Immobiliare alberghiero: è caccia al bersaglio Italia
“Più che altre volte si è riscontrato un sentiment positivo nei confronti dell’Italia, soprattutto da parte degli operatori internazionali“. Così si esprime Francesca Zirnstein, direttore generale di Scenari Immobiliari, all’indomani di Hospitality Forum 2023. Questi ultimi sono “indubbiamente in un momento di attesa – prosegue la manager -. Il livello di investimenti a livello generale nel primo trimestre – spiega Zirnstein – è stato di molto inferiore, ma l’interesse per il nostro Paese non manca e soprattutto c’è tanta domanda pronta a investire“.
I motivi sono diversi: “Intanto c’è una conoscenza più generalizzata del nostro mercato – afferma il direttore generale -. L’Italia vanta location che altri Paesi non hanno, sia in termini di densità che di numerosità, e questo noi italiani lo sappiamo. Anche in territori ‘secondari’ – puntualizza Zirnstein – che ‘secondari’ non sono: Napoli, che non era mai stata nel mirino degli investitori, la Sicilia con Palermo, insomma non solo le ‘classiche’ Milano, Roma, Venezia e Firenze”.
Come si prospetta allora questo 2023? “Come un anno di preparazione – sostiene la manager -, di attesa e di ripartenza“. Le cause sono note: inflazione, andamento dei tassi, la situazione geopolitica….
Si è molto parlato dello sviluppo della fascia luxury, ma c’è spazio per un ripensamento del business per gli alberghi di fascia media? “E’ necessario – dice risoluta Zirnstein – e se non c’è, bisogna trovare il modo di farlo. Certo, ci vogliono gli operatori finanziari e industriali capaci, che conoscono realmente questa fascia. Se è vero che il lusso è un moltiplicatore eccezionale in termini di ricaduta sul territorio, bisogna anche ricordarsi che si tratta pur sempre di un target di nicchia. Il vero mercato è quello della fascia media”.
La fascia media, tuttavia, non sembra consapevole di avere un’identità precisa: “Sta strizzando l’occhio a tante mode – nota il direttore generale -, rincorre il luxury scalandolo e sta guardando al cosiddetto ‘lusso accessibile’, dimenticandosi di avere caratteristiche proprie”.
Gli hotel in Italia hanno dunque bisogno di rinnovamento e riposizionamento. Ma come accompagnare gli alberghi in attività in questo percorso? E gli investimenti saranno più facili per nuove strutture?

“È assolutamente indubbio che gli hotel in Italia hanno bisogno di aprirsi al cambiamento se vogliono essere attrattivi nei confronti di una clientela sempre più esigente – risponde  Giampiero Schiavo, ceo di Castello Sgr -. Gli imprenditori che vorranno  continuare a crescere e a portare avanti il proprio business hanno oggi la fortuna di trovare interlocutori, come fondi e banche, ben disposti a essere loro partner in questo percorso di rinnovamento. Questo chiaramente è più facile nelle principali città e località a forte vocazione turistica – sottolinea il ceo -. Negli anni recenti abbiamo assistito anche un numero crescente di catene alberghiere che hanno deciso di investire in Italia e questo è un dato certamente positivo”.

Ma c’è posto per uno sviluppo di catena? “C’è posto per uno sviluppo che si svilupppa per qualità e mantenendo l’aderenza con il territorio – conclude Zirnstein -. E in questo discorso il tema formazione è essenziale. Se ne è parlato molto, ora è venuto il momento di agire”.

Nicoletta Somma

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