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A caccia di “Capex projects” nel real estate

Il coro è univoco: i capitali ci sono, fondi e investitori guardano a nuovi deal, ma il raggio d’azione si concentra sulle operazioni sicure, in grado di generare margini. Lo dicono i player del real estate, intervenuti ad un panel organizzato di recente da Scenari Immobiliari. Ben Eppley di Apollo Global Management: “Ci impegniamo per facilitare le transazioni e preservare il capitale degli investitori. In questo momento oltre all’hotellerie sono interessanti settori come la logistica e il multifamily”.

Il rallentamento

Pietro Mazzi, head of real estate di Intesa Sanpaolo ammette: “Il sistema del credit crunch nel settore immobiliare e nell’hospitality ha determinato un rallentamento. Si assiste ad una fase attendista da parte di alcuni investitori esteri, mentre le operazioni delle banche commerciali mostrano attenzione, ma con un atteggiamento stringente. “Se il 2023 è un anno di picco della pipeline – prosegue – bisogna anche dire che poi i desiderata non si traducono in concreto”. Alla domanda se l’interesse si concentrata soltanto su operazioni value add o anche su asset stabilizzati, Mazzi replica: “Valutiamo la relazione con i clienti e il progetto immobiliare. In questo momento il capitale che arriva in Italia è quasi totalmente value add e ripositioning”.

Ricerca del rendimento

Da tutti i player il messaggio che si raccoglie è chiaro: i capitali esteri e italiani cercano un extra rendimento rispetto ad altre posizioni europee. C’è una tendenza al cosiddetto “fly to quality” e attualmente i criteri di analisi prevedono standard più alti.

Sensibili al Capex

Su questo ragionamento si esprime Lorenzo Vianello, strategic advisor real estate di Unicredit: “Confermo che il problema del settore hospitality non è quello delle banche, noi guardiamo molte operazioni, molte le facciamo insieme sia nelle big four, a Forte dei Marmi, a Taormina, Cortina e siamo aperti a valutare nuove operazioni. Siamo più sensibili al rendimento e ci concentriamo su operazioni che poggino su un piano Capex”. E per quanto riguarda Unicredit, “non è nostra mission finanziare o rifinanziare alberghi esistenti. Di solito vengono seguiti i business plan, portando gli hotel all’apertura e lasciando poi testimoni le banche di territori o altre banche che finanziano alberghi stabilizzati”. Sul tema del credit crunch Vianello afferma che “nell’asset class dell’hôtellerie non parlerei di credit crunch, ma di più analisi e selezione”.

I modelli

I responsabili del real estate confermano che “c’è una forte domanda del segmento leisure, anche in regioni del Sud e in quelle trainate dall’evento olimpico. C’è sempre accortezza, ma gli investitori sono rasserenati dalle performance e dalle previsioni future dei flussi turistici”. Intanto il focus resta su hotel e resort, mentre per il residenziale brandizzato, in Italia, c’è ancora della strada da fare per allettare eventuali investitori. L.D.

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