FlixTalk: il pullman conquista anche i giovani

C’è un dato interessante che riguarda la mobilità in pullman. A metterlo in evidenza Ivana Jelinic, a.d. di Enit, intervenendo al primo FlixTalk, che si è tenuto ieri a Milano. “FlixBus ci racconta il momento di cambiamento all’approccio al viaggio – ha affermato Jelinic -. Il pullman torna, anche tra i giovani, ad essere un elemento determinante con cui viaggiare. Riscontriamo questo fenomeno, che permette ad un’utenza ampia di poter viaggiare, facendo collegamenti che altrimenti sarebbero più complessi da realizzare, il che rende il mezzo competitivo, non lo si sceglie solo per lo spostamento, ma diventa un elemento della vacanza“, ha osservato l’a.d. di Enit.

In effetti, Andrea Incondi, amministratore delegato di FlixBus Italia, ha sottolineato che viaggiare in pullman è una modalità che permette una “convenienza del viaggio, per alcuni, infatti, la mobilità non è accessibile a causa dei costi elevati – ha affermato il manager -. Il pullman, invece, dà a molti la possibilità di viaggiare con maggior frequenza”. Oltre alla rete nazionale, FlixBus si connette anche con quella europea, “possiamo essere raggiunti da turisti che provengono dalla Germania, dalla Francia. L’interconnessione è il modo di viaggiare più sostenibile”, asserisce Incondi.

La logica dell’intermodalità

Tra gli aspetti su cui si concentra FlixBus c’è quello di far sì che “viaggiare in modo collettivo sia una scelta preponderante”. Dal canto suo l’azienda vede “come competitor solo le auto private”.
Secondo Incondi “connettere l’Italia turistica significa agevolare, con la logica dell’intermodalità, le differenti combinazioni di mobilità dei turisti, stranieri e italiani, che si muovono, individualmente o in gruppo, sia nelle forme tradizionali (auto, voli di linea, low cost, charter, fly & drive, tour con pullman, treni, navi) sia innovative (mobilità dolce, lenta delle reti fluviali, ciclovie, ferrovie dismesse, cammini, strade storiche)”. Per farlo servono le infrastrutture e questo è uno dei temi su cui i partecipanti all’incontro hanno posto particolare attenzione nel corso dei loro interventi. “I luoghi degli interscambi devono essere belli, accessibili, dotati di servizi – ha fatto presente Incondi -. E oggi in Italia la situazione è drammatica in tal senso”.

Il tema infrastrutture

Le infrastrutture sono il biglietto da visita per i turisti stranieri che arrivano nel nostro Paese. Non solo, comunicazione e infrastrutture sono due elementi fortementi legati l’uno all’altro. Non ha dubbi in merito Luca Bruschi, direttore dell’Associazione Europea delle Vie Francigene. “Quello delle Vie Francigene è un percorso sicuro, accessibile, inclusivo, con un ventaglio di accoglienza ampio”, afferma. Quanto al tema della sicurezza e della segnaletica, sottolinea che “serve un investimento importante sulle infrastrutture e anche l’aspetto del privato è fondamentale”. Bruschi fa l’esempio di FlixBus che offre “un servizio collettivo pubblico del trasporto bagagli”. Pertanto, l’equazione è semplice, il flusso di pellegrini aumenterà, quando aumenteranno i servizi. E’ una filiera formata da vari attori, ognuno con il proprio ruolo, tra cui ci sono anche le università per la ricerca e lo studio, i privati, le società che fanno animazione.

Non ci sono dubbi sul fatto che le infrastrutture siano un “elemento fondamentale senza il quale il Paese non potrà evolversi in modo adeguato – aggiunge Jelinic -. Non dobbiamo rincorrere solo i numeri, che devono, invece, essere abbinati ad una qualità che concorre a rendere più fruibile il nostro territorio. Se vogliamo programmare le aree minori i collegamenti sono fondamentali. Avere molte stazioni, ma tenute male, senza fare investimenti mina un approccio ad una forma di turismo diversa. Per chi usa l’autobus mi attendo una qualità del servizio che sia elevata”, afferma.

Il fattore tempo

C’è però un elemento da non trascurare secondo l’a.d. di Enit e cioè valutare che, “chi può permettersi un viaggio più lento oggi, forse ha anche una maggiore capacità di spesa, perchè o si corre o ci si gode il viaggio in comodità e, in tal caso, vuol dire che si ha sufficiente tempo per fare un viaggio in Europa, dividendolo in più tappe”. Una riflessione che Jelinic giudica importante. A suo dire si deve “ragionare in modo più esteso su vari temi. I giovani insegnano e tanti elementi vanno cambiati”.

Il cammino delle Vie Francigene

Dal canto suo Bruschi ha posto l’accento anche sull’importanza di favorire la collaborazione tra le diverse realtà, con particolare riguardo al ruolo che gli attori della mobilità possono ricoprire nell’ambito di un rilancio del settore turistico.

“Le sinergie tra gli operatori del trasporto e le realtà del settore turistico possono giocare un ruolo cruciale nell’incentivazione di nuove forme di turismo, agevolando i flussi di visitatori che arrivano in Italia dal mondo intero lungo itinerari nuovi e ancora da scoprire. Coniugando forme di esplorazione virtuose e immersive, come il cammino, con un’offerta valida di mezzi di trasporto collettivi, si può promuovere un nuovo modo di fare turismo, più responsabile e orientato alla sostenibilità”.

La fase del post-Covid, a detta di Bruschi, ha moltiplicato la capacità di fare sistema. Quello del cammino delle Vie Francigene è “un turismo internazionale, lento, dolce, inoltre, si è notata una maggiore sensibilità verso un turismo responsabile e sostenibile, che mette a sistema le aree rurali e i siti minori – ha affermato -. E’ poi un turismo intergenerazionale“, che abbraccia più persone di età diversa all’interno della famiglia.

E’ anche una tipologia di turismo che “lega all’ambiente, è sostenibile, responsabile, non inquina e si inserisce nella nicchia di chi va a piedi, in bicicletta, ma anche nel turismo culturale, in quanto permette di vedere il patrimonio e gli attrattori presenti lungo la via, durante il cammino. E’ anche un tipo di turismo sportivo – prosegue Bruschi -, sociale, che mette al centro anche l’aspetto gastronomico, infatti, la gastronomia è un modo di raccontare la storia di questo cammino. Infine, è un turismo che tocca l’aspetto del tempo, rimettendoci in contatto con noi stessi. Oltre a far bene all’economia”.

Stefania Vicini

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