Tornano le classifiche Icca: Italia terza a livello globale e seconda in Europa

Torna l’Icca Country – and City – Rankings per il 2022. La classifica annuale dell’International Congress and Convention Association per Paese e città per l’anno 2022 torna dopo un’assenza di due anni. La pubblicazione delle graduatorie coincide con la recente dichiarazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità secondo cui il Covid-19 non è più emergenza globale, sottolineando così il ritorno alla normalità per l’industria dei meeting associativi.

L’analisi per Paese

A fine 2022, l’Icca ha preso la decisione di tornare nuovamente alle classifiche normali sulla base del fatto che circa l’85% di tutte le riunioni si è svolto di persona. Anche se, sottolinea Icca stessa, alcuni Paesi e territori stavano ancora lavorando entro i confini delle restrizioni legate alla pandemia.

Il team di ricerca dell’Icca ha identificato oltre 10.500 riunioni di cui circa 9mila si sono svolte in presenza, non essendo interessate dalla pandemia o in modalità ibrida. Poiché il settore delle riunioni associative sta ancora recuperando i numeri dell’ultimo anno pre-pandemia (13.254 riunioni nel 2019), è stata condotta una breve analisi comparativa per Paese e città basata sulle classifiche piuttosto che sul numero di riunioni.

Incontri di persona un trend in crescita

L’amministratore delegato di Icca, Senthil Gopinath, ha affermato: “Questa è un’impresa straordinaria da parte del nostro team, molto apprezzata dai nostri membri perché le classifiche Icca per Paese e città generano sempre un enorme interesse nel settore. È incoraggiante vedere che la spinta verso gli incontri di persona è ancora una volta molto forte e prevediamo che questa tendenza crescerà nel corso del prossimo anno”.

Dal canto suo Icca crede che le statistiche esistano per raccontare una storia, “quindi offriamo ai nostri membri vari strumenti per farlo in modo completo. Non c’è un solo Paese in cui almeno una riunione pianificata sia stata colpita dalla pandemia nel 2022. Il database Icca mostra lo stato di ogni riunione e, nei casi pertinenti, mostra il motivo alla base della decisione dell’organizzatore di non organizzare una riunione in presenza”.

La posizione dell’Italia

L’Italia del turismo business scala le classifiche mondiali Icca. Il nostro Paese è terzo a livello globale e secondo in Europa con oltre 520 meeting dopo la Spagna (528) e gli Usa (690) saldi al primo posto, riporta una nota Enit su dati Icca. Nel 2022 circa l’85% dei meetings si sono svolti in presenza, circa 9.000 su un totale di oltre 10.500.

Roma e Milano sono al quattordicesimo e diciottesimo posto con 79 e 66 meeting rispettivi, mentre nel ranking europeo salgono entrambe di una posizione.

La formula blended

I viaggi del futuro coniugano sempre di più tempo libero e business. La formula blended (affari + tempo libero) emerge dall’indagine Enit su dati ForwardKeys, Wttc (previsioni Euromonitor), Bankitalia, Deloitte e dati Trip.com in occasione di Imex 2023 in corso fino a domani a Francoforte. Già nel 2021 si è assistito ad una ripresa del segmento business, cresciuto del 31% rispetto ai livelli del 2020, quando la spesa globale per i viaggi aziendali aveva subito un calo del 56% sul 2019.

Secondo Skyscanner, un intervistato su sei è propenso ad accettare viaggi combinati: lavorare in vacanza è una scelta strategica in quanto “si ha più tempo nella destinazione” (55%) e “risulta più economico, volando in orari più tranquilli” (51%). E’ il lavoro flessibile uno dei fattori che maggiormente ha contribuito alla crescita dei viaggi “blended”, insieme al settore Mice, che ha messo in evidenza le opportunità per i potenziali partecipanti di prolungare il soggiorno.

Secondo le previsioni di Euromonitor, la spesa mondiale dei viaggiatori che uniscono lavoro e tempo libero, stimata in 200 miliardi di dollari nel 2022, dovrebbe più che raddoppiare tra il 2021 e il 2027, passando da 150 miliardi di dollari a circa 360 miliardi.

L’ambizione di Santanchè

“Gli ottimi dati sulla ripresa dei viaggi d’affari sono un’ottima notizia – dichiara il ministro del Turismo, Daniela Santanchè – perché oltre a far bene all’economia hanno un impatto positivo sull’ambiente e supportano il comparto a favorire strategie di destagionalizzazione dei flussi turistici, portando anche benefici per le economie locali perché aumentando la durata dei soggiorni e della spesa cresce la possibilità di conoscere meglio i territori, i prodotti tipici e le tradizioni, che sono i punti di forza del nostro Made in Italy. Bene che Roma sia entrata nella top 20, ma dobbiamo fare di più: la mia ambizione non è solo che Roma scali la classifica, ma che Milano, Genova e Torino, rientrino tra le prima 50 città”.

I dati sui pagamenti

“La popolarità dei viaggi combinati è visibile anche nei dati che riguardano il pagamento. Su Trip.Biz, i viaggiatori selezionano sempre più sia ‘Personal Travel’ (per spese personali) sia ‘Mixed Payments’ (per integrare i budget aziendali con fondi personali) – afferma la presidente e ceo Enit, Ivana Jelinic -. Nel 2022, le prenotazioni per i voli personali sono aumentate del 22% rispetto al 2021 e del 33% rispetto al pre-pandemia, con un andamento analogo per le prenotazioni di alloggi. Il numero di prenotazioni con ‘pagamento misto’ è aumentato addirittura del +954%”.

“L’adozione di politiche sostenibili da parte delle aziende ha un impatto anche sulla gestione dei viaggi di lavoro e sembrerebbe incentivare scelte più green anche attraverso il pagamento di tariffe superiori per opzioni di vitto, alloggio e trasporto che non danneggiano l’ambiente e/o minimizzano le emissioni di CO₂”, dichiara Maria Elena Rossi, direttore marketing Enit impegnata a sviluppare strategie di promozione del segmento.

Per i dipendenti, la combinazione di lavoro e tempo libero può rendere i viaggi più convenienti: poiché le spese del viaggio sono coperte dal datore di lavoro, i fondi personali risparmiati possono essere spesi nella destinazione apportando, così, maggiori introiti all’economia locale. Per i datori di lavoro, consentire al personale di abbinare viaggi di piacere a quelli di lavoro può comportare una maggiore soddisfazione dei dipendenti e ritenzione della forza lavoro. La crescita dei viaggi combinati potrebbe aver contribuito all’aumento della durata media complessiva del soggiorno dei viaggiatori. Nel 2019, la durata media di un viaggio di andata e ritorno prenotato su Trip.com è di 9 giorni, nel 2022 sale a circa 14 giorni.

I dati di ForwardKeys mostrano una tendenza simile, con la durata media che passa da 11 giorni nel 2019 a 14 giorni nel 2022 (sulla base di arrivi da gennaio a dicembre 2022). La quota dei soggiorni lunghi (una o più settimane) è passata dal 20% del 2019 al 26% nel 2022 con aumenti considerevoli in Asia-Pacifico e Nord America. Per trarre vantaggio dal crescente interesse verso i viaggi misti, diversi governi in tutto il mondo stanno introducendo visti specifici. Sono conosciuti con il nome di visti per i “nomadi digitali”, consentono ai visitatori stranieri di lavorare a distanza in un Paese per un periodo prolungato, di solito senza tasse.

I travel manager di Europa e Stati Uniti

Il 40% delle aziende italiane, ad esempio, è disponibile a spendere tra il 5 e il 10% in più per viaggi di lavoro sostenibili secondo Enit su indagine Deloitte. I viaggi aziendali sono quasi raddoppiati tra l’inizio e la fine del 2022. I travel manager di Europa e Stati Uniti prevedono percorsi simili fino al 2024 per il recupero della spesa dei viaggi d’affari rispetto ai livelli pre-pandemici.

Nel complesso, il 24% delle aziende (8% Usa, 16% Europa) prevede che la spesa per i viaggi aziendali recuperi il 75% dei livelli del 2019 nella prima metà del 2023. Il pieno recupero del volume di spesa del 2019 entro la fine del 2024 è atteso dal 71% delle aziende statunitensi e dal 68% delle aziende europee.

I viaggiatori internazionali in Italia

Dopo la battuta d’arresto dovuta alla pandemia, il numero di viaggiatori internazionali in Italia per motivi di lavoro registra una ripresa già nel 2021 sul 2020 (+17,4%) per poi proseguire nel 2022 con una crescita del 23,6% in più sull’anno precedente. In totale, circa 13,4 milioni di turisti business provenienti dall’estero che tuttavia risultano ancora inferiori al 2019 nella misura del  -14,1%.

I pernottamenti effettuati sono 45,6 milioni con un incremento del 38,8% sul 2021 e del 4,4% sul 2019. La spesa sostenuta dagli stranieri per i viaggi d’affari in Italia è di oltre 4,3 miliardi di euro nel 2021 e sale a 6,4 miliardi nel 2022, in aumento del 47,4%. Gli introiti superano i livelli pre-pandemia del +10,4%.

Nel 2022, la quota parte della spesa per i viaggi d’affari in Italia sul totale degli introiti turistici internazionali è del 14,5%, leggermente superiore al risultato del 2019 (13,1%).

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