Italia fanalino di coda per congressi internazionali

L’Italia non è terza, bensì ultima, cioè decima, nel ranking dei Paesi che hanno ospitato più congressi internazionali nel 2022. E’ quanto emerge in anteprima dal 64° International Meetings Statistics Report appena prodotto dalla Union of International Associations di Bruxelles che annualmente svolge il monitoraggio degli eventi associativi nel mondo.

L’indagine che pone l’Italia al terzo posto, sul podio quindi, è quella effettuata da Icca (International Congress and Convention Association) organismo che con Union of International Associations di Bruxelles è il più importante del settore.

Mentre la Union of International Associations di Bruxelles è principalmente un istituto di ricerca e un centro di documentazione, Icca funge da comunità, punto di riferimento professionale per gli operatori: questa distinzione evidenzia già le diversità dei rispettivi ruoli e delle peculiarità dei loro contributi.

Nello specifico Union of International Associations di Bruxelles indaga il fenomeno all’origine riferendosi direttamente ed esclusivamente agli enti promotori con parametri molto più ampi di Icca e un database di 43.836 organismi internazionali attivi nell’organizzazione dieventi in 268 Paesi e 537.897 eventi internazionali.

L’Icca invece effettua i propri rilevamenti in modo ibrido, prevalentemente dai propri associati e direttamente dagli entiorganizzatori.

Le indagini prodotte mentre hanno un’indubbia rilevanza per i 979 associati in tutto il mondo, non possono però essere indicativi del fenomeno congressuale internazionale nella sua globalità proprio per la mancanza di omogeneità delle fonti di rilevamento e per la mancanza di una campionatura statistica ad hoc: questo spiega quindi le profonde differenzedei riscontri statistici tra i due organismi.

Il commento

“Riferendoci ai dati dell’ultimo report, che saranno resi disponibili al pubblico a partire dal prossimo settembre – commenta Giancarlo Leporatti, ceo e founder di Eureka Mice Internationall’Italia ha risalito di 4 posizioni la graduatoria internazionale rispetto al 2019 entrando, sebbene come ultima, nella “top ten” dei Paesi che ospitano congressi internazionali. Seppur debole, è però un segnale in controtendenza anche se ancora molto distante dalle effettive potenzialità del Belpaese in rapporto alla posizione dominante dell’Europa nel mercato mondiale con oltre il 50% dei congressi internazionali ospitati”.

Molte sono le frecce che l’Italia ha a disposizione per il suo arco, che aspettano solo di essere scoccate con efficacia: dall’appeal del suo patrimonio storico-artistico-culturale, alla mole degli investimenti profusi in questi anni, alla professionalità dei tanti operatori impegnati in questo settore.

Inoltre l’Italia è tra i Paesi che annovera il maggior numero di sedi di associazioni internazionali ed è all’8° posto tra le nazioni con il maggior numero di delegati nazionali nei consessi decisionali. Due elementi questi che consentono di incidere sugli orientamenti delle programmazioni.

“Tutto ciò considerato – continua Leporatti – il congressuale rappresenta quindi oggi per l’Italia una grande opportunità, un mercato in gran parte da sfruttare che, attivando le giuste leve, può darle molto in termini di Pil già nel breve-medio termine. Per questo è però necessaria un’adeguata progettazione che coinvolga con le istituzioni tutti gli attori della filiera. Purtroppo le politiche adottate nell’ultimo decennio per sviluppare questo mercato si sono dimostrate inefficaci e pertantoprima di avviare nuovi processi è opportuno effettuare una radicale revisione non solo dei sistemi di approccio epromozione adottati finora ma degli stessi organi di governance”.

 

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