La partita della digitalizzazione conquista le pmi

E-commerce evoluto, sicurezza informatica, analisi dei dati. Sono i tre temi da affrontare nella partita della digitalizzazione. Un processo che trova favorevoli le pmi. “C’è consapevolezza, c’è fierezza, c’è voglia di accelerare nel viaggio della digitalizzazione”, sottolinea Michele Centemero, country manager Italia di Mastercard, sulla base di quanto emerge dai risultati della ricerca “Step into the Next Economy: il digitale come leva strategica per il futuro delle pmi”, realizzata in collaborazione con AstraRicerche e presentata in occasione del Mastercard Innovation Forum 2023, l’evento annuale dedicato al futuro dei pagamenti che si svolge oggi.

Il consolidamento del digitale

Tramite 804 interviste online, la ricerca ha sondato il grado di digitalizzazione e innovazione di pmi ed esercenti italiani, fotografando il loro rapporto con i pagamenti digitali e le tecnologie. Cosa è emerso? Il fatto di essere di fronte ad un consolidamento del digitale. L’innovazione nel mondo dei pagamenti è vista come un elemento di successo da parte di pmi ed esercenti.

Numeri alla mano a favore del processo di digitalizzazione è il 43% delle pmi. Con pmi sono da intendersi quelle “con un singolo lavoratore fino a 30 e poco più”, specifica il manager, che lo vede come “uno spunto positivo perché è la filiera che più ha dovuto fare investimenti nel digitale. Si deve pensare che la trasformazione ha dei costi e richiede investimenti economici”. L’80% degli esercenti dice che l’e-commerce è la chiave, “è visto come rilevante per gli esercenti con un solo dipendente. Il 65,7% dice che è assolutamente rilevante per il business. Il che attesta la sua importanza, ma c’è spazio di implementazione”.

Secondo la ricerca, il 43,4% di chi fa business in Italia tra pmi ed esercenti è molto vicino a questi temi, con il 39,1% che mostra fierezza e orgoglio per ciò che la propria realtà fa in materia di digitalizzazione e innovazione, rivela la ricerca. Si evidenziano anche sentimenti di competizione rispetto a quanto fanno i concorrenti nei propri e altri settori, (36,6%), una testimonianza ulteriore della volontà di stare al passo con i tempi e di accelerare la trasformazione digitale.

Grandi margini di miglioramento

A confermare lo stesso grado di positività il 37,9%, che non smette di sorprendersi positivamente di fronte a nuove proposte e idee tecnologiche. Le pmi sanno fare anche autocritica, infatti, nel momento di valutare concretamente l’attuale livello di digitalizzazione della propria attività, il 24,5% degli intervistati si considera digitalmente indietro, evidenziando ancora una volta potenzialità e margini di miglioramento. Il report mette in luce l’impatto della dimensione sulla valutazione della propria digital readiness, più diffusa tra le realtà con un numero di dipendenti superiore a 20, e il ruolo di donne e giovani under 35 come driver per l’innovazione.

L’uso dell’e-commerce

Come viene utilizzato l’e-commerce? Solo il 50,4% lo usa per vendere i propri prodotti, il 35,1% tramite sito proprio e il 15% con marketplace di altri, nel canale Horeca è il 20%. Per quanto riguarda chi non ha fatto ancora il suo ingresso nel mondo dell’e-commerce, 1 su 3 non esclude di farlo in futuro.

Centemero sottolinea anche che “tante tecnologie portano benefici, ma gli stessi benefici devono emergere”. Ecco perché è necessario “far vedere che le nuove tecnologie portano vantaggi, per esempio, che semplificano i flussi di cassa. Ci sono soluzioni scalabili che permettono di fare subito un ingresso nella tecnologia e di migliorarla sempre di più – afferma -. Gli investimenti sono indispensabili, ma i benefici sono superiori. C’è un tema di consapevolezza e di educazione, ma le informazioni devono poter arrivare alla platea di aziende. Si parla tanto di nuove tecnologie, ma si devono portare in casa”.

I pagamenti b2b

Sul fronte dei pagamenti b2b, la ricerca rivela che la forma di pagamento tramite bonifico bancario la fa da padrona per il 55,1%, il 30,4% opta per le carte di pagamento, il 29,6% sceglie i contanti, mentre Sepa Debit e Rid è la modalità scelta dal 27,7%. Ci sono segnali positivi rispetto ai pagamenti più smart: smartphone o wearable device raggiungono il 16,8%, toccando il 21% tra gli under 35%. Le piattaforme web o via app collegabili direttamente al conto corrente si attestano al 16,5%, il che conferma quanto le abitudini b2c possano influenzare anche il mondo commercial.

C’è fame di formazione

Il campione intervistato si aspetta sempre più servizi aggiuntivi come offerte e agevolazioni negli acquisti (49,6%), strumenti per la digitalizzazione dell’attività (41,3%), supporto e formazione legata allo sviluppo di competenze per migliorare il proprio business (22,1%). Il tema della formazione “è importante per tutte le nuove tecnologie che non sono pronte all’uso immediato. C’è fame di formazione“, afferma il manager.

Secondo quanto emerge dalla ricerca, oltre la metà del campione (59%) si dice interessata a saperne di più sulle diverse soluzioni digitali disponibili sul mercato, una buona parte ne ha già fatto uso, concentrandosi su siti web ed e-commerce evoluti (68,5%), soluzioni di sicurezza informatica (68%), soluzioni digitali (64,4%), analisi dei dati (58%) e Intelligenza Artificiale generativa (51,7%).

I problemi emersi

Non sempre tutto fila liscio, però. Per esempio, “il 54% ha riscontrato dei problemi – sottolinea il manager – per una serie di motivi, come il pagamento che non è andato a buon fine (20,7%), problemi tecnici (20,2%), il 10,8% ha rilevato una non chiarezza nelle condizioni economiche, mentre il 10,2% una complessità di informazioni richieste. L’8,3% rileva una difficoltà nella riconciliazione dei pagamenti, il 7,3% parla di fatica nell’utilizzo”.

C’è poi il tema sicurezza. Un intervistato su tre (34,1%) denuncia di aver subito raggiri e truffe, un tema su cui si concentrano le nuove soluzioni e innovazioni per la sicurezza. “Il dato che emerge è che sono più sotto attacco i giovani dei 55enni, che si mostrano più attenti a non cadere nelle trappole, forse anche perché usano meno i canali innovativi – motiva il manager -. Da qui si ha che gli investimenti nella cyber security saranno sempre più popolari”.

Sostenibilità vantaggio competitivo

Anche in questo ambito entra in gioco la sostenibilità e questo perché il “pagamento digitale come modalità è sostenibile, per l’imprenditore è un concetto importante, in termini ambientale e sociale. Non solo, è un tema importante per le imprenditrici femminili”, sottolinea il manager. Per il 70,5% dei rispondenti è importante la ricaduta positiva che la propria attività può generare su persone, comunità e territorio. Il dato si avvicina a quello relativo alla sostenibilità ambientale importante per il 75% di pmi ed esercenti.

L’attenzione alla sostenibilità è vista da oltre la metà dei rispondenti come valore aggiunto per il proprio business e vantaggio competitivo nei confronti della clientela in termini di sviluppo, fidelizzazione e miglioramento del volume di affari. Diverse le iniziative concrete portate avanti da pmi ed esercenti tra smaltimento sostenibile dei rifiuti (47,5%), utilizzo di energia per ridurre gli sprechi (41,5%), adozione di un comportamento responsabile nei confronti dei propri dipendenti (39,8%), utilizzo di materiale riciclato, riciclabile e/o biodegradabile nel packaging (37,9%), riduzione delle emissioni di CO2 (25,5%), promozione di iniziative culturali legate a progetti sostenibili (24,6%). Il 2% dichiara di non svolgere azioni in tal senso.

Stefania Vicini

Tags: ,

Potrebbe interessarti