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Europa: l’ambiente in lotta con il trasporto aereo

Parte da un’analisi sugli ultimi sei mesi del turismo nazionale e internazionale, Magda Antonioli, direttrice master turismo Sda Bocconi, parlando di crescita (in occasione dell’evento hospitality di Scenari Immobiliari) cui ha fatto seguito, di recente, un piccolo rallentamento, causato anche dall’incremento del costo della vita in Centro Europa, che ha inciso sulle scelte di vacanza in destinazioni clou per il target come l’Alto Adriatico. E se i trend del momento vedono il traino del segmento lusso, si assiste d’altro canto all’assurgere di nuovi attrattori come i vigneti in chiave di hospitality, i borghi, attività legate allo sport.

I temi sul tavolo

Fatta la premessa, Antonioli ha messo sul tavolo due punti importanti che segnano l’industry europea. “Con il Wttc stiamo lavorando sul comportamento turistico e dal polso europeo – ha dichiarato – emergono due fattori. Sull’ambiente assisteremo ad una lotta europea contro il traffico aereo intraeuropeo, che sta determinando una spinta verso il treno. Noi come la Spagna e anche il Portogallo stiamo cercando di sensibilizzare sull’importanza del volato quando si devono raggiungere destinazioni come le nostre isole. Il Pnrr, comunque, investe molto sui treni – ha proseguito – anche se si rimodellerà qualcosa sul traffico aereo. Secondo punto è la tendenza molto forte sul turismo di prossimità europeo legato all’ambiente, non di lusso che non vuole prenotare neanche attraverso le Ota, ma si muove con il passaparola e con amici . In questo contesto l’extralberghiero potrebbe avere un ruolo importante”.

Il ruolo delle valutazioni nel ricettivo

Descrivendo lo stato dell’arte del settore alberghiero, Fabio Primerano, presidente Federalberghi Lombardia, ha spiegato che “l’aspetto più importante per far salire i prezzi d’hotel non è la categoria, che è un fatto anacronistico, ma lo score e le valutazioni che diventano fondamentali. Ci deve essere qualità associata ad una valutazione per avere prezzi più alti e farseli riconoscere dal mercato”. Da qui l’analisi di un paradigma che cambia: “Per dare qualità la struttura alberghiera deve investire sulle persone. Non possiamo pensare che fare investimenti infrastrutturali sia la salvezza, deve essere la partenza ma non l’arrivo. Il prodotto diventa una combinazione di fattori”. La composizione degli hotel parla da sola: 78% sono di 1, 2 e 3 stelle e i 5 stelle pesano il 6% e in Lombardia il 2%. “E’ bene investire sull’altospendent – ha detto Primerano – ma sono numeri nel complesso piccoli per sostenere l’industria che genera il Pil. Gli investimenti sui 5 stelle determinano un effetto valanga, ma bisogna puntare anche ad investimenti che guardano ad altri segmenti, perché il leisure è un segmento labile”. A suo avviso gli investimenti vanno intrapresi sulle seguenti direttrici: le persone, migliorando le scuole professionali e l’appeal verso questo lavoro e puntando sulle infrastrutture pubbliche.

Il nodo dell’indebitamento

Per la presidente di Confindustria Alberghi, Maria Carmela Colaiacovo,  se è vero che il momento è positivo e dai dati del Centro Studi di Confindustria emerger che la spesaa degli stranieri è aumentata nel primo trimestre a 6,8 miliardi, pari ad un +1,1% sul 2019, è anche vero che “la necessità di ristrutturazione porta in auge il binomio malefico dell’indebitamento accumulato durante il Covid per mancanza di liquidità, che si confronta con tassi di interesse in crescita. Altro punto è il tasso di diminuzione degli alberghi, con l’incremento delle strutture extralberghiere. Un tipo di crescita – ha spiegato – che non è sano. E’ un prodotto turistico che serve, ma non è in grado di portare turismo corporate. Non dimentichiamo che il Mice è una grande risorsa per i territori, destagionalizza e delocalizza”.

La parte aeroportuale

Lato trasporti, secondo il presidente di Assaeroporti, Carlo Borgomeo, “le previsioni sul recupero del trasporto aereo sul 2019 sono state stravolte. I numeri verranno infatti raggiunti e superati nel 2023 con 200 milioni di passeggeri (erano 199,5 nel 2019). La ripresa in Italia è stata favorita dal vantaggio competitivo del nostro sistema e dalla Cig, mentre gli aeroporti europei – ha sottolineato – hanno dovuto licenziare il personale e questo costa dal punto di vista del futuro, tanto è vero che ancora oggi ci sono disfunzioni a causa di ciò”. Dati alla mano, il nostro sistema Paese ha reagito bene, in particolare Sud e isole. “In dieci anni, dal 2009 al 2019 – ha enunciato Borgomeo – i passeggeri sono aumentati del 49%, con punte del 73% al Sud. C’è la riscoperta del volo aereo e nello stesso periodo le rotte sono incrementate del 70%, riducendo i tempi di connessione tra le città”.

La distrazione della politica e le regole del Pnrr

Tutto bene, quindi? No, perché secondo Borgomeo la politica italiana “è stata distratta dalla annosa questione della compagnia di bandiera, ora si spera in una visione più organica”. Tra le questioni aperte, il presidente di Assaeroporti ha elencato le addizionali comunali che a Venezia arrivano a costare 9,5 euro. “Il secondo tema – ha detto – è quello degli incentivi. Nel Pnrr non c’è la parola aeroporti. C’è un sillogismo zoppo: da un lato si dice che il trasporto aereo inquina (anche se produce il 2% del Co2 complessivo), i gestori non hanno capacità di finanziamento per fare gli investimenti dovuti nei tempi e gli aiuti non ci sono perché si ritiene che sia un mezzo che inquina. Da un lato, quindi, c’è la voglia di volare della gente, dall’altro la chiusura della mentalità. Bisogna stare in campana – ha concluso – per evitare che l’ondata ideologica prevalga. E per quanto riguarda il Pnrr, agevola quelli che vengono ritenuti investimenti green e i progetti su strade e aerei non sono dichiarati ammissibili dal Pnrr”.

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