Il bleisure può diventare una colonna del bt

Ad essere cambiato non è solo il viaggiatore leisure, ma anche il business traveller. Oggi richiede tempistiche e servizi che tengano in considerazione elementi quali sicurezza, qualità del viaggio e tempo libero. In tutto ciò il bleisure si presenta come un ambito complesso ed articolato, in evoluzione e ricco di esigenze ben specifiche. Potrà diventare un pillar del prossimo bt? “Sono convinto che sia così”, afferma Corrado Soda, director, sme & large account sales di American Express Italia. Il manager cita una ricerca di American Express del 2022 relativa al bleisure nel mercato Uk, da cui emerge che “il 31% delle aziende intervistate consente al viaggiatore bt di portare con sé un partner o un familiare durante il viaggio business. Le condizioni sono molto variabili – spiega Soda -, in alcuni casi deve pagare una quota del viaggio, in altri è inclusa all’interno della policy, cioè è pagata dall’azienda. La quota minoritaria è quella dove l’azienda copre il costo totale anche del partner”. Questo è ciò che succede in Uk, ma in Italia?

Pmi più reattive

Guardando al portfolio del bt di casa nostra Soda vede “le aziende grandi avere una adozione molto spinta del bleisure, però c’è il tema della policy che ha tante complessità”. Pertanto è necessario che le aziende prima risolvano “tutti gli aspetti e quello assicurativo è uno dei principali”. Una volta fatto ciò, Soda non ha dubbi che il bleisure sarà “molto più diffuso nelle large”. Intanto, oggi vede “le pmi più reattive, più smart, reagiscono in modo imprenditoriale anche in questo contesto – afferma -. Alcune assegnano dei budget complessivi al travel, lascando ai singoli una gestione intelligente del viaggio, se riescono a ricavarsi una estensione leisure, in alcuni casi è consentito”.

Il manager si sofferma anche su quello che chiama “l’elemento primordiale del bleisure, il late checkout, che permette a chi fa un viaggio bt di rimanere in hotel per il resto della giornata o di andare in città per una visita. E’ un trend che vedo principale nel business travel”. E forse è più di un trend, è una realtà a cui ci si deve preparare. Dal canto loro i travel manager cercano “hotel, location situate in centro, guardano a quello che possono fare dopo il loro lavoro. La generazione Z – per esempio – nasce già con il bleisure”, afferma.

Un albergo bleisure

Viaggio di lavoro, soggiorno e quindi hotel, ma come è un albergo bleisure? A rispondere a questa domanda è Sara Digiesi, ceo BWH Hotel Group Italia. La manager sottolinea che c’è “un cambio della ragion d’essere, l’ibridazione è lenta e nasce anche con la capacità delle destinazioni di rivelare le ragioni per cui vale la pena di fermarsi e di visitare il luogo. Si deve tener conto che l’uomo d’affari è una persona che viaggia, che ama bere del buon vino, che ama trovare in hotel anche spazi ibridi, capaci di combinare le funzionalità per offrire un soggiorno piacevole a 360°”.

La differenza tra polizze bt e leisure

Però non sempre tutto è così piacevole, possono capitare disguidi ed imprevisti o infortuni durante una trasferta. Ed è qui che entrano in campo le assicurazioni. La domanda che ci si pone è se ci siano dei nuovi prodotti assicurativi che si stanno affermando o se rientrano nella flessibilità che è necessario avere? Christian Garrone, ad I4T, si sofferma sulla differenza tra una polizza leisure e una bt, sottolineando che “condividono il 90% della struttura. Una polizza bt deve fare tutto quello che fa una polizza leisure, perché nel corso del viaggio il passeggero (a prescindere dalle motivazioni del viaggio) potrebbe imbattersi in una serie di eventi (incidenti e necessità di sostenere spese mediche ndr)”.

Un uomo d’affari che fa una trasferta di lavoro ha le stesse esigenze di chi viaggia per leisure, così come nel caso in cui dovesse farsi male. Allora in cosa si differenzia una polizza bt? Garrone spiega che si può definire una polizza leisure potenziata, “perché sono inserite garanzie targhettizzate sulle necessità che il passeggero ha in quel momento. Tutte le polizze leisure escludono per esempio le attività manuali, invece le polizze bt oltre a coprire malattia e infortunio, estendono la copertura alle attività manuali, ma non si limitano a questo”. Il manager fa, infatti, l’esempio del bagaglio perso durante la trasferta di lavoro. Anche in questo caso le necessità sono le stesse del viaggio di piacere, per esempio di ricomprarsi la biancheria, però nel caso di un viaggio di lavoro ciò che cambia è che il viaggiatore può avere con sé dei campionari o della strumentazione tecnica. In pratica “la polizza bt non prende atto solo delle problematiche del passeggero, ma anche della azienda”.

Riconciliazione e rendicontazione

La travel policy può essere ampliata al bleisure con una persona che accompagna il travel manager, quindi con un livello di comfort molto alto, ma in termini di riconciliazione e di rendicontazione questi costi indiretti non pesano sulla Tmc? Sembrerebbe di no. Tra le varie policy visionate, Antonello Lanzellotto, director, multinational sales & account management Uvet Gbt ne ha trovate solo due che fanno questo accenno. Prima di entrare nel merito del problema dei costi, il manager pensa che si debba fare una considerazione sul fatto che “le aziende hanno acquisito una maggiore responsabilizzazione sugli aspetti della sicurezza del proprio dipendente in trasferta, da questo punto di vista ciò che è determinante è la copertura assicurativa. Quando un dipendente parte per lavoro tutte le aziende stipulano assicurazioni ad hoc per i dipendenti in viaggio”.

L’estensione della copertura assicurativa

Il manager ha trovato interessante il caso di una azienda italiana che permette un prolungamento del soggiorno, “ma che automaticamente estende la copertura assicurativa per 15 giorni oltre la data presunta di interruzione della trasferta”. A suo dire è un elemento importante su cui riflettere.

Quanto alla riconciliazione, Lanzellotto sostiene che un elemento fondamentale è rappresentato dagli alberghi, in quanto hanno “dei programmi loyalty con così tanti punti che potrebbero offrire un prolungamento del soggiorno ai parenti. Probabilmente nella maggior parte dei casi chi fa la trasferta di lavoro e prolunga il suo soggiorno, non lo fa chiedendo che questo pagamento venga fatto dall’adv, ma lo fa o usando i punti o mettendosi d’accordo con l’albergo e proroga, pagando in loco. Da un punto di vista della adv il problema di aggravio amministrativo di costi non c’è – afferma -. Anche tutte le piattaforme leisure che mettiamo a disposizione dei nostri trasfertisti hanno sempre una netta distinzione sulla modalità di pagamento (azienda o su base personale)”.

Se c’è un disguido?

Consideriamo il caso di una situazione tutta autorizzata, in cui però si verifica un disguido, cosa succede? Garrone dichiara che oggi “un grande numero di polizze bt sono tariffate a giornata”, ma se il viaggiatore si fa male al di fuori del periodo delle giornate di trasferta, non è in garanzia. Alcune aziende, però, hanno iniziato a far presente questa esigenza alle compagnie assicurative, per cui è possibile estendere le coperture, “ma il problema non è del tutto risolto perché è possibile che il passeggero si faccia raggiungere dalla sua famiglia”, ma spesso i familiari non hanno la stessa polizza e probabilmente nemmeno la stessa compagnia di assicurazione.

Tutto ciò fa comprendere come il bleisure sia un argomento interessante e in evoluzione all’interno di una azienda, ma con alcuni capitoli che vanno messi ancora a regime.

Il ruolo dei partner di filiera

Cosa devono fare i partner di filiera? “Rendere il processo fluido, non solo dal punto di vista del viaggiatore, che si aspetta un certo tipo di esperienza, visto che si parla di un viaggiatore consapevole, ma per tutti gli operatori della filiera”, afferma Paola De Filippo, general manager Sabre Italia.

La manager parte dal presupposto di alcuni dati, e cioè che “da qui al 2030 supereremo i 447 mld di dollari spesi in viaggi e personalizzazioni, il 17,8% di crescita tra il 2021 e il 2030. Una opportunità di guadagno enorme per tutti”. Si è parlato di informazioni, di rischi, di come si cambia, di che tipo di assicurazioni abbiamo bisogno, “sono tante informazioni, ma la mente umana non è fatta per accogliere ed analizzare tutte queste informazioni assieme. Ed è qui che entra in gioco la tecnologia, che ci permette di utilizzare queste informazioni, attraverso l’Ai, il machine learning, di imparare da quelle che sono le nostre abitudini e di fornire la consulenza di chi è veramente l’esperto, perché possiamo utilizzare la quantità di informazioni di cui disponiamo”.

A suo dire si devono fare alcune considerazioni, per esempio che “le adv spendono almeno il 70% in attività manuali, ripetitive, amministrative, che non generano revenue e possono essere fatte da un robot. L’automazione in questo senso ci aiuta. Il bleisure è abbastanza complesso e tocca un po’ tutte le fasi della vita – afferma De Filippo -. Chi viaggia per lavoro ha l’opportunità di avere la famiglia che lo raggiunge, ma anche di essere attento all’ambiente e la tecnologia permette di dare informazioni in linea con le necessità del passeggero”. Lo sforzo da fare è “capire cos’è veramente la personalizzazione, qual è la necessità di quel passeggero e come fornire il bisogno in maniera fluida, che generi il valore massimo per tutti”. Una profilazione attenta del viaggiatore.

Travel policy sostenibili

Si è parlato di sostenibilità, ma un albergo che si dichiara sostenibile e che ha fatto un percorso in tal senso ha maggiori chance di essere più gradevole per il viaggiatore? La sostenibilità costa ed è un percorso da affrontare e “per il momento non necessariamente dà un ritorno superiore – osserva Digiesi -, adesso sempre più i travel manager ci chiedono informazioni sui livelli di sostenibilità della struttura. Per le aziende avere delle travel policy sostenibili significa entrare nella strategia Esg della azienda in modo coerente”.

La manager lo dice molto chiaramente, oggi “non si può più far finta che il tema non esista, prima era un tema di sensibilità, di consapevolezza, di senso di responsabilità del gruppo alberghiero”, ma oggi è molto di più.  C’è però da dire che, ad essere “meno sensibile da un punto di vista del comportamento, è il consumatore finale che, tra i primi dieci elementi considerati nella scelta, non mette quello della sostenibilità”. La manager però non ha dubbi sul fatto che sarà “una tendenza che andrà cambiando nel tempo”.

Quello che si sta facendo è “cercare assieme ai competitor dei tool, delle modalità che siano uniformi e che diano credibilità agli sforzi che facciamo, perché se ognuno di noi si presenta con un suo rating, con un suo report creiamo confusione e non permettiamo a chi deve scegliere di farlo considerando i giusti elementi. La strada da fare è tanta e in questa fase la sostenibilità è ricerca e sviluppo“.

Per quanto riguarda gli alberghi i “temi sotto osservazione” sono diversi tra “energia, consumo idrico, smaltimento rifiuti, mobilità, coinvolgimento dello staff in pratiche più sostenibili, coinvolgimento dei fornitori e dei clienti, che devono cambiare i loro comportamenti”. In pratica, “tutti gli attori di un viaggio e di un soggiorno vanno accompagnati con una giusta comunicazione”.

Stefania Vicini

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