Hotel in Italia: investimenti a 1,6 mld, ma ora in frenata

“Un anno caratterizzato dal revenge tourism: la voglia di tornare a viaggiare, dopo l’austerità dettata dal Covid, impatta positivamente sull’industria turistica con il superamento dei flussi del 2019 già entro la fine dell’anno e l’inizio del 2024”. Esordisce così Mario Breglia, fondatore di Scenari Immobiliari, alla presentazione della quinta edizione dell’Hospitality Forum. “L’impatto del business travel scende al 7% (pre pandemia si attestava sul 35%) e cresce in maniera esponenziale il leisure che pesa per oltre il 90% – prosegue -. Gli arrivi turistici internazionali arriveranno a 1,5 miliardi entro il primo semestre del prossimo anno, in netto anticipo rispetto alla precedente previsione che stimava il dato soltanto nel 2030. Di pari passo l’incidenza del settore turistico sul Pil passerà dal 7% all’8%”.

Chi premia il boom

Il boom del turismo premia l’Europa e i Paesi più stabili e impatta in modo positivo sia sul mercato degli alberghi che in settori del tutto nuovi, come la locazione breve. L’Italia prosegue nel suo trend positivo e chiude il 2022 con un incremento del 40% del fatturato immobiliare complessivo, pari a 3,5 miliardi di euro, con una stima di 3 miliardi nel 2023 che salgono a 4 nell’anno successivo.

Italia sotto la lente

Ma qual è, nel dettaglio, la situazione in Italia? “Si stima che nel nostro Paese ci siano 32mila hotel, un numero però falsato da strutture chiuse o a rischio di chiusura che fanno calare il dato del 20% – spiega Giampiero Schiavo, ceo di Castello Sgr -. Negli ultimi 4 anni, però, cresce l’Adr (+51% sul 2019) e del Revpar (+52% sul 2019). Tra i trend possiamo notare una maggiore attenzione alla qualità piuttosto che alla quantità dell’offerta. Lusso e lifestyle si stanno affermando sempre più come nuove forme di hospitality guidate dall’Esg (environmental, social e governance)”.

Le presenze alberghiere

Il settore alberghiero post pandemia in Italia è in netta ripresa, nel 2022 si sono registrate: 369,2 milioni di presenze, 109,4 milioni di arrivi, una permanenza media 3,6 notti, un tasso di occupazione pari al 63% e 1,6 miliardi di euro di transazioni.

La frenata degli investimenti

Per quanto riguarda gli investimenti nel settore alberghiero stiamo assistendo a una frenata nel primo trimestre, sinonimo di un mercato che sta cercando di riposizionarsi. Gli investitori internazionali nel Belpaese rappresentano il 76% per un valore complessivo di 1,6 miliardi di euro con un focus sulle destinazioni leisure e le città d’arte e una performance decisamente positiva su Roma (2000 nuove camere entro i prossimi 2 anni) e Cortina grazie al traino delle prossime Olimpiadi invernali. Rispetto al panorama mondiale, in Italia si assiste ancora a una predominanza delle catene nazionali con: 1892 hotel appartenenti alle catene (su un totale di 32mila), 202mila camere (su 1.1 milioni sul mercato)”.

L’offerta alberghiera

Complessivamente i 3 stelle rappresentano il 23%, 4 stelle il 22%, 1 e 2 stelle l’11%, i 5 stelle il 2%. La top tre delle città con la maggiore concentrazione di alberghi vede Roma (1333 strutture), Rimini (1043) e Milano (495). Il mercato immobiliare alberghiero è in continuo fermento e negli ultimi 18 mesi le operazioni hanno riguardato 77 strutture per un totale di 7050 camere, con Milano, Roma, Venezia e Firenze che hanno rappresentato il 40% degli investimenti totali. Le compravendite hanno riguardato per il 36% 4 stelle, 30% 5 stelle, 16% 3 stelle, 5% 2 stelle.

E quella “extra”

Non solo hotel, gli esercizi extralberghieri nel nostro Paese contano 192mila strutture che rappresentano il 42% dell’offerta (cresciute di 2 punti percentuali su base annua). La Capitale è in testa con 19.967 strutture, seguita da San Michele al Tagliamento 9135 e Venezia 8054. Crescono anche gli affitti brevi, in termini di disponibilità nel 2022 sono state 465mila le unità immesse sul mercato italiano. Nel primo semestre di quest’anno, rispetto allo stesso periodo del 2022, Firenze ha visto una crescita dei contratti del 21,2%, Roma 17,3% e Milano 10,5%.

Sveva Faldella

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