibile che è stato impegnato da investitori e non è stato ancora del tutto utilizzato”. Degli 8 trilioni “c’è una piccola quota che può essere allocata al nostro Paese”. Inoltre, gli 8 trilioni “nei prossimi 5 anni diventeranno 13 trilioni, con un tasso di crescita del 10% l’anno”.

Stefania Vicini

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