Motivazione più forte dell’incertezza

Gli episodi terroristici, i conflitti, le instabilità politiche e le restrizioni sui viaggi degli ultimi anni hanno colpito trasversalmente e universalmente persone di tutte le età e classi sociali. Fortissimo è stato lo stress psicologico, con ripercussioni sui modelli comportamentali nella vita di tutti i giorni e anche, inevitabilmente, nel travel. A essere influenzati possono essere le destinazioni e la scelta del mezzo di trasporto ma – mentre comunque si rafforza il revenge travel – molte persone potrebbero non voler più viaggiare affatto. In questa ricerca di Travellyze, realizzata in esclusiva per Guida Viaggi, è stato analizzato il “livello di apprensione” degli italiani rispetto alle destinazioni sulle quali è emesso un travel advisor e per ottenere questa survey sono stati coinvolti 3mila intervistati. Lo strumento di business intelligence Travellyze di International Tourism Group (Itg), di cui fa parte Interface Tourism Italy, è una piattaforma basata sul cloud in grado di ottenere un ritratto del viaggiatore basato su sondaggi che analizzano le intenzioni dei turisti prima che effettuino una prenotazione.

Italiani prudenti

Oltre la metà degli italiani dichiara che non partirebbe verso un Paese sul quale esiste uno sconsiglio emesso dalla Farnesina e che, di conseguenza, non è coperto dalle polizze assicurative. Solo il 9%, d’altro canto, ritiene che partirebbe senza pensarci due volte se volesse visitare una destinazione. In mezzo, dicono i ricercatori di Travellyze, esiste un 35% di italiani che è possibilista, ovvero non ritiene lo sconsiglio un divieto assoluto. Per il 17% dei nostri connazionali, la scelta della destinazione è una questione economica. Costoro sarebbero teoricamente disposti però a partire per una vacanza veramente in offerta, mentre il 18% mette la propria percezione davanti a tutto, ritenendo che partirebbe solamente se si ritenesse personalmente al sicuro.

 

Differenti reazioni

Le tipologie di viaggio più generiche (sole&mare, cultura) sono caratterizzate da un maggiore livello di apprensione. Più della metà delle persone che desidera il mare e quasi la metà di coloro che cercano una vacanza culturale non partirebbero per una meta sconsigliata, ma questi ultimi si rivelano leggermente più sensibili sia al prezzo sia alla propria percezione. Strano a dirsi, le reazioni di chi viaggia per motivi religiosi o per sport sono abbastanza simili: percentuali quasi uguali dichiarano di essere disposti a partire o no, ma i turisti religiosi sono più sensibili al prezzo, mentre per gli sportivi la cosa più importante è la propria percezione, spesso data dal rapporto con contatti locali con gli stessi interessi. Le coppie in viaggio di nozze, alla ricerca del viaggio della vita, dichiarano di essere più sensibili al prezzo che allo sconsiglio ufficiale. I turisti bleisure, che viaggiano per lavoro e hanno quindi meno scelta sulla destinazione, sono coloro che più si affidano alla propria esperienza qualora decidano di estendere il soggiorno in una destinazione di incerta sicurezza. Secondo Travellyze, più forte è la motivazione che porta a scegliere una destinazione meno si è disposti a seguire gli sconsigli ufficiali. Che si viaggi per lavoro, per visitare luoghi spirituali carichi di significato, per vivere un’esperienza sportiva che richieda determinate caratteristiche o anche solo perché si vuole fare il viaggio della vita, la scelta delle destinazioni è meno legata all’apprensione per il pericolo rispetto alla media.

Paola Olivari

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